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giovedì 09 luglio 2020
 
la proposta
 

«I calciatori devolvano il 5% del loro stipendio contro il Coronavirus»

10/03/2020  La proposta di Sandro Mazzola per aiutare la ricerca e gli ospedali alle prese con l’emergenza sanitaria: «I giocatori sono una categoria che non ha problemi economici e ha tanti privilegi. Sarebbe importante dare un segnale concreto». E sullo stop alla serie A: «Capisco la situazione ma guardare una partita in Tv di questi tempi è anche una distrazione»

«I calciatori professionisti potrebbero devolvere il 5 per cento del loro stipendio alla ricerca e agli ospedali in prima linea nell’emergenza Coronavirus. Sarebbe una scelta utile e intelligente». È la proposta di Sandro Mazzola, storica bandiera dell’Inter e della Nazionale, per sensibilizzare il mondo del calcio su quest’emergenza sanitaria che sta coinvolgendo tutta l’Italia. «I calciatori non hanno problemi economici e sono una categoria che ha tanti privilegi che conosco perché ne ho fatto parte. Un contributo da parte loro sarebbe importante sia economicamente che simbolicamente», spiega Mazzola.

Già diverse società di Serie A, dalla Juve all’Inter al Milan, hanno offerto il proprio sostegno economico per l’emergenza. La società nerazzurra ha donato 100mila euro all’ospedale Sacco, una delle trincee di questi giorni. Quella rossonera ha offerto 250mila euro per aiutare l’AREU (Azienda Regionale Emergenza Urgenza), l’agenzia impegnata nell’affrontare le emergenze sanitarie nella Lombardia, la regione più colpita da questo virus. «Tutti segnali positivi e importanti», commenta Mazzola, «ma anche i calciatori, in prima persona, devono coinvolgersi per dare un segnale forte di vicinanza e affetto a chi sta soffrendo e a tutte quelle persone, medici e infermieri, che si stanno massacrando per curarli».

La proposta di Sandro Mazzola è stata rilanciata grazie alla campagna “I give for health. And you?” di Assist for Peace.

«Il calcio può distrarre piacevolmente le persone, non va fermato»

La serie A in questi giorni in cui l’Italia intera si è fermata, dalle scuole ai tribunali, dalle parrocchie agli oratori, è sembrata fuori dal mondo. Prima lo stop (parziale) negli stadi del Nord, poi le polemiche sui recuperi delle partite, infine il match Juve – Inter giocato domenica scorsa a porte chiuse e in un’atmosfera surreale: «Penso che il calcio possa distrarre per qualche ora le persone costrette a stare in casa per il Coronavirus», dice Mazzola, «la partita in Tv può essere un diversivo e dare un po’ di tranquillità. Certo, il governo avrebbe dovuto imporre alla Lega di trasmettere tutte le partite in chiaro e non solo in pay-tv per gli abbonati. È una soluzione estrema ma è totalmente inedito il periodo che stiamo vivendo». Quindi giusto giocare, anche a porte chiuse? «Secondo me sì, anche se, alla fine, per precauzione, il governo lunedì sera ha deciso di bloccare la serie A e dobbiamo attenerci con scrupolo a questa decisione che, come tutte le altre, non è stata per niente facile. In Europa si andrà avanti, anche a porte chiuse. E questo forse può essere l’occasione per divertirsi un po’ in questo periodo di stretta».

Sandro Mazzola ha 77 anni e nella sua vita ne ha viste tante: «Vedere una situazione del genere, con questo Paese bloccato, silenzioso, rallentato mi fa mancare il fiato e bloccare il respiro», confessa, «abito alla periferia di Monza e quando esco da casa per fare una passeggiata c’è il deserto totale. Non ho mai vissuto una situazione del genere, è surreale».

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