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venerdì 18 giugno 2021
 
8 marzo
 

Aziende agricole al femminile in crisi, colpite dalla pandemia

05/03/2021  A metterlo in evidenza è l'associazione Donne in camp di Cia-Agricoltori italiani. Una perdita enorme, perché le donne in agricoltura sono quelle più impegnate nella sicurezza alimentare, nella difesa del territorio, nella transizione ecologica e sostenibile

(Foto Reuters: donne al lavoro in un vigneto)

Le donne in Italia sono sempre più protagoniste del mondo dell’agricoltura e del suo sviluppo multifunzionale (dagli agriturismi alle fattorie didattiche), il loro contributo al lavoro dei campi è una risorsa preziosa e il loro ruolo nel garantire la sostenibilità delle comunità rurali è sempre più significativo. Nel nostro Paese circa un’impresa agricola su tre è a conduzione femminile. Ma la pandemia del Covid-19 si è abbattuta su questo settore in modo pesante: nell’arco di un anno le aziende agricole a conduzione femminile registrate per il 2020 da Unioncamere sono passate da 210.402 a 207.991, con un calo di 2.411 imprese. 

A mettere in evidenza questa situazione di crisi è Donne in campo, l’associazione al femminile di Cia-Agricoltori italiani. Si tratta di una perdita particolarmente preoccupante, sottolinea l’associazione, perché le aziende al femminile sono quelle più impegnate nel biologico, nella sicurezza alimentare, nella valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente, nella difesa del terriitorio. In definitiva, quelle in prima linea nell’attuazione della cosiddetta transizione ecologica e sostenibile. 

«È necessario sostenere queste imprese, impegnate a ricucire gli strappi tra la sostenibilità economica e quella ambientale e sociale», afferma la presidente di Donne in Campo-Cia, Pina Terenzi. «Serve favorire l'accesso alla terra da parte delle donne che, a tutte le età, e a volte dopo la crescita dei figli, desiderano impegnarsi in agricoltura».

E aggiunge lanciando un appello al mondo della politica: «Ci aspettiamo molto dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Come Donne in Campo, chiediamo che parte delle risorse del Recovery vengano utilizzate per finanziare, sostenere e diffondere le esperienze di cui alcune già avviate, come la costruzione di filiere sostenibili, la produzione di fibre vegetali per tessuti e piante tintoree per le colorazioni naturali, ma anche finanziando progetti di ricerca per lo studio di nuove fibre vegetali per bioplastiche ed altri materiali. E ancora, occorre avviare un reale incremento della produzione di erbe officinali per erboristeria e industria farmaceutica».

Altri interventi necessari, secondo la Terenzi, riguardano la produzione di energie rinnovabili, la formazione per il settore vivaistico sul recupero della biodiversità, come anche progetti di rigenerazione del suolo, la formazione sul valore del patrimonio culturale e paesaggistico. E un pensiero particolare al sostegno delle famiglie: «Il Recovery Plan dovrà impegnare risorse anche per migliorare i servizi nelle aree rurali, garantendo i presidi sanitari, ma anche rilanciando la rete dei Consultori familiari che hanno svolto un ruolo strategico nei territori a sostegno delle donne e della famiglia, garantendo e sostenendo anche il diritto delle stesse alla maternità».

 
 
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