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domenica 20 settembre 2020
 
CORONAVIRUS
 

«Ci affidiamo a Te, Maria, che sotto la Croce hai mantenuto la fede»

11/03/2020  Francesco ha posto sotto la protezione della Madonna la città di Roma, l’Italia e il mondo. «Siamo qui ai tempi del Coronavirus con tanta fede, ma anche con tanta angoscia», ha detto il cardinale Angelo De Donatis nella Messa celebrata al Santuario del Divino Amore: «La terapia è metterci nelle mani di Dio»

Papa Francesco, 83 anni, davanti all'effigie della Madonna con il Bambino, nella cappella di Santa Marta. In alto: in un'immagine di repertorio, Jorge Mario Bergoglio nel Santuario del Divino Amore il primo maggio 2018. Tutte le foto sono dell'agenzia Ansa.
Papa Francesco, 83 anni, davanti all'effigie della Madonna con il Bambino, nella cappella di Santa Marta. In alto: in un'immagine di repertorio, Jorge Mario Bergoglio nel Santuario del Divino Amore il primo maggio 2018. Tutte le foto sono dell'agenzia Ansa.

Una preghiera accorata. Dal sapore antico, anche se scritta in questo tribolato frangente. Papa Francesco ha affidato Roma, l'Italia e il mondo alla Madonna chiedendo la sua intercessione affinché Dio sconfigga il Coronavirus. Prima della Messa celebrata nel Santuario del Divino Amore dal cardinale Angelo De Donatis, vicario del Santo Padre per la dicoesi di Roma, sigillo di una giornata di preghiera e di digiuno, è stato trasmesso il viedomessaggio registrato da Jorge Mario Bergoglio. E la sua preghiera è stata recitata di nuovo al termine della celebrazione. 

Ecco il testo integrale: «O Maria, tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza. Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede. Tu, Salvezza del popolo romano, sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova. Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen. Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta».

IL VIDEOMESSAGGIO DEL PAPA

il cardinale de donatis: "La terapia contro l'angoscia è consegnarci a dio"

  

«Siamo qui con tanta fede ma anche con tanta angoscia. Ci consola il sapere che anche ilo Signore Gesù ha provato l’angoscia», ha detto durante l'omelia il cardionale vicario. Angelo De Donatis ha invitato tutti a guardare in faccia paure ed angosce. D'altronde, ha ricordato, anche Gesù le ha provate nell'Orto degli Ulivi.  «Siamo qui per gridare di essere salvati dal Signore per la sua misericordia», ha sottolineato il cardinale: «Maria è qui con noi e chiediamo la sua intercessione potente. Siamo qui ai tempi del Coronavirus con tanta fede, ma anche con tanta angoscia. La vediamo nei volti delle persone, ma la sentiamo anche nel nostro cuore. Ci consola il fatto che anche Gesù ha provato questa angoscia nel Getsemani, e quando nel viaggio verso Gerusalemme che lo porterà alla sua morte annuncia ai discepoli che Cristo dovrà essere consegnato nelle mani degli uomini per essere ucciso. Di tutti gli uomini, che ne hanno fatto e ne fanno ciò che vogliono, anche oggi».

«"Nelle tue mani affido il mio Spirito”: sono le ultime parole di Gesù sulla croce», ha spiegato De Donatis. «Sono una consapevolezza permanente nel cuore di Gesù, e ci dicono che nessuno ha il potere di strapparci dalle mani di Dio. La croce non è il segno della morte e del maligno. Gesù la abbraccia, con libertà piena, e diventa il segno supremo del Divino Amore. La “terapia” per essere liberati dall’angoscia, secondo De Donatis, consiste nell’”affidarci alle mani di Dio: nessuno può strapparci da lì, neppure la morte”. Lo sapeva bene una giovane ebrea morta ad Auschwitz nel 1943, Etty Hillesum: “L’unica cosa che possiamo salvare è un piccolo pezzo di te in noi stessi. Non si può essere nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia».

«E’ vero per tutti», ha commentato il cardinale: «L’unica cosa autentica e utile in questo tempo di Coronavirus è mettersi in ginocchio, alla presenza di Dio dentro noi stessi. Dio custodirà la nostra umanità, ci porterà a stringerci gli uni agli altri” scegliendo la vicinanza “senza cadere nella competizione” e fuggendo “la tentazione di salvare se stessi infischiandosi della vita degli altri. La madre di Dio ci custodisca sempre nel ricordo e nella consapevolezza del suo Divino Amore», ha concluso De Donatis.

Per motivi di sicurezza alla Messa non hanno partecipato fedeli. La diocesi di Roma ha inoltre lanciato una raccolta fondi straordinaria a sostegno di medici, infermieri, operatori sanitaria.

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