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mercoledì 17 aprile 2024
 
STASERA IN TV
 

Cosa c'è da sapere su Prima della Messa, Bernstein a Caracalla

22/06/2023  In prima serata su Rai 3 il documentario che ricostruisce il dietro le quinte del grandioso spettacolo messo in scena a Roma, tratto da una delle opere più coinvolgenti del grande compositore americano

Rai 3 trasmette giovedì 22 giugno alle 21 “Prima della Messa - Bernstein a Caracalla”, un documentario che accompagna lo spettatore, in un crescendo di emozioni, fino all’alzarsi del sipario dell’inaugurazione della stagione estiva dell’Opera di Roma del 2022, quando il regista Damiano Michieletto ha firmato la prima esecuzione in forma scenica della "Messa" di Leonard Bernstein in Italia, fino ad allora eseguita esclusivamente sotto forma concertistica.

Il titolo del documentario è “Prima della Messa” proprio perchè lo spettatore assiste a tutto ciò che accade prima della messa in scena di “Mess”, ritenuta una delle opere più originali e coinvolgenti del compositore americano. Non è infatti un’opera, non è un concerto, sembra a tratti un musical ma in realtà è un pezzo di teatro, come lo definiva lo stesso autore Bernstein. Messo in scena in quello che non è un teatro vero e proprio ma un sito archeologico straordinario, per la regia di Damiano Michieletto, la "Messa" diventa così un’esperienza che merita di essere raccontata nella sua creazione.

Da dove nasce uno spettacolo così? Come si fondono la musica e il canto, il balletto e la recitazione con gli street singers?

Nel 1970 la "Messa" venne commissionata a Bernstein da Jacqueline Kennedy per l’inaugurazione del Center of Performing Arts di Washington in memoria del marito assassinato John. Lo spettacolo, dopo mezzo secolo, è ancora attualissimo per i temi che Bernstein volle affrontare con quest’opera non convenzionale: la pace, i muri che dividono i popoli, la ricerca della spiritualità.

Nel documentario, la regista Annalisa Mutariello alterna le voci dei protagonisti di questa prima alle Terme di Caracalla, con quella del Maestro Bernstein, innovatore geniale che ha saputo parlare a generazioni diverse attraverso il linguaggio universale della musica.

E proprio la musica di Bernstein è elemento cruciale e filo conduttore del documentario: i brani dell’opera non vengono relegati ai soli momenti delle prove, ma sono usati come sottofondo al racconto, dove le immagini si alternano tra passato e presente.

Il cast annovera alcuni tra i più grandi nomi del panorama artistico italiano e internazionale, a partire proprio dal regista Michieletto: Eleonora Abbagnato, Alessio Vlad, Simone Repele, Sasha Riva, Susanna Salvi, Claudio Cocino, Diego Matheuz, Markus Werba, Roberto Gabbiani. Al documentario hanno preso parte anche la figlia di Leonard Bernstein, Nina, e il Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Francesco Giambrone.

LA PRESENTAZIONE DELLA REGISTA ANNALISA MUTARIELLO

“Quando ho iniziato a lavorare alla costruzione del documentario ero costantemente accompagnata dalla musica di Mass: nelle prove che seguivo e nei video che studiavo mentre approfondivo la genesi dell’opera. 

Le parole, apparentemente rivolte al sacro, volevano dire altro, parlavano in realtà d’amore.  

Mi sono resa conto, attraverso queste contraddizioni, che la figura di Bernstein stava pian piano diventando centrale e che l’opera aveva una forza dirompente.

Così creare un parallelismo tra arte e vita è diventata un’urgenza poetica, nel momento stesso in cui ho preso a visionare i filmati di archivio del Maestro. 

Via via che le prove procedevano la visione artistica di Michieletto e quella dei suoi collaboratori, si delineavano più chiaramente e raccontavano la storia di un mondo apocalittico eppure molto vicino a noi. 

Lo stesso mondo che amava e al tempo stesso temeva Bernstein, negli anni ’70. 

Questo mi ha permesso di aggiungere un tassello importante al racconto e il confronto con i produttori Riccardo Brun, Paolo Rossetti e Francesco Siciliano che hanno creduto in me, affidandomi questo progetto, è stato fondamentale.

Nella fase di montaggio ho lavorato assieme a Giuseppe Giudice per dare al film una forma che restituisse la forza e la potenza di quello che era stato portato in scena a Caracalla. 

E per farlo ci siamo concentrati molto sulla musicalità e sul ritmo, non relegando i brani dell’opera ai soli momenti delle prove ma usandoli come sottofondo al racconto. E lo stesso con le immagini, tra passato e presente. 

Infine a ispirare alcuni passaggi significativi del documentario è stata Roma, la sua maestosa bellezza e i suoi abitanti che mi hanno permesso di introdurre quel tocco di realismo, quel tocco di magica follia tra sentimentalismi e ironia”.  

 

 

 

 
 
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