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martedì 28 giugno 2022
 
 

Hinna-Marcantoni: Corruzione, perché cresce, che cosa la alimenta

10/11/2013 

Al tema della Corruzione dedicano un piccolo saggio, agile e a tutti accessibile, Luciano Hinna e Mauro Marcantoni, pubblicato da poco per Donzelli. La definiscono nel sottotitolo "la tassa più iniqua". Ci fanno notare che la paghiamo non solo senza troppo protestare, ma anche finendo per attribuirla sempre e solo alla "casta", ai piani alti del potere, senza capire che ad alimentarla contribuiscono molti fattori che vanno aggrediti insieme e che riguardano direttamente tutti noi che, nell'indifferenza, rischiamo di farci complici. Tra questi fattori ci sono sicuramente elementi tipici del "potere": una burocrazia farraginosa, la tendenza al monopolio e alla discrezionalità di chi il potere detiene, ma anche fattori endemici alla società tutta che tante volte, più o meno consapevolmente, alla corruzione preparano il terreno. Leggiamone un assaggio dal primo capitolo.

La corruzione per altro si alimenta anche della crisi economica (…) tanto più la crisi si fa grave e tanto più imprese e privati si sentono «autorizzati», per sopravvivere, a cercare scorciatoie. Quelle sono le autostrade della corruzione, con tanto di «pedaggio» al casello del corrotto.

Un altro elemento importante che si può aggiungere alla formula è la cultura delle legalità che esiste in un paese in un determinato momento: quanto più la cultura delle legalità è bassa e le barriere etiche sono inesistenti, tanto più la corruzione prospera e si diffonde. Non può sfuggire, infatti, come la corruzione nel nostro contesto economico e sociale sia letta come un «peccato minore», una «furbata», più che la violazione di una legge, e questo è fortemente condizionato sia dal livello delle norme – nel nostro paese ancora carenti nonostante la recente riforma – sia dal livello di applicazione delle stesse.

Nei luoghi dove le barriere etiche sono assenti, dove non esiste la condanna morale della società civile per certi atteggiamenti e valori traditi, è inevitabile che la corruzione nelle sue varie forme prosperi e dilaghi. Da noi purtroppo mancano un concreto e sentito impegno con la società civile e la volontà di difendere i valori condivisi, così ogni questione si risolve solo nella resa dei conti con il magistrato, in caso di processo, e con Dio, che a sua discrezione stabilirà l’as- soluzione o la condanna: è la cultura del reato e del peccato, del condono e del perdono, che domina su tutto; e così, dopo una condanna mai scontata e, magari un atto di dolore, si è pronti a ricominciare come prima e peggio di prima.

Un altro elemento da aggiungere alla formula potrebbe essere anche legato all’efficienza del sistema giudiziario, inteso come gravità e certezze delle pene, lentezze processuali, tempi di prescrizione. Tanto più il sistema non funziona, e il nostro non funziona, tanto più la corruzione prospera. 

(Tratto da Corruzione, la tassa più iniqua. Donzelli, 2013)

 
 
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