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martedì 09 agosto 2022
 
Il Natale nel Vangelo
 
Credere

Chi era davvero Gesù?

16/12/2021  Con il cardinale Gianfranco Ravasi andiamo alla scoperta della biografia di Gesù secondo ciò che narrano le Scritture

A Natale i cristiani celebrano il mistero dell’Incarnazione: in un giorno preciso della storia e in un luogo ben determinato è nato il Salvatore, Cristo Signore. Ma chi è quel Gesù venuto al mondo a Betlemme? Cosa sappiamo degli avvenimenti di quei giorni? Si tratta di un racconto simbolico o di una cronaca reale? Per rispondere a queste domande ci facciamo aiutare dal cardinale Gianfranco Ravasi che ha recentemente affrontato gli stessi interrogativi in un libro intitolato Biografia di Gesù secondo i Vangeli (Raffaello Cortina editore, 256 pagine, 19 euro) che da alcune settimane tiene saldamente i primi posti nella classifica di vendita dei libri religiosi. «È un successo che io stesso non mi sarei aspettato», ammette il noto biblista che dal 2007 è il “ministro della cultura” del Vaticano. «Il libro», spiega, «mi è stato chiesto da un editore laico e si inserisce in una collana intitolata Scienza e idee. Quindi è rivolto a un pubblico laico interessato ad approfondire i Vangeli e la figura di Cristo con rigore scientifico. Ma dall’altra parte è offerto anche ai credenti come una specie di guida didattica e catechistica, per andare oltre il devozionismo e rispondere alla domanda pronunciata da Gesù quel giorno a Cesarea di Filippo: “Ma voi chi dite che io sia?” (Matteo 16,15)».

Una biografia di Cristo?

Comporre una “biografia” di Gesù non è cosa da poco. «Un grande studioso della Bibbia, il domenicano Marie-Joseph Lagrange, diceva che i Vangeli sono la sola vita di Gesù possibile», chiarisce il cardinale Ravasi. «In effetti non abbiamo materiale per una biografia nel senso tradizionale ma ciò non significa affatto che nei Vangeli non ci sia niente di storicamente fondato. I Vangeli si muovono come sul crinale di una montagna. Da un versante troviamo tanti elementi che permettono di ricomporre la vita di Cristo: ci sono coordinate storiche, culturali, geografiche e politiche. Ma poi c’è il versante che illumina tutti i dati storici: è quello della fede pasquale, l’Evangelo, la buona notizia». «Quindi», riassume Ravasi, «per leggere i Vangeli occorre intrecciare due metodi che hanno ciascuno le proprie regole: da una parte il metodo scientifico/storico e dall’altra il metodo teologico. Chi usa solo la storia trova poco, chi usa solo la teologia compone una figura di Cristo tutta spirituale, scollegata dalla realtà, quasi mitica».

L’identikit certo

  

Chiarito il metodo, con il cardinale proviamo dunque a tracciare un “identikit” di quell’uomo nato a Betlemme che, per i credenti, è il Salvatore. «Nei testi troviamo tutte le informazioni necessarie per compilare la sua “carta d’identità”», spiega Ravasi. «Il nome è ebraico: Jeshu, abbreviazione di Jehoshua, che significa “il Signore salva”. Josef, Giuseppe, è il padre legale. Abbiamo una madre reale: Myriam, Maria. Abbiamo un luogo di nascita: Betlemme, anche se è oggetto di dibattito e andrebbe confermato. C’è una data di nascita abbastanza precisa, che non è l’“anno zero” indicato dalla tradizione. Grosso modo è il 6 avanti Cristo, tenuto conto del fatto che Erode muore nel 4. C’è una residenza che è stata Nazaret per un lungo periodo. Sicuramente si tratta di un dato storico perché questo piccolo villaggio, poco stimato, è ignorato nelle Scritture sacre d’Israele e non ci sarebbe stata altra ragione per collocare lì la prima parte della sua vita. Poi Gesù diventa una specie di persona senza fissa dimora. La sua professione è quella di carpentiere, ereditata dal padre, e poi di rabbì (maestro) ambulante. Anche lo stato civile si evince chiaramente dai Vangeli: Gesù era celibe».

