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lunedì 17 gennaio 2022
 
 

«Così padre e madre sono chi lo desidera, non chi genera»

09/04/2014  «La Corte costituzionale con questa sentenza ha dato un giudizio molto netto: il padre e la madre non sono le persone che generano il figlio ma le persone che lo desiderano», afferma Assuntina Morresi della Consulta nazionale di bioetica

«Andiamo incontro a una grande battaglia parlamentare nella quale si vedrà che cosa intende ognuno per madre e padre. La Corte costituzionale  con questa sentenza ha dato un giudizio molto netto: il padre e la madre non sono le persone che generano il figlio ma le persone che lo desiderano».
Così Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale di Bioetica, commenta la decisione della Consulta di far cadere il divieto all’eterologa dichiarandolo incostituzionale.

Ora che succede? Si rischia il vuoto normativo?
«È necessaria una norma di rango primario, una legge di tipo parlamentare che regoli questa nuova situazione  abbastanza inedita. Il governo Renzi inevitabilmente dovrà prendere posizione».

Qual è il tratto più preoccupante?
«Se il coniuge della donna che ha fatto ricorso all’eterologa non poteva disconoscere il figlio, una volta che tu ha acconsentito all’aterologa ti fai carico del figlio. Questo divieto ti disconoscimento è stato eliminato. Ed è stato eliminato anche il fatto che il donatore di gameti non ha alcuna relazione giuridica-pranetale con il nato e non può far valere nei suoi confronti nessun diritto. Si tolgono tutte le tutele che erano state messe per chi andava a fare la fecondazione all’estero. C’erano forme di tutela previste per i nati da eterologa all’estero e per chi l’avesse fatta prima dell’entrata in vigore della legge 40. Queste tutele sono state rimosse assieme al divieto di ricorrere all’eterologa».

Dal punto di vista etico quali sono le conseguenze?

«Secondo la Consulta il modo di avere figli è del tutto secondario. Il fatto che fisicamente un figlio nasca da un contributo maschile o femminile è irrilevante perché considera giusto e normale che la coppia si avvlalga di gameti di persone sconosciute. Qui non era in ballo il giudizio su una tecnica sanitaria ma su un’idea di famiglia. Adesso sarà interessante capire come la Corte possa ritenere coerente quest'impostazione con il dettato costituzionale. I figli non sono di chi li partorisce ma di chi li desidera. Nell’adozione , ad esempio,abbiamo dei genitori perduti e si cerca di riparare un danno dando una famiglia ai bambini che si trovano in questa situazione. In questo modo si sancisce un diritto dei genitori ad avere un figlio, il come non importa, l’importante è desiderarli. Le conseguenze sono importanti: se il figlio è di chi lo desidera allora l’utero in affitto va bene. Basta pagare una somma per avere un figlio.  Se c’è un grande desiderio di due uomini o di due donne o di un uomo o una donna single che si fa? Se il desiderio di essere genitori è costituzionalmente rilevante e da tutelare allora cambia tutto».

 Nel 2004 il mondo cattolico raggiunse una posizione unitaria sulla Legge 40. Stavolta sarà lo stesso?
«Se non fosse lo stesso significherebbe che alcuni cattolici non riconoscono la legge naturale e questo sarebbe molto strano. Il fatto che un bambino abbia diritto ad un padre e una madre senza aggettivi (genetico, legale, sociale, tecnologico) è patrimonio comune dell’umanità. Non dovremmo parlare neanche di cattolici ma di un patrimonio condiviso da tutti. A maggior ragione dei cattolici»  

 
 
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