logo san paolo
domenica 24 ottobre 2021
 
 

Credenti, ma "fuori dal recinto"

31/10/2013  Giovani e fede a Nordest. Un'altra ricerca dice che Dio è ancora una questione interessante, ma al di fuori dei percorsi tradizionali e delle istituzioni. Le difficoltà della Chiesa a dialogare con le giovani generazioni. Ecco cosa ne pensa il sociologo Alessandro Castegnaro.

I giovani stanno uscendo dal recinto, ma ciò non significa che abbiano perso le “antenne della fede”. In altri termini, le nuove generazioni dicono ancora “sì” a Dio, molto meno all’istituzione Chiesa. E’ la tesi di fondo del sociologo Alessandro Castegnaro, presidente dell’Osservatorio Socio-religioso Triveneto, che attorno al rapporto tra nuove generazioni e fede ha realizzato un’indagine,  sintetizzata nel saggio “Fuori dal recinto” (Ancora Editrice).

   I giovani del Nord-Est, afferma il sociologo, non sono diventati  increduli e  indifferenti, ma ricercatori di nuovi itinerari spirituali, forme di credere più libere, individuali, che scartano l’obbedienza a schemi  e itinerari precostituiti. E lo scarto con le generazioni precedenti è deciso. Bastano pochi dati a dimostrarlo: molti degli indici di religiosità tradizionali, non solo diminuiscono ma si dimezzano passando dalla generazione  dei “padri” (48-56 anni) a quella dei figli (18-26 anni). Chi dice di andare a messa con una certa frequenza (almeno una volta al mese)  passa dal 47% al 26%; chi prega almeno qualche volta  alla settimana dal 58% al 28%. Muta anche radicalmente l’atteggiamento di fronte alla Chiesa cattolica:  l’area formata a chi sente di appartenere  a essa “senza riserve” o con “poche riserve”, dice la ricerca, passa dal 57% al 27%, col salto generazionale. Coloro, invece, che dicono di non appartenere ad alcuna religione passa dall’8% al 30%. Infine quanti dicono che la Chiesa cattolica “crea disagio”  passano dal 34% al 60% e chi la ritiene “lontana”  dal 51% al 73%. Muta pure il quadro delle credenze:  chi appare sicuro dell’esistenza di Dio passa  dal 50% al 32% e chi non ha dubbi sulla resurrezione dal 31% al 15%.    

Il sociologo Alessandro Castegnaro.
Il sociologo Alessandro Castegnaro.

 Chi sono  professor Castegnaro i  ‘fuori dal recinto’?
“Non certo quelli che sono lontani da Dio, cosa assai ardua mi creda,  o fuori della Chiesa. Essere ‘fuori dal recinto’ significa rivendicare che al centro del  discorso pongo il soggetto, la persona che chiede all’istituzione di aiutarlo a vivere. E’ colui che ti chiede: hai qualcosa da dirmi sulla mia felicità, sulla mia salvezza. Parla, fammi vedere, poi sarò io a decidere che fare”.

Lei sostiene che la contrapposizione credente-incredulo che certa sociologia, anche di scuola cattolica, fa è sbagliata. Perché?  
“Anche qui, ripeto, dobbiamo cambiare occhiali: dire che i giovani credono o non credono non è corretta, perché  tutti siamo dei percorsi, delle storie, in continua tensione tra il credere e il non-credere, l’amare e il non-amare, il volere e il non-volere. Ho usato nel libro l’immagine dei due alberi e della foresta per spiegare che  noi ci occupiamo  troppo spesso solo del fondamentalista cattolico, da una parte, e dell’ateo convinto dall’altra, e tralasciamo di  conoscere tutti quelli, che sono  i più, che stanno nel mezzo. Che parole di vita abbiamo per la ‘foresta’ dei giovani del Nordest, che poi sono come gli altri italiani?”.
 
  L’abbandono delle chiese non significherebbe, quindi, brancolare nel buio della fede.
“La situazione è più fluida: i giovani si trovano in situazione d’incertezza, ma anche di apertura. Le faccio un esempio: E’ vero che  c’è un dato preoccupante sulla percentuale dei giovani che non credono nella vita eterna. Ma a me pare interessante soprattutto il fatto che la grande maggioranza su questa verità di fede si dichiari incerta”.  

  Ma intanto i cosiddetti ‘incerti’, a breve, magari al prossimo questionario, passeranno dalla parte di chi si dichiara definitivamente non credente. In altre parole, la sua non è un’analisi troppo ottimistica?
"
Una parte di questi andrà in quella direzione. Ma insisto: i giochi sono tutt’altro che fatti. Sarebbe interessante, per esempio, studiare  come l’immagine di papa Francesco  abbia contribuito a far mutare l’immagine di Chiesa percepita dai giovani oggi. Credo che qualcosa già ora sia cambiato”. 

