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venerdì 10 luglio 2020
 
 

Lo "ius culturae", diventare italiani grazie alla scuola

02/10/2019  Torna in discussione domani 3 ottobre il tema dell'acquisizione della cittadinanza da parte degli immigrati. Ferma da un anno una proposta della scorso legislatura, ma restano dubbi e ripensamenti anche con il nuovo Governo. Il testo della proposta.

Riprenderà il 3 ottobre la discussione sul testo di legge inerente l’acquisizione della cittadinanza attraverso lo ius culturae. Riguarda i minorenni stranieri nati in Italia o che siano arrivati prima dei 12 anni di età. Per loro, qualora abbiano completato positivamente almeno un ciclo di studi, si prevede la possibilità di diventare cittadini italiani. Altra condizione indispensabile è che almeno uno dei genitori sia regolarmente residente nel nostro Paese.

Si tratta di un progetto presentato esattamente un anno fa dall’opposizione ed ora, col cambio di Governo, reinserito nel calendario dal presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5s). Una decisione presa proprio nel giorno in cui il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, ne ha sollecitato l'approvazione. Nel 2018 Leu aveva ottenuto l'incardinamento in Commissione del ddl che riproponeva la legge naufragata in Senato nella scorsa legislatura dopo il sì della Camera e che prevedeva sia lo ius soli, cioè l'acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei bambini nati in Italia da genitori stranieri regolarmente residenti nel nostro Paese, sia lo ius culturae. Una legge fortemente voluta sin dal 2007 dalle associazioni cattoliche, dalle Acli agli scout, e dalle associazioni impegnate in favore dell'integrazione. La netta opposizione della Lega lo aveva bloccato. Ora la maggioranza è cambiata e potrebbe ripartire la discussione.

Non stiamo assistendo tuttavia a un’accelerazione verso una veloce approvazione. Il tema è fortemente divisivo e oltre alla netta opposizione di Lega e Fratelli d’Italia, anche nel Pd, 5 stelle e Forza Italia sorgono numerosi dubbi e inviti a rallentare. Lo stesso ministro Luigii Maio ha dichiarato che non si tratta di una delle priorità del nuovo Governo

(ansa)
(ansa)

Ecco l’articolo 1 (comma 1, lettera d) del ddl presentato la scorsa legislatura:

Si introduce una modalità di acquisto della cittadinanza, inedita per l'ordinamento italiano.

Beneficiario è il minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età.

Egli acquista di diritto la cittadinanza, qualora abbia frequentato regolarmente (ai sensi della normativa vigente) un percorso formativo per almeno cinque anni nel territorio nazionale.

Tale formazione consiste in: uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione; o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali, idonei al conseguimento di una qualifica professionale.

Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva di tale corso.

Sulla falsariga della legge n. 91 del 1992, la cittadinanza si acquista - anche per tale nuova fattispecie - mediante dichiarazione di volontà.

Essa è espressa (all'ufficiale dello stato civile del Comune di residenza del minore) da un genitore legalmente residente in Italia o da chi eserciti la responsabilità genitoriale, entro il compimento della maggiore età dell'interessato.

Ai fini della presentazione della dichiarazione da parte del genitore, è dunque richiesta la sua residenza legale, la quale presuppone la regolarità del relativo soggiorno.

Anche per tale fattispecie l'interessato può rinunciare alla cittadinanza acquisita, entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, purché in possesso di altra cittadinanza, e, viceversa, fare richiesta di acquisto della cittadinanza (del pari entro due anni dal raggiungimento della maggiore età), ove il genitore non abbia reso la dichiarazione di volontà.

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