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sabato 16 ottobre 2021
 
 

Cracovia-Roma, la via della santità

11/04/2011  Nel nome di Karol: un grande pellegrinaggio Unitalsi e la visita a Cracovia di Gianni Alemanno, sindaco di Roma, ripropongono il gemellaggio spirituale tra le due città.

L'incontro tra il sindaco di Cracovia Majachowski (a sinistra) e il sindaco di Roma Alemanno (foto G. Giuliani).
L'incontro tra il sindaco di Cracovia Majachowski (a sinistra) e il sindaco di Roma Alemanno (foto G. Giuliani).

Si stringono la mano nella sala del Municipio di Cracovia. Gianni Alemanno, sindaco di Roma, e Jacek Majachowski, sindaco di Cracovia, suggellano il “patto della santità”, perché da qui è partito Karol Wojtyla per diventare vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica.

     A tre settimane della beatificazione di Giovanni Paolo II l’orgoglio delle istituzioni corre sull’asse Roma-Cracovia. Alemanno spiega che a Roma è tutto pronto per accogliere migliaia di polacchi e il sindaco di Cracovia ringrazia il primo cittadino della seconda patria di Karol Wojtyla. Due anni fa era stato firmato da Alemanno e da Majachowski un “protocollo di intesa” tra le due città nel nome del Giovanni Paolo II. Adesso a Roma e Cracovia si apriranno contemporaneamente due mostre fotografiche sul grande Papa polacco. Quella di Roma verrà allestita all’aperto in piazza della Repubblica accanto alla stazione Termini con 44 fotografie, illuminate anche di notte, fino al 13 maggio. A Cracovia le foto della mostra ritraggono il “Papa romano”.

     Il sindaco della città di Wojtyla racconta di Cracovia che è stata capitale della Polonia quando il Paese non era ancora sparito dalla carta geografica dell’Europa, smebrato tra varie potenze come è accaduto spesso nella storia polacca. L’orgoglio della nazione è racchiuso tra il castello del Wawel e la stupenda piazza Cracovia è la patria dei santi polacchi: la regina Edvige, Faustina Kowalska, padre Massimiliano Kolbe che è morto ad Auschwitz, pochi chilometri da qui, e ora Karol Wojtyla.del mercato dominata dalle alte guglie della Chiesa di Santa Maria.  Spiega il sindaco Majachowski: “Nessun altro evento sociale o politico unisce i polacchi come la memoria dei suoi santi”.

     Una Polonia provata dalla crisi economica, divisa da lotte politiche infinite affronta la beatificazione di Giovanni Paolo II e spera di trovare unità e coraggio davanti alla sfida di una stagione difficile. Sottolinea il sindaco: “Karol Wojtyla ha contribuito moltissimo ai cambiamenti politici in Polonia. Senza di lui la strada verso la democrazia e la fine del regime comunista sarebbe stata certamente più accidentata. Ma oggi dobbiamo ritrovare lo spirito dell’inizio, cioè il coraggio da parte di tutti i polacchi di fare di più per il bene della nazione”. I due sindaci hanno storie diverse. Alemanno viene dalla tradizione della destra sociale, quello di Cracovia è esponente del partito dei post-comunisti. Ma stanno insieme nel nome di Karol Wojtyla.

Gianni Alemanno, sindaco di Roma (foto G. Giuliani).
Gianni Alemanno, sindaco di Roma (foto G. Giuliani).

“Il mio ricordo di Wojtyla? Lo rivedo affaticato che si aggrappa ai corrimano nell’aula di Montecitorio. Era un polacco che teneva così tanto all’Italia da essere diventato nostro concittadino”. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno passeggia per Cracovia e ragiona del “Papa romano”.

- Chi è Wojtyla per lei?

     “L’uomo della storia del Novecento. Senza di lui non sarebbe caduto il Muro di Berlino. E poi il Papa di Roma, di tutta la città, dei cattolici, dei laici, degli ebrei, dei musulmani. Il Papa mio concittadino, il Papa che ogni romano sentiva accanto a sé”.

- Si sa che ogni sera andava alla finestra del Palazzo apostolico e prima di dormire benediva Roma.

     “Me l’hanno detto. E credo che ogni romano debba essere grato al Papa, indipendentemente dalla sua fede. E lo debba essere anche ogni amministratore pubblico. Giovanni Paolo II ha indicato una strada di buon governo ad ognuno di noi”.

- In che senso?

     “E’ stato il Papa che ha rilanciato la dottrina sociale della Chiesa, che ha spiegato come occuparsi del bene comune senza lasciare nessuno ai margini. Per un sindaco è una grande lezione”.

- Anche per un sindaco di destra?