Una nascita in poche parole

E veniamo allora al racconto del Natale. Incredibilmente, solo due evangelisti su quattro narrano la nascita di Gesù. Matteo, nel capitolo 1, fa una lunga genealogia per dimostrare che Gesù è discendente del re Davide e, nel capitolo 2, racconta la venuta al mondo di Gesù in poche parole: «Nato Gesù a Betlemme di Giudea, durante il regno di Erode». Poi descrive la visita dei Magi, Giuseppe che viene avvertito in sogno di fuggire per scampare alla strage degli innocenti, la fuga in Egitto e il ritorno a Nazaret. Luca nel capitolo 1 narra l’annuncio a Maria e la visita a Elisabetta. Nel capitolo successivo descrive il travaglio che coglie Maria mentre si trova con Giuseppe a Betlemme per il censimento, il parto nella stalla, l’angelo che chiama i pastori e la loro adorazione davanti al bambino. Poi, ancora, la presentazione al tempio di Gerusalemme. Il cardinale-biblista dice che non deve stupire il poco spazio dato nella Sacra Scrittura al Natale: «I Vangeli sono un dipinto più che una foto», ci spiega, «gli evangelisti guardano alla stessa storia da quattro angolature diverse, selezionano alcuni episodi e ne tralasciano altri».

Dalla storia alla teologia

  

Nei quattro capitoli di Matteo e Luca sulla nascita di Gesù cosa c’è di “storico”? «Nel Vicino Oriente erano molto importanti le memorie familiari, tramandate per via orale all’interno del clan», spiega il presidente del Pontificio consiglio della cultura. «Se osserviamo attentamente, ci accorgiamo che il racconto dell’infanzia di Gesù in Luca è una memoria del clan di Maria e quello di Matteo della famiglia di Giuseppe. Quindi c’è un nucleo storico tramandato dalle due famiglie, trasfigurato simbolicamente dalla fede degli evangelisti e delle loro comunità. Perché i Vangeli dell’infanzia hanno una storicità diversa dal resto della narrazione», avverte il cardinale Ravasi. «Le scarne notizie storiche in questi capitoli vengono subito trasfigurate dall’interpretazione teologica. Per esempio: le figure dei Magi forse sono fondate su un incontro di Maria, Giuseppe e il bambino con una carovana che veniva da oriente. Ma nella narrazione evangelica i Magi sono rappresentati quasi come una processione liturgica di tutte le nazioni che trovano il Cristo sul trono delle braccia di sua madre. Poi i cristiani dei primi secoli hanno aggiunto dettagli: a causa dei tre doni offerti a Cristo (oro, incenso e mirra) hanno contato i Magi in numero di tre, li hanno fatti diventare re sulla base del Salmo 72, hanno attribuito loro i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Sono informazioni che nel testo del Vangelo non ci sono». E le figure di Maria e Giuseppe? «Abbiamo elementi che sono certamente storici: infatti nessuno avrebbe mai inventato per il proprio Dio una famiglia così modesta», dice Ravasi. «Però entrambi sono protagonisti di episodi che entrano nel registro teologico: sia Maria che Giuseppe ricevono un’annunciazione: l’una nel testo di Luca, l’altro in quello di Matteo. È il divino che entra in contatto con l’umano e le loro vite vengono indirizzate in un nuovo orizzonte».

Annunci che ti cambiano

Le annunciazioni sono simboli o fatti reali? «Non si deve pensare che dal cielo sia scesa una persona alata (rappresentazione che è stata aggiunta molto dopo dall’arte): infatti il termine che usa la Scrittura è malak, che significa messaggero. Ma non si tratta nemmeno di una semplice suggestione interiore», chiarisce il biblista. «Questi annunci sono un’esperienza realmente vissuta da Maria, Giuseppe e i pastori. L’esperienza di una presenza superiore, trascendente, percezione reale di un’irruzione divina con un messaggio per loro. Un’esperienza che ha un effetto anche fisico e che cambia la loro vita concreta». In fondo è così anche per noi la venuta di Cristo nel Natale.

 
 
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