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mercoledì 01 dicembre 2021
 
 

QAuel che ci dice la storia dei suoi bilanci

01/10/2013 

Cosa si legge tra le righe dei conti dello IOR, il cui ultimo bilancio certificato, quello del 2012, è stato messo on line sul sito ufficiale dell’Istituto con una decisione storica per la storia della Chiesa e del Vaticano? La prima considerazione è che a dispetto della mitologia alimentata da una produzione oceanica di pubblicazioni, soprattutto di marca anglosassone, e di cifre colossali sparate a caso, i cosiddetti “forzieri del Vaticano” ricchi di fortune, gioielli, miliardi, lingotti e ricchezze da mille una notte non esistono. Una maggiore trasparenza avrebbe certamente giovato a sfatare questa nomea.

Dentro il torrione Niccolò V, chiamato a gestire i beni di tanta parte della Chiesa universale (i depositi, tra quelli degli ecclesiastici, fondazioni di vario tipo, legati, dipendenti vaticani, nunziature, parrocchie, diocesi, etc., sono circa 43 mila) c’è una banca paragonabile a una cassa di risparmio di  piccole e medie dimensioni. La raccolta amministrata e gestita è di circa sei miliardi di euro (divisa in 2,3 miliardi in depositi; 3,2 miliardi contratti di gestione patrimoniale e meno di un milirdo in contrattid i custodia titoli), con un patrimonio complessivo netto di circa 5 miliardi di euro. Nel panorama bancario italiano si collocherebbe in un ipotetica classifica delle prime 100 banche agli ultimi posti. Per dare un idea dell’ordine di grandezza, una realtà di dimensioni simili alla Banca di Legnano, alla Cassa di Risparmio di Venezia o alla Cassa di Risparmio di Rimini, molto lontana dalle dimensioni dei grandi gruppi bancari italiani:  Unicredit ha circa 170 mila dipendenti e un attivo patrimoniale di circa 900 miliardi di euro (180 volte quello dello IOR); Intesa San Paolo conta circa 100 mila dipendenti ed un attivo patrimoniale di circa 620 miliardi di euro.   

Va poi detto che a dispetto delle voci e delle critiche, dopo la fine della gestione Marcinkus (che causò nei bilanci IOR un esborso, nel 1984, di 250 milioni di dollari per sanare le pendenze con l’Ambrosiano), l’istituto ha sempre macinato utili. L’utile netto nel 1988 fu di 19 miliardi di lire, nel 1990 arrivò a 33 miliardi di lire, quello del 1992 raggiunse 60 miliardi di lire, nel 2004 è stato di 55 milioni di euro, per poi salire ancora a 55 milioni nel 2007, a 9,2 milioni nel 2008 e 20,3 milioni nel 2011. Il 2012 dunque ha rappresentato una messe straordinaria, se è vero che l’utile è quadruplicato, arrivando a 86,6 milioni di euro di utile. Tali utili sono sempre stati messi formalmente a disposizione del Papa: una parte finivano per essere inglobati nel bilancio ufficiale della Santa Sede e un’altra per le opere di beneficenza. Anche la gestione di von Freyberg non si discosta da quella di sempre: una bassa propensione al rischio.

Lo IOR fa utili investendo il denaro dei depositanti o delle fondazioni in titoli di Stato (in varie valute, da quella americana a quella tedesca), obbligazioni e depositi a termine sul mercato interbancario. E alla larga da vendite allo scoperto, future e altri derivati, le locuste che hanno distrutto le finanze di mezzo mondo.

 
 
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