  Per poter riallacciare un dialogo  con le giovani coscienze, lei sostiene la necessità che la chiesa si trasformarsi da ‘museo’ a  ‘laboratorio’. Che significa?
"Eliminare intanto alcuni inciampi, come l’ipertrofia normativa, le troppe regole  sui comportamenti, basti pensare alla morale sessuale.  All’istituzione si chiede di ispirare valori, di dire parole di salvezza, non di dettare norme. La trasmissione di dottrina non funziona più. Il futuro, comunque, è ancora nelle mani della Chiesa: ma deve accettare questa sfida posta dalla nuova identità dei giovani”. 

  Lei, però, rimprovera alla Chiesa di non saper più parlare ai giovani. Qual è il motivo di questa incapacità?
“Sono molti, ma il motivo più ovvio è che la nostra Chiesa è demograficamente vecchia. I giovani sono diventati un territorio straniero, un mondo che non si conosce e di cui si favoleggia”. 

  Perché schierarsi così apertamente dalla parte dei giovani?
 “Perché ritengo non sia  utile, né corretta l’immagine del tutto negativa che la sociologia di varia tendenza da’ dei giovani. Il libro è in polemica esplicita con una certa idea di ‘generazione perduta’ sottoscritta anche da parte cattolica”. 

  Cioè?
"Le diagnosi sono sconfortanti, di un pessimismo cosmico. Ma prive di fondamenti. Riflettono, invece, una conoscenza sempre più scarsa delle ultime generazioni”.
 
  Una difficoltà d’analisi sociologica? Lei che propone?
"
Di cambiare lo sguardo. Non è solo questione di avvicinarsi ai giovani per osservarli più da vicino, ma di creare  contesti positivi in cui loro possano esprimersi e siano interessati a farlo. Insomma: più che chiederci come sono i giovani di oggi, dovremmo chiederci come potrebbero essere se a loro fossero date certe condizioni. Le faccio un esempio: tutta quella letteratura che insiste solo sull’idea che i giovani d’oggi siano malati di individualismo è miope e superficiale".
  

Non è così? Le categorie di individualismo e relativismo sono forvianti?
 "Sì perché c’è individualismo e individualismo. C’è quello necessario alla costruzione della persona. E uno connotato moralmente che indica l’assenza di interesse per l’altro, ma che non è affatto dimostrato dalle indagini. Ma chi realisticamente può pensare che la nostra società potrebbe reggere un solo giorno in più  se non ci fosse interesse, rispetto e relazionalità verso l’altro? O se non ci fossero decisioni etiche sottese". 

In altri termini, l’analisi che si fa in ambito ecclesiale è autoreferenziale?
"Proprio così. Il ragionamento è semplice: i giovani sono usciti dalla chiesa. E questo è un dato  sociologicamernte certo. Ma poi  il ragionamento prosegue in modo  sbagliato: perché i giovani abbandonano le parrocchie e le chiese? Perché sono diventati increduli? Perché hanno perso le antenne della fede, si dice. Conclusione: tutto ciò determina deriva morale, relativismo, nichilismo. Ma questa lettura è del tutto ecclesiocentrica. E’ di nuovo il trionfo del vecchio  principio “Extra ecclesia, nulla salus”. 

In definitiva, una diagnosi troppo auto-assolutoria per la Chiesa, lei replica, e che non aiuta a risolvere il problema. E’ così?
“Certo. Perché affermo  che i problemi sono  più nel rapporto tra i giovani e Dio che non tra i giovani e la Chiesa. Quasi scaricando la colpa su Dio. L’opinione diffusa  che i giovani  siano  chiusi e indifferenti alla dimensione spirituale è un’altra grossa mistificazione da denunciare. Ha mai notato com’è cresciuta negli ultimi anni la sezione ‘religione’ nelle librerie italiane?".

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo
Collection precedente Collection successiva
FAMIGLIA CRISTIANA
€ 104,00 € 0,00 - 11%
CREDERE
€ 88,40 € 57,80 - 35%
MARIA CON TE
€ 52,00 € 39,90 - 23%
CUCITO CREATIVO
€ 64,90 € 43,80 - 33%
FELTRO CREATIVO
€ 23,60 € 18,00 - 24%
AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
€ 46,80 € 38,90 - 17%
IL GIORNALINO
€ 117,30 € 91,90 - 22%
BENESSERE
€ 34,80 € 29,90 - 14%
JESUS
€ 70,80 € 60,80 - 14%
GBABY
€ 34,80 € 28,80 - 17%
I LOVE ENGLISH JUNIOR
€ 69,00 € 49,90 - 28%