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giovedì 28 maggio 2020
 
la storia
 

Coronavirus, la carezza di papa Francesco a Bergamo martoriata

18/03/2020  Il Pontefice telefona al vescovo della diocesi, mons. Francesco Beschi, per informarsi della situazione, e pregare per i morti: «Si è detto impressionato dalla fantasia pastorale dei sacerdoti». Il parroco di Seriate: «Qui è una guerra, chi non vede non può capire»

Papa Francesco con il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi (Ansa)
Papa Francesco con il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi (Ansa)

Papa Francesco ha telefonato mercoledì mattina al vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, per conoscere da vicino la situazione e manifestare la sua vicinanza alla diocesi, ai fedeli, ai defunti, molti dei quali sacerdoti. Bergamo è la provincia più colpita dal coronavirus. Una situazione drammatica. «Siamo in guerra, chi non è qui non può capire», dice il parroco del Santissimo Redentore di Seriate, don Mario Carminati.

Il Santo Padre, ha riferito monsignor Beschi in un messaggio inviate a tutte le parrochie della diocesi, «è stato molto affettuoso manifestando la sua paterna vicinanza, a me, ai sacerdoti, ai malati, a coloro che li curano e a tutta la nostra comunità». Pur essendo «molto informato», il Papa ha chiesto dettagli sulla situazione che si vive. «È rimasto molto colpito dalla sofferenza per i moltissimi defunti e per il distacco che le famiglie sono costrette a vivere in modo così doloroso. Mi ha pregato di portare a tutti e a ciascuno – si legge nella lettera - la sua benedizione confortatrice e portatrice di grazia, di luce e di forza».

Francesco nella telefonata ha espresso la sua vicinanza ai malati e «a tutti coloro che in diverso modo stanno prodigandosi in modo eroico per il bene degli altri: medici, infermieri, autorità civile e sanitarie, forze dell’ordine». Un “grazie” il Papa lo ha riservato anche ai sacerdoti, rimanendo «colpito dal numero dei morti e dei ricoverati», ma anche «impressionato in positivo dalla fantasia pastorale con cui è stata inventata ogni forma possibile di vicinanza alle famiglie, agli anziani e ai bambini, segno della vicinanza stessa di Dio».

La provincia più colpita dal Covid-19 con una media di 50 morti al giorno

«Questo suo gesto così delicato di premura e la sua benedizione di padre – ha concluso il vescovo Beschi - è stata una eco, una continuazione, una realizzazione concreta per me, e sono convinto per l’intera diocesi e per ciascuno, di quella carezza del nostro santo Giovanni XXIII che ieri (martedì 17, ndr) abbiamo invocato nella supplica e che la natura con i primi germogli di primavera ci sta riconsegnando».

A Bergamo ci sono stati «quattro volte più morti nelle due prime settimane del mese che nelle quattro settimane di marzo dell'anno scorso», ha detto il sindaco Giorgio Gori per spiegare quanto sia drammatica la situazione in città per il coronavirus. E comunque, ha sottolineato, i numeri ufficiali dei decessi non tendono conto di quelli «che non riescono ad essere portati in ospedale» a cui non viene fatto il tampone. Secondo l'Ordine delle professioni infermieristiche di Bergamo nella città lombarda si segnalano ogni giorno circa il 24-25% dei nuovi casi positivi di COVID-19 e si registra il 27% di tutti i decessi della Lombardia che si possono quantificare in una media di circa 50 al giorno.

«La gente ha paura anche di uscire a fare la spesa», dice don Mario, «ho lasciato la chiesa aperta per la preghiera personale ma domenica sono venute solo nove persone. Le ho contate». Una delle chiese della parrocchia di Seriate (25.000 abitanti, la più grande della diocesi, a pochi chilometri dal capoluogo) è stata individuata per ospitare le salme in attesa della sepoltura al cimitero: «Abbiamo dato la disponibilità come atto di pietas cristiana perché questi fratelli non siano, da morti, messi in strutture poco dignitose. Purtroppo le sale dei cimiteri sono piene, le camere mortuarie degli ospedali pure e i crematori non riescono a portare avanti il lavoro. Solo nella mia parrocchia, l’unica di Seriate, finora sono morte 69 persone. L’anno scorso erano 38».

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