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Francia al voto, ecco chi sono i quattro che si contendono l'Eliseo

21/04/2017  I candidati per le elezioni presidenziali sono 11, ma fra loro non c'è Hollande. Se la giocheranno Fillon, Le Pen, Macron e Mélenchon. I primi due si sfideranno al ballottaggio del 7 maggio. La consultazione avviene in un clima senza precedenti, con lo stato d’emergenza dopo l’assassinio di un agente di polizia nel cuore di Parigi, i servizi segreti in allarme e i seggi considerati obiettivi “vulnerabili”

Sono 11 i candidati alle elezioni presidenziali francesi, ma fra loro, caso inedito, non c’è il presidente in carica. François Hollande, infatti, a picco nei sondaggi, ha rinunciato a ricandidarsi. Nonostante l’affollamento, il 23 aprile se la giocheranno in quattro, tutti molti vicini nei sondaggi (leggero vantaggio per Macron su Le Pen), ma ancora con un alta percentuale di indecisi. I primi due si sfideranno nel ballottaggio del 7 maggio. Il nuovo presidente entrerà in carica il 14 maggio.

FRANÇOIS FILLON, 63 anni, originario di Le Mans, è il candidato del centro destra dopo aver vinto le primarie nel novembre del 2016. In politica fin da giovane, Fillon è stato primo ministro durante gli anni della presidenza Sarkozy, dal 2007 al 2012. Partito come favorito nella campagna elettorale, a gennaio FIllon è stato azzoppato dallo scandalo denominato Penelopegate. Penelope, la moglie gallese di Fillon, avrebbe intascato quasi 1 milione di euro (tutti soldi pubblici) come assistente parlamentare del marito, ma in realtà non avrebbe mai svolto le mansioni per le quali è stata pagata. Lo scandalo degli incarichi fittizi riguarderebbe anche due dei cinque figli della coppia. Lo scandalo ha fatto precipitare Fillon nei sondaggi, ma lui, testardo, non si è arreso, si è difeso dalle accuse, è rimasto a galla e in una intervista al Figaro del 19 aprile ha assicurato: “Al secondo turno, ci sarò”.

Il suo slogan è: “Una volontà per la Francia”. Europeista, attento a mantenere buoni rapporti con Mosca (gli si rinfaccia spesso l’amicizia con Putin), FIllon vuole alzare l’età pensionabile, alleggerire la presenza dello Stato nell’economia, ridurre la spesa pubblica, ridare competitività alla Francia. Fillon promette lotta dura contro il terrorismo  e contro “il movimento integralista nel seno della religione musulmana”.

MARINE LE PEN, 48 anni, nata a Neuilly-sur-Seine, alle porte di Parigi, terzogenita di Jean-Marie, fondatore del Front National, è eurodeputata dal 2004.Il suo slogan è “Rimettere in ordine la Francia”. Al primo punto dei 144 del suo programma, Marine Le Pen promette di “restituire alla Francia la sovranità nazionale, verso un’Europa delle nazioni indipendenti, al servizio dei popoli”. Il suo è un programma euroscettico (chiede l’abbandono dell’Euro), protezionistico, di legge e ordine (vuole riarmare “in modo massiccio” la polizia, un tema che potrebbe far presa dopo l’uccisione del poliziotto sugli Champs Elysées), di difesa dell’identità nazionale. Questi slogan hanno già fatto breccia da tempo in molte zone ex operaie della Francia, come nel nord. Accantonati, per ora, i toni razzisti e negazionisti del padre. Tuttavia la candidata della destra, in una intervista al quotidiano cattolico La Croix, si è dichiarata “arrabbiata con la Chiesa” e ha chiesto al papa e ai vescovi francesi di non immischiarsi nelle vicende politiche.

A causa della sua tumultuosa vita privata (due volte divorziata, madre di tre figli, in rotta con l’ingombrante padre), Marine Le Pen tiene il profilo basso sui temi etici, spesso cavallo di battaglia della destra. 

EMMANUEL MACRON, 39 anni, originario di Amiens, è il leader del movimento En Marche! (In Marcia) fondato nel 2016 con il sottotitolo di “movimento per il rinnovamento della vita politica”. In pochi mesi il movimento è cresciuto fino a raggiungere 250.000 iscritti. Astro nascente della politica francese, Macron è riuscito a presentarsi come candidato anti sistema pur essendo confortevolmente cresciuto nel sistema. Macron ha fatto gli studi giusti della futura classe dirigente (Sciences Po, ENA), ha lavorato nella banca d’affari Rothschild, ha fatto parte dello staff di Hollande all’Eliseo e nel 2014 è stato nominato ministro dell’Economia del Governo Valls. Macron si è dimesso il 30 agosto 2016, quando ha deciso la sua  discesa in campo. 

Europeista, a favore di una società aperta e globalizzata, Macron si presenta con un programma di centrosinistra decisamente alternativo a quello di Marine Le Pen. Il suo è un approccio ottimista, alla Renzi prima maniera. Alla vigilia del voto ci ha tenuto ha mostrare su Twitter il video della telefonata che ha ricevuto da Barack Obama. Il suo limite può essere la mancanza di esperienza. Non è mai stato eletto, ma in tempi di anti politica, questo può anche rappresentare un vantaggio. La sua popolarità è maggiore nei centri urbani, minore nelle campagne, in quella Francia profonda che può risultare decisiva nel voto di domenica. Come ha  scritto il New York Times, seguendo Macron  in un tour elettorale nei Pirenei, “non sempre il primo della classe è quello che vince”.

Anomala, rispetto agli altri candidati, anche la vita privata di Macron. Il candidato di En Marche! infatti è sposato con Brigitte Trogneux, 64 anni, l’insegnante di lettere di cui si invaghì quando era liceale. Brigitte è madre di tre figli, nati da un precedente matrimonio. Emmanuel e Brigitte sono sposati dal 2007, ma nel corso della campagna elettorale, lui ha dovuto smentire pettegolezzi che lo indicavano come omosessuale.

JEAN-LUC MÉLENCHON, 66 anni, originario di Tangeri (Marocco), già militante dell’ala sinistra del partito socialista, è il candidato più a sinistra di tutti, leader del movimento La France Insoumise. La sua campagna elettorale è partita in sordina, ma nelle ultime settimane ha cominciato la rimonta che lo ha portato a superare nei sondaggi il candidato socialista Hamon. Insieme a quello di Marine Le Pen, il suo è il programma più euroscettico. Mélenchon chiede di ridiscutere i trattati europei per mettere fine alle politiche di austerità e al liberismo economico. Fra le sue proposte c’è anche l’uscita dalla NATO, un tetto ai salari più alti, la settimana lavorativa di quattro giorni, alloggi per tutti, l’uso di energie rinnovabili. Simpatizzante di Fidel Castro e di Hugo Chavez, Mélenchon ha precisato nei giorni scorsi: “Non ho l’intenzione di fare Cuba in Francia”.

Un suo eventuale ballottaggio con Marine Le Pen (ipotesi improbabile, ma non impossibile) è visto come un incubo a Bruxelles.

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