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giovedì 02 dicembre 2021
 
crisi in africa occidentale
 

Dopo le presidenziali la Costa d'avorio ripiomba nell'incubo della guerra civile

04/11/2020  Il voto del 31 ottobre ha consegnato la vittoria, per un terzo mandato, al capo di Stato in carica Alassane Ouattara. L'opposizione, guidata da Henri Konan Bedié, non accetta il risultato perché la ricandidatura sarebbe incostituzionale. Il Paese ricade nel baratro della violenza e delle divisioni. L'Unhcr lancia un allarme: migliaia di ivoriani sono già in fuga verso gli Stati vicini.

L'ex presidente Henri Konan Bedié mentre parla affiancato da Mohamed Ibn Chambas, rappresentante speciale e capo dell'ufficio delle Nazioni unite per l'Africa occidentale (foto Reuters).
L'ex presidente Henri Konan Bedié mentre parla affiancato da Mohamed Ibn Chambas, rappresentante speciale e capo dell'ufficio delle Nazioni unite per l'Africa occidentale (foto Reuters).

(Foto Reuters sopra: il presidente Alassane Ouattara, 75 anni, con la moglie Dominque al suo fianco, mentre tiene il suo discorso dopo le elezioni)

Non c’è pace per la Costa d’Avorio. All’indomani delle elezioni presidenziali il Paese dell’Africa occidentale si ritrova profondamente diviso, instabile, attraversato da tensioni laceranti. Il voto del 31 ottobre ha sancito la vittoria per un terzo mandato del presidente in carica, il 78enne Alassane Ouattara, eletto con il 94,27% dei consensi al primo turno. Una vittoria fortemente contestata: la Costituzione ivoriana fissa a due il numero massimo di mandati consecutivi per un capo di Stato. Ma il Consiglio costituzionale lo scorso settembre ha ammesso la ricandidatura di Ouattara sostenenendo che con la riforma costituzionale approvata nel 2016 il conteggio dei mandati si sia di fatto azzerato (quindi per Ouattara si tratterebbe del primo mandato).

Lo scenario elettorale di fatto è stato completamente rivoluzionato pochi mesi prima del voto a causa di una serie di eventi imprevisti: Ouattara non avrebbe dovuto ripresentarsi e aveva scelto come candidato il suo erede politico e braccio destro da trent’anni, il primo ministro Amadou Gon Coulibaly, 61 anni. Fino a pochi mesi fa si prevedeva che il principale sfidante di Coulibaly sarebbe stato Guillaume Soro, 48 anni, ex comandante in capo del Movimento patriottico. Ma il consiglio costituzionale ha respinto la candidatura di quest’ultimo, così come quella dell’ex presidente Laurent Gbagbo. Protagonista di primo piano della politica ivoriana negli ultimi due decenni, nel 2002 Soro guidò la coalizione delle forze ribelli contro il presidente Gbagbo (dando inizio la guerra civile ivoriana), in seguito diventò primo ministro e successivamente, nel 2012, presidente dell’Assemblea nazionale (l’organo legislativo) sotto la presidenza Ouattara. Lo scorso aprile è stato condannato in contumacia (attualmente vive in Francia) dal Tribunale penale di Abidjan per appropriazione indebita di fondi pubblici e riciclaggio di denaro. 

Il 75enne Gbagbo, salito al potere nel 2000 e sconfitto nelle elezioni del 2010 da Ouattara, nel 2011 è stato estradato all’Aia e sottoposto a processo dal Tribunale penale internazionale per quattro capi d’accusa per crimini contro l’umanità in relazione alle violenze dopo le elezioni del 2010 che portarono alla morte di tremila persone. Nel 2019 è stato assolto dalle accuse, ma non è rientrato in Costa d’avorio (si trova in Belgio).

A scombinare ancora di più le carte delle elezioni del 31 ottobre è stata la morte improvvisa di Coulibaly l’8 luglio per problemi cardiaci. Di fronte a questo evento, il presidente Ouattara - che aveva annunciato saggiamente di ritirarsi dalla politica -  lo scorso agosto ha annunciato di ripresentarsi per un nuovo mandato. Nel suo decennio al potere, Ouattara è riuscito a restituire alla Costa d’avorio una generale stabilità, un clima di tranquillità - dopo le devastazioni di due guerre civili - e a rafforzare l’economia del Paese (primo produttore al mondo di cacao). La sua decisione di uscire di scena e farsi da parte era stata salutata come una scelta saggia ed equilibrata. L’annuncio inaspettato della sua candidatura - anche se, come lui ha precisato, “per causa di forza maggiore” - ha sollevato un nuova ondata di malcontento e di proteste nel Paese e l’attacco da parte dell’opposizione che ha chiamato i cittadini alla disobbedienza civile, facendo ripiombare il Paese in un clima di forte tensione e di scontro. Le violenze innescate hanno portato a una quarantina di morti dallo scorso agosto e a numerosi arresti degli oppositori. 

Il principale sfidante di Ouattara alle urne era un altro “grande vecchio” della politica ivoriana - in una tornata elettorale caratterizzata dalla mancanza di novità politche e dalla riproposizione di volti straconosciuti e anche molto discutibili a scapito del ricambio generazionale -, ovvero Henri Konan Bedié, 86 anni, presidente in carica dal 1993 al 1999. Quest’ultimo non ha riconosciuto la vittoria di Ouattara. I partiti dell’opposizione si sono riuniti e hanno annunciato la nascita di un Consiglio nazionale di transizione evocando il rischio di una nuova guerra civile se Outtara continuerà a mantenere il potere. Il Consiglio è presieduto da Bedié e avrà il compito di formare un nuovo governo di transizione, in vista di nuove elezioni presidenziali. Il Governo in carica da parte sua ha accusato l’opposizione di “complotto” e di “cospirazione contro l’autorità dello Stato”.

Il futuro post-elettorale della Costa d’avorio si profila molto complicato, dominato da un confronto aspro fra le due parti. Il clima di paura e l’escalation delle violenze hanno spinto migliaia di ivoriani alla fufa dal Paese. L’allarme arriva dall’Unhcr: secondo l’agenzia dell’Onu per i rifugiati nei giorni scorsi più di 3.200 ivoriani sono arrivati in Liberia, Ghana e Togo. Tante donne, bambini, ma anche molti ex rifugiati che erano rientrati nel loro Paese e che ora sono fuggiti di nuovo. L’Unhcr stra predisponendo dei piani di ermergenza, nel caso l’esodo degli ivoriani diventasse ancora più massiccio. La comunità internazionale, a partire dagli altri Paesi africani, segue la situazione ivoriana con enorme preoccupazione. Nazioni unite, Unione africana e Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) hanno emanato un appello congiunto, rivolto ai leader politici ivoriani, a “cambiare la lor decisione, rispettare l’ordine costituzionale e privilegiare il cammino del dialogo per risolvere ogni disputa”. E si sono detti pronti a sostenere la Costa d’avorio in un processo politico pacifico per uscire dalla crisi.

 
 
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