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martedì 28 settembre 2021
 
Profughi
 

Corridoi umanitari: accordo Governo, Cei e Sant'Egidio

12/01/2017  Firmato un nuovo protocollo che nei prossimi mesi permetterà l'arrivo in Italia di altri 500 profughi eritrei, somali e sud-sudanesi fuggiti dai loro Paesi per i conflitti in corso. Coinvolti Viminale e Farnesina.

L'eseperimento ha funzionato. Ed è stato replicato. Presso il Viminale è stato firmato un accordo per l’apertura di nuovi corridoi umanitari che permetteranno l’arrivo in Italia, nei prossimi mesi, di 500 profughi eritrei,somali e sud-sudanesi, fuggiti dai loro Paesi per i conflitti in corso. Hanno sottoscritto il Protocollo la Conferenza episcopale italiana (che agirà attraverso la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes; ha firmato il segretario generale, monsignor Nunzio Galantino), la Comunità di Sant’Egidio (con il suo presidente, Marco Impagliazzo) il sottosegretario all’Interno, Domenico Manzione, e il direttore delle Politiche migratorie della Farnesina, Cristina Ravaglia. 

“Troppo spesso ci troviamo a piangere le vittime dei naufragi in mare, senza avere il coraggio poi di provare a cambiare le cose: questo Protocollo consentirà un ingresso legale e sicuro a donne, uomini e bambini che vivono da anni nei campi profughi etiopi in condizioni di grande precarietà materiale ed esistenziale”, ha affermato monsignor Nunzio Galantino. Che ha aggiunto: “La Chiesa italiana si impegna nella realizzazione del progetto facendosene interamente carico – grazie ai fondi 8 per mille – senza quindi alcun onere per lo Stato italiano; attraverso le diocesi accompagnerà un adeguato processo di integrazione ed inclusione nella società italiana”.

A sua volta, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ha commentato: “Questo accordo per nuovi corridoi umanitari, che siamo felici di realizzare con la Cei, risponde al desiderio di molti italiani di salvare vite umane dai viaggi della disperazione. Si tratta di un progetto che offre a chi fugge dalle guerre non solo la dovuta accoglienza ma anche un programma di integrazione. L’Europa, tentata dai muri come scorciatoia per risolvere i suoi problemi e troppe volte assente, guardi a questo modello di sinergia tra Stato e società civile replicabile anche in altri Paesi”. Secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), l’Etiopia oggi è il Paese che accoglie il maggior numero di rifugiati in Africa, più di 670.000 persone: un afflusso di dimensioni tanto ampie è stato determinato da una pluralità di motivi, da ultimo la guerra civile in Sud Sudan scoppiata nel dicembre 2013.

Studiato proprio per impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre, concedendo a persone in "condizioni di vulnerabilità" (vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo, il progetto dei corridoi umanitari nasce (completamente autofinanziato) nel dicembre 2015 grazie all'intesa raggiunta e ratifcata dalla Comunità di Sant’Egidio, dallla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, dalla Tavola Valdese, dal ministero degli Esteri e da quello dell’Interno. Il progetto-pilota ha permesso di salvare centinaia di vite, soprattutto di prufghi siriani. 

 

Un progetto avviato nel dicembre 2015

A sua volta, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ha commentato: “Questo accordo per nuovi corridoi umanitari, che siamo felici di realizzare con la Cei, risponde al desiderio di molti italiani di salvare vite umane dai viaggi della disperazione. Si tratta di un progetto che offre a chi fugge dalle guerre non solo la dovuta accoglienza ma anche un programma di integrazione. L’Europa, tentata dai muri come scorciatoia per risolvere i suoi problemi e troppe volte assente, guardi a questo modello di sinergia tra Stato e società civile replicabile anche in altri Paesi”. Secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), l’Etiopia oggi è il Paese che accoglie il maggior numero di rifugiati in Africa, più di 670.000 persone: un afflusso di dimensioni tanto ampie è stato determinato da una pluralità di motivi, da ultimo la guerra civile in Sud Sudan scoppiata nel dicembre 2013.

Studiato proprio per impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre, concedendo a persone in "condizioni di vulnerabilità" (vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo, il progetto dei corridoi umanitari nasce (completamente autofinanziato) nel dicembre 2015 grazie all'intesa raggiunta e ratifcata dalla Comunità di Sant’Egidio, dallla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, dalla Tavola Valdese, dal ministero degli Esteri e da quello dell’Interno. Il progetto-pilota ha permesso di salvare centinaia di vite, soprattutto di prufghi siriani. 

Galatino: "I corridoi umanitari possibili grazie all'8 per 1000"

  

“Da quando c’è l’otto per mille, la Chiesa italiana, euro più euro meno, destina almeno tra gli 80 e i 155 milioni di euro all’anno per progetti in aiuto di quelle terre da dove provengono i nostri immigrati”. Così monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ha commentato la firma del protocollo d’intesa siglato oggi al Viminale per l’apertura di un corridoio umanitario con l’Etiopia per i profughi provenienti da Eritrea, Somalia e Sud Sudan. “La Chiesa italiana alle parole fa precedere e fa seguire i fatti”, ha spiegato il vescovo, esprimendo “gratitudine” nei confronti del governo e della Comunità di Sant’Egidio “perché insieme non dico che scriviamo una pagina nuova – si tratta di un’esperienza che è stata già fatta – ma di sicuro, con questa firma, diamo un impulso molto più ampio in tutti i sensi e a tutti i livelli perché si capisca che un fenomeno complesso come l’immigrazione non può essere lasciato in mano a coloro che semplificano”. “Dove ci sono volti, problemi, ma anche attese e speranze – ha ammonito Galantino – non si può lasciare il tema dell’immigrazione in mano soltanto ad alcuni che tendono a sottolineare il drammatico che esiste”.

“Dall’immigrazione vengono problemi, ma anche stimoli positivi”, ha sottolineato infatti il segretario generale della Cei, secondo il quale i corridoi umanitari “sono una risposta non diretta, ma direttissima, a coloro i quali dicono: ‘aiutiamoli dove stanno'”. L’impegno della Chiesa italiana sul versante dell’immigrazione, ha ricordato Galantino, “non è una novità di oggi: già prima dell’otto per mille c’erano i nostri missionari, e prima che si aprissero i corridoi umanitari già arrivavano gli immigrati, ad esempio negli ospedali, e venivano già aiutati”. Iniziative come quella di oggi, ha sottolineato Galantino, “sono rese possibili grazie all’otto per mille che la gente, grazie a Dio, continua a dare alla Chiesa italiana”.

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