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La biodiversità è la nostra ricchezza

14/10/2021  Nella Puglia di don Tonino Bello c’è una realtà agricola, nata dalla fede della comunità cristiana, che crea lavoro sia per i giovani del posto che per le persone immigrate. Qui nessuno è uno «scarto»

«Attenzione alle radici»: mai espressione fu più indicata per raccontare la storia di un progetto in cui la cura della biodiversità, l’espressione della religiosità popolare e le opportunità di lavoro e di integrazione hanno il loro simbolo in una radice, la pestanaca. Tra il viola e l’arancione, croccante e profumata, produzione tipica di un fazzoletto di terra salentina, tra Tiggiano, Tricase e Specchia, oggi questa specie di carota — ma per carità non chiamatela così — è il fiore all’occhiello nella produzione agricola della cooperativa sociale Ipad Mediterranean. E sarà una delle esperienze che verrà presentata alla Settimana sociale di Taranto. Composta da 9 soci, tra i quali 4 lavoratori extracomunitari, Ipad si costituisce nel 2019 grazie alla lungimiranza dell’allora parroco di sant’Ippazio a Tiggiano, don Lucio Ciardo, oggi direttore della Caritas diocesana di Ugento-Santa Maria di Leuca. «Eravamo tutte persone con un lavoro precario», racconta Enzo Chiarello, socio fondatore e oggi presidente di Ipad. Quando don Lucio venne a conoscenza del concorso Tuttixtutti promosso da Sovvenire, d’accordo con Antonella Martella, animatrice del progetto Policoro, sollecitò i giovani a partecipare. Su 490 progetti, la neonata cooperativa, con la proposta della coltivazione della pestanaca arrivò seconda, e con i 12 mila euro di premio ampliò un progetto che oggi oltre all’agricoltura spazia nel campo dell’accoglienza e dei servizi.

LA RADICE DI SANT’IPPAZIO

La tradizione popolare lega la pestanaca alla devozione a sant’Ippazio, patrono di Tiggiano, attribuendo alla radice proprietà antiossidanti e benefici effetti sulla fertilità maschile, di cui il santo è considerato protettore. La leggenda racconta che Ippazio durante il Concilio di Nicea, in un litigio con alcuni eretici seguaci di Ario, ricevesse un calcio nel basso ventre che gli procurò un’ernia inguinale. Le reliquie del santo arrivano nel Salento con i monaci basiliani, in fuga dalle persecuzioni: siamo in gennaio, nel pieno della raccolta della pestanaca. Il connubio è inevitabile e così, ancora oggi, il 19 gennaio, per la festa patronale, la radice la fa da regina. «È un ortaggio che più cresce più scende in profondità nel terreno», spiega il parroco, don Antonio De Giorgi. Un simbolo, aggiunge, «del radicamento nella fede».

UNA TERRA “FINESTRA”

  

«Questa comunità ha come protettore un vescovo arrivato dall’Oriente», commenta Chiarello, «un martire, vissuto intorno al 330–350 in Turchia. Tutto ciò oggi ci racconta questa nostra terra, che da sempre è stata accogliente del forestiero, anzi dal forestiero è stata influenzata in modo significativo». È la terra di don Tonino Bello, «terra finestra», come l’ha definita papa Francesco nella sua visita, e speranza per quanti vi approdano in fuga e in cerca di un futuro migliore. «Aver vinto il concorso ha permesso a una comunità piccola come Tiggiano di legarsi ad altre comunità e creare quella convivialità delle differenze che don Tonino ha insegnato», aggiunge Massimo Buccarello, socio Ipad e mediatore culturale. Lo confermano i soci stranieri, Mba Ceesay e Yaya Krubally dal Gambia, Khalid Kakar, ingegnere afghano, e Dionke Konate dal Mali, accolti prima in parrocchia, dove hanno imparato l’italiano e fatto scuola, e poi passati alla cooperativa. «Ci chiamiamo Ipad, acronimo che sta per “Integration, peace and development” (Integrazione, pace e sviluppo), e vogliamo essere un segno», dice Enzo. In concreto significa «coinvolgere i giovani che vivono sul territorio, valorizzando le loro risorse e la voglia di affrontare il problema del lavoro attraverso la cooperazione e la creatività, liberandolo da forme di dipendenza e sfruttamento». Dalla pestanaca sono stati ricavati una salsa, un pesto e una marmellata, ma ora l’interesse è rivolto anche a «frutti meno noti e quasi dimenticati, presenti sul nostro territorio», spiega Chiarello: «giuggiole, fichi d’india, fichi, corbezzoli. È l’obiettivo del nostro progetto: gli ultimi non sono necessariamente tali e ognuno è una ricchezza». La produzione di Ipad, che comprende anche cereali e prodotti dell’orto, finisce anche all’ospedale “Cardinal Panico” di Tricase, con cui è iniziata una collaborazione. La cooperativa fornisce servizi alla Caritas diocesana, ad altre organizzazioni ecclesiali (come la Fondazione De Grisantis) e alla pubblica amministrazione. Per conto della Caritas diocesana, Ipad si è occupata del progetto “Apri”, maturando specifiche competenze nel campo della salute degli immigrati, e del progetto “Otto per mille–Emergenza Covid-19”. Ha preso, inoltre, in gestione l’oratorio Luciperti a Tiggiano e la casa per ferie “Oasi del bello”, dove accoglie gruppi e famiglie.

UNA COMUNITÀ CHE INTEGRA

In futuro è prevista una vendita online dei prodotti agricoli, anche se, specifica Chiariello, la pestanaca, è «buona e preziosa ma, per la sua forma allungata, è fragile, difficile da estrarre dal terreno. Una delicata rarità, il cui prezzo si aggira sui 7 euro al chilo». Di certo la radice sarà protagonista del catering multietnico che Ipad ha in progetto di realizzare a breve. In cucina ci sarà Motiaa Killeh, originaria dalla Siria. È la mamma di Fayssal, 21 anni, Wael, 18 anni, e Mohammad, 15 anni, e moglie di Adnan. Sono arrivati a Tiggiano nel 2017 con il progetto Sprar. Motiaa è una maestra nel preparare le squisite pietanze mediorientali: il pane siriano, la kupa, il felafel, lo yogurt. E la pestanaca avrà il suo posto d’onore nel menu. Anche questa esperienza sarà presentata all’incontro “Carta di Leuca”, un’iniziativa ispirata a don Tonino che sta molto a cuore all’attuale vescovo: «È un meeting internazionale che raccoglie giovani del Mediterraneo», spiega monsignor Vito Angiuli. «L’obiettivo è creare cultura e integrazione mettendo in campo iniziative concrete come questa, in cui sono coinvolte anche le persone immigrate che fanno parte della nostra comunità».

Foto di Cosmo Laera

 
 
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