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Cristiani, una minoranza turca

28/11/2014  Non arrivano all'un per cento della popolazione, ma i cristiani in Turchia continuano a coltivare la loro fede

In quest'immagine e in quella di copertina: fedeli in preghiera nella chiesa di Sant'Antonio, a Istanbul. Foto Reuters
In quest'immagine e in quella di copertina: fedeli in preghiera nella chiesa di Sant'Antonio, a Istanbul. Foto Reuters

Sugli oltre 75 milioni di abitanti che popolano la Turchia, i cristiani rappresentano una piccolissima minoranza. Il 98 per cento della popolazione, infatti, è musulmana (68 per cento sunnita, 30 sciita). Il restante due per cento della popolazione è diviso tra piccoli gruppi di comunità di ebrei sefarditi, greci e armeno-ortodossi, cattolici di rito bizantino e armeni protestanti. I cattolici sono lo 0,07 per cento della popolazione, secondo i dati dell'ottobre di quest'anno forniti dalla segreteria di Stato vaticana.
Il vicariato apostolico di Istanbul, Ankara e Bursa comprende 15.650 cattolici, 5 chiese o stazioni missionarie, 38 sacerdoti religiosi, 6 religiosi non sacerdoti, 38 religiose, 13 istituti di educazione e 7 di beneficienza. Nell'ultimo anno ci sono stati 67 battezzati.

Prima del grande scisma del 1054, Costantinopoli era una delle cinque sedi principali della cristianità stabilite dal Concilio di Calcedonia del 451. Nei fatti era la seconda sede dopo Roma, mentre le altre erano Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. L'attuale Patriarca è Bartolomeo I (Dimitrios Archondonis). La sede del Patriarcato è la Cattedrale di San Giorgio, nel Fanar, il quartiere greco di Istanbul.

Pur essendo un Paese a maggioranza musulmana e oggi guidata dal presidente Erdogan, del partito islamico, la Turchia resta fondamentalmente ancora laica grazie alle gesta del suo fondatore Ataturk. Fin dal 1923 Ataturk avviò una serie di riforme molto importanti abolendo il Califfato, deponendo il sultano Maometto VI e ponendo le organizzazioni religiose sotto il controllo statale. Ataturk riconobbe la parità dei sessi, istituì il suffragio universale, spostò il giorno di festa dal venerdì alla domenica, proibì l'uso del velo islamico alle donne nei locali pubblici (anche se oggi il partito islamico al governo ha abolito quella legge), adottò l'alfabeto latino, il calendario gregoriano, il sistema metrico decimale e proibì l'uso del turbante così come la barba per i funzionari pubblici e i baffi alla turca per i militari. Inoltre abolì l'islam come religione di Stato e spostò la capitale da Istanbul ad Ankara.  Furono inoltre legalizzate le bevande alcoliche e depenalizzata l’omosessualità.

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