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venerdì 19 agosto 2022
 
Covid 19
 

Monsignor Marcianò ai cappellani militari: «Miglioro, ma la ripresa è lenta»

15/11/2020 

“Sto migliorando e il tampone è negativo, ma la ripresa molto lenta, caratterizzata da tanta debolezza, a parere dei medici dovrebbe tenermi lontano dagli impegni pastorali almeno fino ai primi di dicembre; tra l’altro, come sappiamo, l’attuale situazione sanitaria assume toni sempre più preoccupanti, che rendono pressoché impossibile ogni programmazione”. E’ quanto scrive monsignor Santo Marcianò, Ordinario Militare per l’Italia, in una lettera ai cappellani militari. “Non è la prima volta – prosegue il presule –  che vivo la malattia o il ricovero ospedaliero ma, in questa pandemia, grazie anche agli inviti di Papa Francesco, percepisco un peculiare dono e appello alla fraternità universale”.

«Vogliamo vivere completamente abbandonati al Provvidente Amore di Dio, in un tempo in cui la sofferenza per la pandemia da Covid, la paura del contagio, l’incertezza economica, la stessa morte, stanno affliggendo l’umanità, trapassando il mondo, toccando tutti i cuori e tutti i Paesi: uomini e donne, anziani e bambini, poveri e ricchi… mentre forse risuona ancora, nel nostro cuore, il paradossale Vangelo delle Beatitudini, che Gesù ci ha offerto qualche giorno fa, nella Solennità di Tutti i Santi». Monsignor Marcianò si confida cuore in mano: «In certo senso, io sto toccando ancor più concretamente con mano questo “spirito delle Beatitudini”. Lo sto toccando a partire dalla prova, dall’«afflizione» nella quale la malattia ha posto anche me e come dono di coloro dai quali mi sento circondato. Lo sto toccando nella «misericordia» dei tanti professionisti, in particolare medici, infermieri e operatori sanitari del nostro Policlinico Militare del Celio, straordinariamente competenti e umanamente capaci di vicinanza, ai quali non finirò di dire grazie. Nell’«opera di pace» che i cari militari portano avanti con il servizio ordinario, la gestione delle emergenze, la custodia e la promozione di uno stile di sicurezza, capace di proteggerci vicendevolmente. Nella «mitezza» paziente di tanti malati come me, anche molto più gravi, che lottano nelle terapie intensive, sopportando i terribili sintomi, le cure forti, la piaga della solitudine, e che desidererei sentissero con forza la mia affettuosa condivisione e la mia preghiera»

 
 
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