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«Rivolgiamoci alla Madre che aiuta, secondo l'esempio di don Bosco»

31/01/2021  In occasione della festa di san Giovanni Bosco, offriamo ai nostri lettori l'intervista con il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Ángel Fernandez Artime che Maria con te pubblicò la scorsa primavera, partendo dal ricordo dell'impegno del Santo durante l'epidemia di colera, nella Torino del 1854, e arrivando all'affidamento a Maria Ausiliatrice, fatto il 24 marzo di quest'anno.

Di fronte al Coronavirus, anche la famiglia salesiana ha deciso di dare manforte nell’invocazione che da tutto il mondo sale al cielo verso Maria. Il Rettor maggiore della Congregazione Salesiana, don Ángel Fernández Artime, infatti, insieme assieme a madre Yvonne Reungoat, Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha invitato l’intera famiglia Salesiana, 400 mila persone sparse in 132 nazioni, assieme ai giovani e agli amici di don Bosco e Madre Mazzarello, a rinnovare l’affidamento fiducioso a Maria Ausiliatrice, seguendo l’esempio di don Bosco in simili circostanze. Era infatti il lontano 1854, quando don Bosco invitava i giovani di Valdocco ad «alzarsi in piedi» per dare una mano per l’epidemia del colera che si era diffusa a Torino e in tutta Italia. Situazioni lontane nel tempo, ma che ritornano quanto mai attuali per via della pandemia dovuta al coronavirus. Così dopo avere celebrato una novena straordinaria in onore di Maria Ausiliatrice, dal 15 al 23 marzo, il 24 la Famiglia Salesiana si è consacrata al Cuore di Maria Ausiliatrice.

Il Rettor maggiore maggiore alle 12 in punto di martedì 24 marzo, giorno della commemorazione mensile dell’Ausiliatrice, ha guidato la preghiera del Santo Rosario e poi pronunciato l’Atto di Affidamento a nome di tutta la Famiglia Salesiana, davanti al quadro dell’Ausiliatrice nella Basilica del Sacro Cuore, dove don Bosco celebrò la Messa il 16 maggio 1887, interrompendola ben 15volte con le lacrime  agli occhi, per aver compreso il significato del sogno che aveva fatto a 9 anni. Come Don Bosco, ha spiegato, anche la Famiglia Salesiana odierna crede fortemente che Maria è «grande illustre presidio della Chiesa; aiuto meraviglioso dei Cristiani», e soprattutto «nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze» ci difende da ogni male dell’anima e del corpo, «e nell’ora della morte accoglie l’anima nostra in Paradiso!». Un gesto di grande rilevanza spirituale, di cui abbiamo parlato, alla vigilia del 24 maggio, festa della Patrona della Famiglia salesiana, proprio con lui, con don Ángel Fernández Artime.

Come è nata la decisione?

«Considerando l’emergenza con la diffusione del Coronavirus in gran parte del mondo, ho invitato i Salesiani, i membri della Famiglia Salesiana e i giovani a rinnovare l’affidamento fiducioso a Maria Ausiliatrice, seguendo l’esempio di don Bosco. Sentivo che questa era un’occasione perché come Famiglia Salesiana, in comunione con tutta la Chiesa, alzassimo le nostre mani e la nostra preghiera al Padre per mezzo dell’intercessione di Maria Ausiliatrice».

La devozione a Maria Ausiliatrice è da attribuire proprio a Don Bosco, che la scelse come patrona principale della famiglia salesiana e delle sue opere…

«Don Bosco si affidò sempre a Maria Ausiliatrice. Durante l’epidemia di colera nel 1854 invitò i suoi giovani a vivere in grazia di Dio, a confessarsi e a portare la medaglia di Maria Ausiliatrice. Quello che Don Bosco fece con i ragazzi dell’oratorio e con l’aiuto della sua mamma, Margherita Occhiena, è il segno della sua grande fede, della sua capacità di vivere anche le situazioni umanamente più dure in un’ottica profondamente credente. La cosa più sorprendente è che sapeva coinvolgere in questa prospettiva i suoi stessi ragazzi portandoli a fare scelte davvero straordinarie e controcorrente».

Quali sono le disposizioni d’animo richieste da Don Bosco per pregare la Vergine?

