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sabato 04 dicembre 2021
 
 

Cottolengo, bilancio sociale 2020: non sono numeri, ma storie

22/10/2021  La Piccola Casa della Divina Provvidenza, una cittadella della carità che pulsa nel cuore di Torino, ha appena presentato il bilancio sociale del 2020. Un'occasione per rivolgere lo sguardo all’anno tremendo della pandemia «Il bilancio sociale», ha osservato mons. Galantino, «è il racconto dell’anima e della passione che muove i numeri.»

La Piccola Casa della Divina Provvidenza, più nota come il Cottolengo (dal nome del santo che la fondò nell’800), una cittadella della carità che pulsa nel cuore di Torino, con diramazioni in tutto il mondo, ha appena presentato il bilancio sociale del 2020. L’appuntamento è stato l’occasione per rivolgere lo sguardo all’anno tremendo della pandemia, nel quale la Piccola Casa, da sempre in prima linea sul fronte socio-sanitario, ha fatto di tutto per alleviare le sofferenze dei malati, soprattutto dei più poveri e soli, e – pur dovendo fare i conti con lockdown e restrizioni – non ha interrotto nemmeno per un giorno la sua attività di sostegno agli ultimi. Lo rivelano tanti indicatori, che sono stati raccontati alla città nel corso di un incontro pubblico, alla presenza di mons. Nunzio Galantino, presidente Apsa (Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica) e della Fondazione per la Sanità Cattolica. Non un evento celebrativo, ma «un segno di restituzione e di correttezza, prima di tutto nei confronti dei tanti benefattori che ci sostengono» ha sottolineato don Carmine Arice, padre generale della Piccola Casa.

In questo senso, guardare ai numeri diventa uno strumento per guardare alle tante storie che vi stanno nascoste dietro e a uno stile che, da sempre, pur con gli indispensabili aggiornamenti, mette al centro la persona, puntando all’inclusione e non al profitto. Il che si traduce in un impegno dalle mille forme: ospedali, residenze per anziani e disabili, centri di sostegno ai poveri, scuole, centri pastorali.

Quanto all’ambito socio-sanitario (il più direttamente coinvolto dall’emergenza), nel 2020 l’ospedale del Cottolengo ha deciso di mettersi a disposizione della Regione diventando, a più riprese, una struttura Covid: nella prima ondata (aprile 2020) sono stati approntati 68 posti letto (tra i quali 1 in terapia intensiva e 4 in subintensiva) e 21 posti letto sono stati resi disponibili con la seconda ondata (novembre 2020). Questo ha comportato, oltre a un consistente impegno di riorganizzazione, una spesa di 140.000 Euro per assumere nuovo personale, 47.500 Euro per dispositivi di protezione, 30.000 Euro per farmaci. E nei mesi più duri dell’emergenza è stato intrapreso anche un prezioso lavoro di formazione degli operatori sanitari. Tutto questo senza perdere di vista l’attività ordinaria, che nel 2020 ha comportato 252.761 prestazioni ambulatoriali e 35.928 giornate di degenza. E sempre con uno sguardo ai più fragili. Ad esempio, l’ambulatorio Granetti (che offre cure mediche a persone indigenti) pur costretto a rallentare l’attività a causa delle restrizioni pandemiche, ha accolto 935 persone (564 italiane e 371 migranti) e erogato 2.887 prestazioni.

Anche le 25 strutture residenziali del Cottolengo in tutta Italia sono state pesantemente investite dal Covid. Per dare un’idea numerica, in queste realtà sono state usate oltre 300mila mascherine, 60mila tute e camici protettivi, 1.500 visiere e oltre 2 tonnellate di gel disinfettante. Grazie all’impegno e alla professionalità del personale, nei mesi più duri del Covid la Piccola casa e le sue filiazioni sono state in grado di offrire un rifugio sicuro a tanti (iniziando da anziani e disabili gravi) che diversamente si sarebbero trovati nel più totale abbandono. Inoltre, nel contesto pandemico, il servizio per persone senza dimora (svolto in collaborazione con il Comune e la Croce Rossa) è rimasto attivo anche oltre i mesi invernali, offrendo 45 posti letto. E la mensa per persone povere ha distribuito gratuitamente 66.792 pasti (2.163 in più rispetto all’anno precedente). Questi sono solo una minima parte dei dati che emergono dal bilancio di un anno critico, ma vissuto con coraggio. Una sintesi della rendicontazione (riferita a tutte le aree di intervento, comprese scuola e attività pastorale) è disponibile sul sito www.cottolengo.org

«Di solito, nel presentare un bilancio, si guardano le entrate e le uscite» ha sottolineato il padre generale Carmine Arice. «Noi, invece, abbiamo una colonna in più: quella delle risorse spese senza alcun ritorno economico. Certo, un’attenzione agli equilibri finanziari e un uso oculato delle risorse sono indispensabili, ma alcune voci che a prima vista sembrano “perdite” per noi sono investimenti. Sono il nostro modo di restare fedeli al carisma del fondatore, che si fidava della Provvidenza più che dei calcoli». «Più volte» ha proseguito il Padre generale «ho avuto occasione di paragonare quanto si è vissuto nelle nostre realtà nel 2020 ad una notte stellata: notte, perché questa epidemia è stata una prova per tutti e da ogni punto di vista; stellata perché, pur con notevoli difficoltà, non sono mancati esempi di generosità, intraprendenza e una comune volontà di custodire e prendersi cura delle esistenze più fragili che abitano le nostre realtà».

«Il bilancio sociale», ha osservato mons. Galantino, «è il racconto dell’anima e della passione che muove i numeri. Papa Francesco invita a contrastare l’atteggiamento manicheo di chi guarda con disprezzo al denaro: avere un rapporto equilibrato con il denaro significa, infatti, potersi presentare come avete fatto voi questa sera. Presentare il bilancio è importante perché serve a conferire credibilità, perché una Chiesa che non gode di buona reputazione purtroppo alla fine non viene creduta anche quando parla di Gesù Cristo». Per il presidente dell’Apsa «pubblicare i bilanci non solo è segno di rispetto per chi con fiducia e generosità eroga risorse per le opere della Chiesa, ma rappresenta anche un modo concreto attraverso cui collaborare all’evangelizzazione: vuol dire spuntare certe armi che continuano a fare molto male alla missione della Chiesa. Non basta essere trasparenti e corretti, ma è anche fondamentale rispettare la volontà dei donatori che costituiscono il primo ‘collegio dei revisori’ delle nostre attività» Ecco allora il «bilancio di missione», «termine che preferisco a bilancio sociale», ha proseguito mons. Galantino, «perché, come è stato ricordato, ci sono ‘prestazioni’ da cui non derivano entrate ed è proprio questo aspetto che ci fa comprendere se stiamo andando sulla strada giusta».

Alla presentazione ha partecipato anche l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia. Inoltre era presente una delegazione della Regione Piemonte, mentre il neo-eletto sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, pur non potendo intervenire (anche perché non ancora investito ufficialmente della carica), ha voluto far pervenire un suo saluto. 

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