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giovedì 27 gennaio 2022
 
 

Cosa c’è nelle carte desecretate

25/05/2014  Sono stati declassificati e resi pubblici i primi 200 dossier, sul totale di 2.500. In questo primo blocco c’è molto materiale interessante proveniente dai servizi segreti sul caso Alpi-Hrovatin e sulle “navi dei veleni”. Ecco di che si tratta.

Ci sono voluti quasi sei mesi dalla richiesta di Greenpeace. Ma alla fine l’operazione discovery è partita. Su circa 2.500 documenti per i quali la presidente della Camera Laura Boldrini ha chiesto la desecretazione sono stati pubblicati venerdì 23 maggio 200 dossier declassificati. È ancora poco, ma – nello stesso tempo – è il segno di un cambiamento di rotta storico.

I faldoni erano stati acquisiti nella stragrande maggioranza dei casi dalla Commissione d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e dalla Bicamerale sui rifiuti della XVI legislatura (presidente Gaetano Pecorella). I temi trattati sono essenzialmente tre: il contesto dell’agguato del 20 marzo 1994 contro i due giornalisti Rai, la figura di Giorgio Comerio – l’imprenditore che proponeva negli anni ’90 l’inabissamento delle scorie radioattive nei fondali marini – e la storia delle navi dei veleni, i cargo che per anni hanno trasportato i rifiuti pericolosi verso l’Africa e l’America Latina.

Storie ben note che coprono almeno due decenni di silenzi, depistaggi e mancata giustizia. L’interesse giudiziario probabilmente sarà ridotto o praticamente nullo. Per il caso Alpi-Hrovatin gran parte del materiale è già noto alla magistratura, mentre, nel caso delle navi dei veleni, si tratta di episodi coperti ampiamente dalla prescrizione.

Sono invece carte preziose per chi vuole raccontare quello che è accaduto nel nostro Paese a cavallo tra la prima e la seconda Repubblica, ricomponendo i pezzi di una trama ancora oggi in buona parte oscura. Sulla Somalia, ad esempio, sarà possibile capire meglio il ruolo avuto dal Sisde (servizio segreto civile, oggi Aisi) e dal Sismi (quello militare, oggi Aise) nel monitoraggio – spesso molto attivo – della guerra civile dopo la caduta di Siad Barre, cominciando a evidenziare le alleanze sotterranee tra i signori della guerra del Corno d’Africa con i poteri italiani.

Sulla vicenda delle navi dei veleni abbiamo una serie infinita di conferme. L’Italia, negli anni ’80 e ’90, è stato un “Paese canaglia” dal punto di vista ambientale. Le nostre navi solcavano il Mediterraneo con carichi pericolosissimi, anche radioattivi (vedi l’articolo sulla Zanoobia); fusti che finivano sulle spiagge del Libano, della Nigeria, del Venezuela. Con un mistero rimasto tale: quelle scorie vennero rispedite in Italia, dopo la protesta delle popolazioni e in molti casi non sappiamo ancora dove poi siano finite.

 
 
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