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Cristian: cittadinanza italiana, e poi esami di maturità

20/03/2015  La madre Gloria, di origine colombiana: «Negli anni ho sentito sbattermi la porta in faccia da parte delle istituzioni per avere un figlio con la sindrome di Down».

Forse qualcuno ricorda la vicenda di Cristian Ramos: sua madre Gloria, di origine colombiana, si era battuta per fargli ottenere la cittadinanza italiana, inizialmente negata perché il figlio ha la sindrome di Down, anche se è nato e cresciuto nel nostro Paese.

A giugno Cristian affronterà gli esami di maturità al liceo classico e farà un’audizione per un’accademia di arte, teatro e musica, la sua grande passione. La madre Gloria, sposata con un italiano (che l’ha lasciata dopo la nascita del figlio disabile), ha raccontato la sua storia nel pomeriggio del 23 febbraio alla Camera dei Deputati, in occasione del convegno “Down to Italy. I diritti delle persone con disabilità straniere in Italia”, promosso dall’Associazione italiana persone down (Aipd).

«L’iter per la cittadinanza di Cristian, durato due anni, si è concluso positivamente grazie all’Aipd e all’onorevole Khalid Chaouki, che si sono interessati alla nostra vicenda e ci hanno sostenuto», ha ricordato. «È stato un periodo di grande dolore e umiliazione: nel corso degli anni ho sentito sbattermi la porta in faccia da parte delle istituzioni per avere avuto un figlio con la sindrome di Down. Io spero che la triste storia della mia famiglia in Italia non si ripeta per altri», ha concluso Gloria.

Alla donna era stato negato nel 2012 il permesso di presentare la domanda per la cittadinanza, perché secondo gli impiegati degli uffici preposti l’allora diciottenne Cristian non era in grado di prestare giuramento. Invece la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata anche dall’Italia, afferma chiaramente che la disabilità non può essere in alcun modo ritenuta un ostacolo per l’ottenimento della cittadinanza.

Di fatto però il nostro Paese non ha ancora adeguato la normativa nazionale, lasciando le persone disabili in una situazione difficile, in cui l’esercizio dei propri diritti non è per nulla scontato.

Nelle foto (di Marta Rovagna/Aipd) Gloria e Cristian Ramos.
Nelle foto (di Marta Rovagna/Aipd) Gloria e Cristian Ramos.

"Però, signora, lei non può pretendere..."

Ma la signora Ramos ha tenacia da vendere: dopo aver fondato nel 2006, insieme ad altre famiglie, l’associazione “Ci siamo anche noi” contro le discriminazioni delle persone disabili, aveva scritto al sindaco di Roma ricevendo l’appoggio dei parlamentari Khalid Chaouki ed Emanuele Fiano, che avevano presentato una interrogazione parlamentare. Finalmente nel giugno 2013 Cristian ha prestato giuramento presso l’Anagrafe di Roma.

E proprio il tema della cittadinanza è all'ordine del giorno nei lavori parlamentari, ha riferito il deputato del Partito democratico Chaouki: «Iniziamo a occuparci dello ius soli, ma vogliamo affiancare il dibattito politico con storie d’integrazione nel rapporto con la società. Il lavoro sulla cittadinanza però deve essere trasversale quanto più possibile, non prerogativa di chi si occupa d’immigrazione».

«Noi continuiamo la lotta: Cristian da oltre un anno è cittadino italiano, è sempre stato accettato da scuola e sanità, ma ho sempre avvertito un pregiudizio nei suoi confronti. “Però signora lei non può pretendere...”, mi dicevano», ha sottolineato Gloria. «Pensavo che fosse sufficiente dire che era nato a Roma per avere un diritto, nella mia semplicità, ma non è così. A mio parere c'è un vuoto legislativo e tanta ignoranza soprattutto da parte di chi, nelle istituzioni, lavora a contatto con il pubblico e che dà spesso risposte carenti o sbagliate».

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