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lunedì 13 luglio 2020
 
covid e fede
 

Nessun "lockdown" potrà mai chiudere una chiesa

14/04/2020  Siamo una comunità di cuori e anime. Lo ha capito un "don" che ha celebrato la messa di Pasqua in un tempio vuoto ma abitato dalle foto dei parrocchiani. Un'immagine che racconta la sete di infinito degli esseri umani e la loro capacità di esprimerla in modi creativi, bellissimi, intensi e commoventi. (di Alberto Pellai)

La bellezza di questa Pasqua io l’ho trovata dentro l’immagine di una chiesa deserta ma al tempo stesso abitata, su tutte le sedie, dalle fotografie inviate dai parrocchiani al loro sacerdote.
Trovo bello che le famiglie che hanno aderito alla richiesta della loro parrocchia abbiano sentito che era bello fare Pasqua, in modo molto reale, dentro ai limiti che il virtuale rendeva possibile.
Trovo bello che il sacerdote si sia messo al computer per accogliere su decine di fogli di carta tutti i suoi parrocchiani. Penso che ogni fotografia che andava stampando abbia rappresentato per lui occasione per un sorriso, una preghiera, un ricordo.
Trovo pieno di meraviglia il tempo speso per disporre su ogni sedia un’immagine, in un gesto che ha dentro umiltà e senso della comunità.
E penso che questo è ciò che rende umano, l’essere umano. La sua capacità di mettere il proprio ingegno a servizio dei bisogni della comunità. Che non sono solo quelli di essere accolti, curati e confortati nei bisogni del corpo. Ma sono anche profondamente radicati nei bisogni dello spirito. Di quella fame di infinito che da sempre abita l’uomo. Che per molti di noi è diventata fede e credo religioso, per altri spiritualità immanente, per altri ancora percorso di ricerca dove non ci sono risposte perché le domande sono troppe e mai sazie.
In questo tempo così finito e confinato, il bisogno di infinito degli esseri umani si esprime in modi creativi, bellissimi, intensi, commoventi. Ascoltare la voce dei sacerdoti che, unici, hanno potuto rimanere vicino a persone che minuto dopo minuto vedevano avvicinarsi l’ultimo respiro, mi ha dato la consapevolezza di quale privilegio, responsabilità, bellezza e terribile mistero si celi nel nostro percorso di vita. Quella vita che la Pasqua ha celebrato con la sua capacità di ri-generazione. Di resurrezione a noi stessi.
E’ difficile ogni giorno, alzare lo sguardo quando la vita ti continua a dire che il tuo orizzonte rimane limitato e chiuso. Ma ci sono orizzonti sui quali possiamo alzare uno sguardo altro, il nostro sguardo interiore. E quegli orizzonti sono di tutti, sono sempre, sono tutto ciò che resta con noi, sempre e comunque. Perché nessun “lockdown” può mettere loro un limite.
Grazie a chi sta aiutandoci a coltivare questi orizzonti interiori, testimoni della nostra sede di infinito.

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