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Cosa possiamo imparare dalla vendemmia

07/10/2021  Una preziosa occasione per riflettere sui casi della vita e meditare sul Vangelo. L'intervento del teologo Gaetano Piccolo

Alcuni giorni fa, sono passato a fare visita in campagna al mio amico Paolino, uomo di grande saggezza, sempre pronto a regalarmi, oltre ai prodotti della terra, una visione profonda sulle cose della vita. Non avevo realizzato che eravamo nel tempo della vendemmia e mi sono sentito un po’ imbarazzato quando mi sono reso conto di averlo distolto dal suo lavoro. Ma Paolino non si è perso d’animo: mi ha dato un paio di forbici a mi ha invitato a restare un po’ lì, rigorosamente in silenzio, aiutandolo nel suo lavoro. Paolino è uno di quei tipi che non ammette replica. Ho capito subito che quello che avrebbe voluto dirmi quel giorno, lo avrei capito da solo, imparando dalla vendemmia. Prima di lasciarmi solo tra le viti, Paolino ha gettato lì una domanda: «Caro padre, tu che ami tanto giocare con le parole, sai da dove viene il termine “vendemmia”?». Ovviamente non lo sapevo. «Per fare qualcosa di buono», mi ha detto, «devi togliere». Tornato a casa, ho guardato su Google… Vendemmia viene da “vinum demere”, togliere il vino! Eh sì, bisogna togliere e tagliare per produrre qualcosa nella nostra vita. Nel tempo che ho passato tra i filari mi sono reso conto che i grappoli non erano tutti uguali! In alcune zone il frutto era abbondante, in altre era del tutto assente. Eppure Paolino mi aveva assicurato di aver dedicato la stessa cura a tutta la vigna. Certamente siamo chiamati a prenderci cura della nostra vita, ma non dobbiamo meravigliarci se il risultato non è sempre quello che ci aspettiamo! Mentre tagliavo i grappoli d’uva, mi sono anche accorto che spesso erano nascosti dietro alle foglie: «Togli pure le foglie, non servono più», mi diceva Paolino, «così vedrai meglio dove tagliare». Quel tempo è stato anche un’occasione per meditare sul Vangelo: «Io sono la vite, voi i tralci». Eppure, caro Gesù, i tralci sono evidentemente la parte più esposta alle intemperie. Tu che sei la vite, così robusta e solida, sei colui su cui ci appoggiamo, ma il vento, la grandine, gli insetti cadono su di noi. Prima di congedarmi, Paolino mi ha portato nel locale dove era già iniziata la pigiatura: «Vedi, padre, quello che ci fa gioire è il risultato di una pressione che ti schiaccia, ma senza la pigiatura non ci sarebbe vino». Mi sono rimesso in macchina ancora tra mille pensieri, solo dopo un po’ mi sono accorto che Paolino aveva riempito la macchina di cassette di uva e verdura.

 
 
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