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venerdì 20 maggio 2022
 
il commento
 

Cosa ci insegnano le morti assurde di Tullio e Giuseppe

11/11/2021  Uccisi senza un perchè da un uomo che aveva troppo confidenza con le armi. Occorre diasarmare i cittadini perchè l'Italia non è un Far West. Ma c'è una lezione ancora più importante da apprendere (di Maurizio Patriciello)

Hanno dovuto dire addio alla vita, senza un motivo. Il dolore per la loro perdita s’ intreccia allo sconcerto. Sono morti, i cari Tullio e Giuseppe, per aver avuto la sfortuna di incrociare sul loro cammino Vincenzo Palumbo, un uomo che con le armi aveva troppa confidenza. Ha sparato. Li ha uccisi. Agli inquirenti dirà di averli confusi per ladri. Nessuno gli ha creduto. I due giovani sono volati via. I loro genitori, i fratelli, gli amici, invece, dovranno trovare il coraggio e la forza per continuare vivere. Pesanti saranno i giorni che verrà. Il dolore che si abbatte su di noi quando la morte ci strappa una persona cara, ha sempre un sapore amaro, ma quando s’ intreccia con l’assurdo di una tragedia come questa, diventa insopportabile. Le domande che, in queste ore risuonano , incessanti, nelle case di Tullio e Giuseppe, sono destinate a rimanere senza risposte. Perché quell’uomo ha sparato ben undici colpi di pistola contro i loro cari? Un ladro, fosse anche un ingenuo principiante, sa bene che deve fare  in fretta; il successo di una rapina si gioca soprattutto sulla sorpresa. Non se ne sta a chiacchierare con l’amico, dando ai residenti la possibilità di vederlo, fotografarlo, dare l’allarme. Le polemiche, scaturite all’indomani della sciagura di Ercolano, sull’opportunità o meno di detenere armi per legittima difesa, almeno in questo caso, sono del tutto fuori luogo. Tullio e Giuseppe non sono entrati nella dimora di nessuno, non hanno minacciato né offeso nessuno.

Proprio per questo motivo la loro morte atroce ci chiama a riflettere, tentando di esplorare ogni anfratto dell’animo umano. Occorre disarmare i cittadini. Chi possiede un’arma potrebbe essere tentato di usarla, è vero. Per questo lo Stato deve farsi seriamente carico della tutela e dell’ incolumità delle persone oneste, soprattutto dei piccoli, dei vecchi, dei malati. Sempre, ma particolarmente nella serenità della propria casa.  Ritrovarsi, di notte, accanto al letto, un malvivente che grida minacce, puntandoti contro un’arma, è devastante. Occorre mettersi in ascolto, a riguardo, delle persone che hanno vissuto questa orribile esperienza. “Non uccidere!” è comandamento antico e sempre nuovo, deve essere osservato senza se e senza ma. Nessuno deve permettersi di farlo. Se al reo, però, la società civile riconosce il diritto alla vita, quanto più deve assicurarlo all’innocente. Mai mettere sullo stesso piano la vittima e il carnefice. Occorre fare di più per evitare il Far west delle sparatorie private. Nel caso che stiamo prendendo in esame, però, questo discorso non c’entra.

Tullio e Giuseppe non erano armati e non avevano destato il pur minimo sospetto di voler penetrare nella casa del camionista. Questa tristissima storia, perciò, e tante altre storie di ferimenti e uccisioni - anche in famiglia, anche tra giovanissimi - deve indurci ad allargare lo sguardo sui quei valori che sono e restano “non negoziabili”. Valori, cioè, da tenere sul pianerottolo più alto di ogni possibile scala. Tra questi al primo posto c’è, appunto, il valore della vita. Unica, irripetibile, meravigliosa vita che, senza meriti, abbiamo ricevuto in dono. A me sembra che alla “banalità del male” si stia, lentamente, sostituendo una sorta di “banalità della morte”. Come se la morte non fosse la meta ultima, il dramma luminoso e inesorabile che tutti prima o poi dobbiamo affrontare, ma solo un incidente di percoso. Prendiamo i morti sulle strade. Sono tanti. Troppi. Le cause il più delle volte sono così  banali quanto crudeli. Alta velocità, telefonini sempre accesi, stato di ubrachiezza o di alterazione da droghe da parte dei canducenti. Non la fatalità, quindi, ma la colpevole sciatteria di tanti è alla base di tante vite stroncate. Intere famiglie sono state distrutte per la superficialità e l’egoismo altrui. Lasciando dietro di sé una scia di dolore che segnerà per sempre l’animo di chi resta. È solo un esempio al quale se ne potrebbero aggiungere tanti altri. Che il doloroso e assurdo sacrificio di Tullio e Giuseppe possa  indurci a riflettere sull’unicità e sulla bellezza della vita. La vita nostra e quella altrui.

(nella foto, i funerali di Tullio Pagliaro e Giuseppe Fusella, i due giovani uccisi a fucilate da Vincenzo Palumbo mentre passavano in auto dalla sua abitazione, il 29 ottobre scorso

 
 
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