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martedì 29 settembre 2020
 
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Cosa c'è dietro il "sì" di Obama al referendum

19/10/2016  Nel corso della sua visita alla Casa Bianca Renzi ha incassato un pesante appoggio alle riforme costituzionali. Perché? Per capirlo bisogna andare indietro di un mese...

Dunque Barack Obama tifa apertamente per l'amico Matteo Renzi in vista del referendum: "Sta facendo le riforme in Italia, a volte incontra resistenze e inerzie ma l'economia ha mostrato segni di crescita, anche se ha ancora tanta strada da fare", ha detto senza ricorrere a parafrasi il presidente americano alla Casa Bianca dopo il bilaterale tra i due leader. In Italia i sostenitori del no l’hanno interpretato come un indebito "spottone" e hanno gridato all’ingerenza. Il sì al referendum del 4 dicembre, ha aggiunto Obama, può "aiutare l'Italia verso un'economia più vibrante" ma Renzi, ha proseguito il presidente degli Stati Uniti, "deve restare in politica" a prescindere dal risultato del voto poiché rappresenta "una nuova generazione di leader non solo in Italia ma in Ue e nel mondo".

Ascoltando le parole del presidente americano Renzi gongolava e gigioneggiava visibilmente e lo si può capire: Gli Stati Uniti, la prima potenza mondiale, che si pronuncia a favore delle sue riforme. Il punto è: come mai Obama si è spinto fino a tanto?

Per capire fino in fondo l’endorsement di Obama bisogna tornare a metà settembre e all’esternazione dell’ambasciatore americano in Italia John Phillips, che anticipò esattamente le stesse cose invitando a votare sì al referendum. Come conferma l’incontro alla Casa Bianca, non si trattava di una voce dal sen fuggita o di un’inizitiva autonoma, ma di una vera e propria strategia comunicativa concordata con il Dipartimento di Stato americano. Il motivo è semplice: se vince il no gli Stati Uniti ( e non solo loro, diciamo le cancellerie, come si usa dire) ritengono che in Italia il Governo di Renzi cadrebbe e si aprirebbe una fase di instabilità che metterebbe a dura prova non solo l’amministrazione del Paese ma le imprese e i mercati.  

L’esternazione dell’ambasciatore  e la dichiarazione della Casa Bianca significano che in Italia le cose vanno talmente male da preoccupare anche gli Stati Uniti, che considerano l’Italia un Paese alleato fondamentale per il sistema economico occidentale. “Non si spostano i Re sulla scacchiera in questo modo se la posta in gioco non è altissima”, mi ha spiegato il collega americano James Hansen, esperto di politica internazionale ed autore, tra l'altro, di un’autorevolissima "nota diplomatica" settimanale. Del resto dopo la Grecia e forse la Finlandia siamo il Paese che sta peggio in Europa. Naturalmente tutto questo farà gridare alla solita girandola di retroscena e di accuse ai “poteri forti” che stanno dietro a Matteo Renzi. Ma basta citare il mondo economico finanziario di riferimento e l’enorme flusso di scambi commerciali tra le due sponde dell’Atlantico per giustificare le prese di posizione americane. La vittoria dei no sarebbe la vittoria di Grillo. E per la Casa Bianca evidentemente questa eventualità sarebbe un salto del buio, specialmente dopo aver assistito a quel che avvenuto al Comune di Roma. Ecco perché gli Stati Uniti hanno suonato tramite l'ambasciatore un campanello d’allarme e ieri Obama ha dato una vigorosa pacca sulle spalle di Renzi.  

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Obama e Renzi, sorrisi e pacche sulle spalle
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