«La novena è espressione di quella fede semplice e popolare in cui don Bosco venne formato alla scuola di sua mamma. È un modo di esprimere la necessità di pregare con insistenza sapendo che questo aiuta a fare un cammino di fede e di abbandono a Dio e alla sua volontà. Don Bosco, quando era richiesto di qualche grazia, soleva rispondere: “Se volete ottenere grazie dalla Santa Vergine fate una novena” (MB IX, 289). Le disposizioni d’animo perché la novena sia efficace sono per Don Bosco le seguenti (nell’italiano del suo tempo): “1. di non avere niuna speranza nella virtù degli uomini: fede in Dio; 2.  la domanda si appoggi totalmente a Gesù Sacramentato, fonte di grazia, di bontà e di benedizione.  Si appoggi sopra la potenza di Maria che in questo tempio Dio vuole glorificare sopra la terra; 3. ma in ogni caso si metta la condizione del  fiat voluntas tua e ‘se è bene per l'anima di colui per cui prega’…”».

Nella storia spesso i cristiani si sono affidati a Maria ausiliatrice, in momenti duri. Quali tra queste hanno accompagnato maggiormente la sua decisione?

“Don Egidio Viganò, mio predecessore e successore di Don Bosco, diceva che Maria Ausiliatrice “è la Madonna dei tempi difficili”. Quando la Chiesa si è trovata in tempi di prova interna ed esterna si è rivolta a Maria Ausiliatrice: in occasione della vittoria di Lepanto (1571), di Vienna (1683), dopo la liberazione di Pio VII dalla prigionia napoleonica (1814). Anche la nostra Congregazione in diverse occasioni ha rinnovato il suo affidamento a Maria Ausiliatrice per poter essere fedele alla sua missione di evangelizzazione e di educazione della gioventù. In particolare mi piace ricordare la grande fede in Maria Ausiliatrice che ha accompagnato e sostiene ancora oggi la nostra opera missionaria nel mondo e di cui sono segno i santuari e le chiese a lei dedicati diffusi in ogni parte della Terra».

Qual è l'importanza e il significato dell'appellativo di "Ausiliatrice" attribuito a Maria, e come riscoprirlo oggi?

«Il titolo Ausiliatrice esprime la prerogativa di Maria come Madre che aiuta. È una Madre attenta, premurosa, come avvenne alle nozze di Cana. Interviene a favore dei suoi figli quando sono nelle necessità materiali e spirituali, intercedendo presso suo Figlio Gesù. Oggi questo appellativo va riscoperto soprattutto in riferimento all’aiuto che Maria ci dona per vivere la nostra fede cristiana, le promesse del nostro battesimo. In ottica educativa Maria è modello e aiuto di prevenzione nell’azione educativa a favore delle nuove generazioni. Lei precede e accompagna con la sua sollecitudine materna la missione della Chiesa chiamata ad essere Madre e Maestra».

L’iconografia di Maria ausiliatrice è associata anche a episodi, legati alla storia della Chiesa, in cui si attribuisce all'intervento di Maria una vittoria o una liberazione dal male. Perché?

«La devozione a Maria Ausiliatrice viene in particolare evidenza nelle ore di prova della vita della Chiesa. Questo ci ricorda che il cammino della fede non è una spensierata crociera, ma come ricorda il famoso sogno delle due colonne di Don Bosco, è navigare in un mare in tempesta, tra mille prove. Solo ancorando la nostra vita e quella delle nostre famiglie e comunità a Gesù Eucaristia e a Maria Ausiliatrice, avremo vita e salvezza nel tempo e nell’eternità».

Pensa che questa emergenza potrà aiutare, specie i giovani, a ripensare le priorità alla luce dei valori più autentici?

«Innanzitutto vengo a conoscenza di come tanti giovani delle nostre presenze pastorali ed educative, soprattutto in luoghi di grande povertà ed emergenza sociale, sono in prima linea per dare aiuto, sostegno, solidarietà. Certamente questo fatto della pandemia che ha un risvolto mondiale non ci lascerà come prima. Credo sia un forte invito a ricuperare tempi di riflessione e di preghiera perché tante cose che ci sembrano essenziali in poco tempo vengono meno. È una grande provocazione a riflettere sulla precarietà della condizione umana. È un campanello d’allarme per ripensare le grandi sfide della giustizia sociale, della solidarietà, del rispetto del creato. Soprattutto, e qui ritorna l’affidamento a Maria Ausiliatrice, è un richiamo a ritornare al Signore Gesù, al Vangelo, a una testimonianza credibile dell’amore di Dio come fece don Bosco con i suoi ragazzi dell’oratorio di Torino-Valdocco».

                                                                                Francesco Gnagni

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