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lunedì 13 luglio 2020
 
giornata del migrante
 

Costretti a fuggire, come Gesù in Egitto

20/06/2020  Nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Il Papa sottolinea, la fragilità delle persone che sono obbligate a lasciare le loro case e a spostarsi all'interno del proprio Paese o di quelli vicini. Basta a guerre e conflitti.

Si è parlato anche della conversione di Silvia Romano come possibile esempio di un pregiudizio e di una paura che continuano a esserci nei confronti di religioni o popoli diversi. Nella conferenza stampa di presentazione del messaggio del papa per la Giornata mondiale del migrante che si svolgerà il prossimo 27 settembre, si è sottolineato che «solo nell’incontro con il nostro fratello e la nostra sorella realizziamo il progetto di Dio, anche se non è una cosa semplice. La mancanza di conoscenza dell’altro è ciò che spesso induce alla paura».

Una conferenza stampa in streaming, con fratel Joseph Cassar, direttore del Jrs Iraq collegato da Erbil e i giornalisti da casa propria.

Presenti invece, ben distanziati, in sala stampa vaticana, oltre al direttore Matteo Bruni, il cardinale Michael Czerny, s.J., sotto-segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; il padre Fabio Baggio, c.s., sotto-segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del medesimo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Amaya Valcárcel, coordinatrice Internazionale di advocacy, Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS), Ufficio Internazionale di Roma.

Tutti hanno spiegato il significato del  del Papa intitolato “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”, sottotitolo “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”. «Papa Francesco», è stato detto, «ha voluto così manifestare la sua particolare preoccupazione per il dramma degli sfollati interni». Il testo, infatti, «parte dall’esperienza di Gesù Cristo sfollato e profugo assieme ai suoi genitori, un’icona spesso utilizzata nel magistero universale per ribadire l’importanza della ragione cristologica dell’accoglienza cristiana».

In quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – Bergoglio sintetizza la pastorale per le migrazioni. «Sono poi importanti sei coppie di verbi: «conoscere per comprendere, farsi prossimi per servire, ascoltare per riconciliarsi, condividere per crescere, coinvolgere per promuovere e collaborare per costruire».

«Conoscere per comprendere» significa capire «che gli sfollarti interni non sono numeri, ma persone. Solo conoscendo le loro storie riusciremo a comprendere il loro dramma e i loro bisogni.

«Condividere per crescere» richiama «l’esempio della prima comunità cristiana, che metteva tutto in comune. Le risorse del mondo sono un patrimonio di tutti gli esseri umani e dobbiamo imparare a condividerle in modo più equo, in modo che nessuno - profugo o sfollato, migrante o rifugiato - rimanga escluso».

«Collaborare per costruire il Regno di Dio» è un impegno comune a tutti i cristiani. «Anche per l’azione a favore degli sfollati interni è necessario collaborare per costruire un futuro migliore per tutti».

Inoltre, si è detto, «nel suo Messaggio Il Santo Padre ha voluto offrirci diversi spunti di riflessione per aiutarci a contestualizzare le sue raccomandazioni nello scenario di crisi in cui ci troviamo a vivere a causa della pandemia COVID-19. Papa Francesco ci invita a comprendere la nostra precarietà di questi giorni come una condizione costante della vita degli sfollati. Ci incoraggia a lasciarci ispirare dai dottori e dagli infermieri che negli ultimi mesi hanno corso rischi per salvarci. Il Santo Padre ci raccomanda di approfittare del silenzio delle nostre strade per ascoltare meglio il grido dei più vulnerabili e del nostro pianeta. Ci sprona a condividere di più, ricordandoci che nessuno si salva da solo. Papa Francesco ci rammenta che solo con il contributo di tutto, anche dei più piccoli, è possibile superare la crisi. Il Santo Padre ribadisce che questo oggi non possiamo permetterci di essere egoisti, perché stiamo affrontando una sfida comune, che non conosce differenze».

(foto in alto: Ansa)

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