     “Vede, molti politici di destra indicano in Ronald Reagan un esempio da seguire. Io non sono d’accordo. Se dobbiamo indicare il modello di comportamento e insieme una guida per quanto riguarda diritti umani e libertà religiosa quello è senza alcun dubbio Karol Wojtyla”.

- Un pontificato politico più che spirituale?

     “No. Ma io voglio ragionare della cifra politica del pontificato. C’è l’impegno per Solidarnosc e quindi c’è la linea “anticomunista” di Wojtyla, ma c’è anche l’impegno contro le dittature in America Latina. A Santiago del Cile, in pieno regime di Pinochet, Karol Wojtyla va a parlare chiaro e riscatta la nazione, esattamente come aveva fatto per la Polonia. E questo non va dimenticato. E parla sempre nel nome dell’uomo oppresso, ma senza fini politici o ideologici, ma solo perché così indica il Vangelo”.

- Quindi è sbagliato dire Papa anticomunista e antifascista?

     “Sì, quelle categorie per Wojtyla non funzionano. Le sue parole e il suo pontificato le hanno sempre superate. Lui è il Papa della dottrina sociale, che guardava ogni uomo negli occhi e cercava di trasformarlo sulla strada dell’amore. E caduto il Muro e sparito il comunismo non ha avuto alcun timore ad indicare gli errori e le deviazioni del sistema capitalistico liberale”.

- Quante volte lo ha incontrato?

     “Alcune volte per motivi istituzionali. Mi ha sempre impressionato il magnetismo dei suoi occhi”.

- Cosa ha fatto il giorno della morte di Karol Wojtyla?

     “Sono andato in piazza San Pietro da solo senza scorta a pregare”.

- Qual è la frase del pontificato?

     “Non una frase, ma un’invettiva: il monito alla mafia lanciato dalla Valle dei Templi di Agrigento. La stessa invettiva lanciata contro il comunismo o i regimi dittatoriali America latina la lanciò contro la più grande e grave piaga italiana. E non va dimenticato il suo impegno nella denuncia dei mali e nelle esagerazioni del capitalismo. Secondo me non c’è mai stata una figura che ha messo insieme antocomunismo e anticapitalismo così come come ha fatto Papa Wojtyla”.

- Voleva bene all’Italia?

     “Moltissimo. E’ riuscito ad entrare nelle ossa e nelle vene di ogni cittadino italiano. Ma io credo che volesse bene in modo particolare a Roma. E lo dimostrano le visite quasi ogni domenica alle parrocchie di Roma. Ne ha visitate quasi trecento: un bell’impegno e il segnale della vicinanza del suo vescovo a Roma. E infine c’è quel “Santo subito”, frase italiana che è diventata linguaggio universale al punto di non aver bisogno di traduzione”, che messo d’accordo tutti, anche in una città un po’ litigiosa come Roma”.

Antonio Diella ed Elena Spadaro con il cardinale Dziwisz (foto G. Giuliani).
Antonio Diella ed Elena Spadaro con il cardinale Dziwisz (foto G. Giuliani).

Sono venuti a mantenere una promessa. Mille ragazzi dell'Unitalsi hanno camminato in Polonia sui passi di Giovanni Paolo II. Prima al santuario mariano di Czestochowa dove hanno lasciato una croce che a Roma lo scorso anno avevano posto sulla tomba del Papa nelle Grotte vaticane, poi l'incontro a Cracovia, nella Basilica Mariacka nell’antica piazza del mercato con il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia e segretario di Giovanni Paolo II.

    Al Pellegrinaggio ha chiesto di partecipare anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Spiega Elena Spadaro, responsabile dei giovani dell’Unitalsi: “Siamo venuti nel segno di quelle parole che il Papa aveva rivolto ai giovani al termine della sua vita: “Io vi ho cercato e voi siete venuti”. Il pellegrinaggio in Polonia è una tappa di un itinerario che sta portando i giovani dell'Unitalsi a visitare i luoghi di spiritualità europei, iniziato a Loreto. Al pellegrinaggio hanno partecipato anche 80 ragazzi in sedie a rotelle. 

     Il cardinale Dziwisz ha detto ai giovani dell’Unitalsi che Giovanni Paolo II considerava  i malati “i miei più grandi collaboratori”. Il presidente dell’Unitalsi Antonio Diella ha sottolineato che “non si può capire fino in fondo Giovanni Paolo II se non si viene nella sua terra”: “Lui era così perchè veniva da questa straordinaria storia di formazione e di vita e da una nazione che sa cosa è stata la sofferenza”.  Poi ha osservato che “i nostri malati hanno trovato nell'insegnamento di Giovanni Paolo II un grande motivo di speranza: lui ci fa capire che anche noi siamo importanti per Dio e per gli uomini”.  

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