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Crocetta vuole rimanere sulla giostra

23/07/2015  Il governatore della Sicilia ribadisce il suo no alle dimissioni dopo il caso dell'intercettazione "fantasma". Vita e opera di un politico dal carattere difficile che ha cambiato 37 assessori in tre anni.

“Mi rifiuto di offrire le mie carni a famelici carnefici. Non posso dimettermi, tutti sanno che quella intercettazione non c’è”. Così il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, parlando all'Assemblea regionale siciliana, ha ribadito il suo no alle dimissioni. "Ho vissuto momenti terribili, giorni di pianto", ha esordito. "E' come se avessi rivisto un film diverse volte proiettato, l'attacco al presidente della Regione diventa l'attacco al popolo siciliano".  Crocetta è così. Se la sua politica fosse un periodo artistico, sarebbe un barocco siciliano. Non teme di apparire un po' sopra le righe.

“Resto al mio posto, sono un combattente”, ha ripetuto il governatore della Regione Sicilia, asserragliato nella sua casa palermitana di sessanta metri quadri, accanto al Castello di Tusa, che si specchia sul mare tra Palermo e Messina. Da quello che chiama il suo “fortino assediato”, dove, dice, “sono stato in silenzio a piangere, e ho pensato alla morte, travolto da un massacro mediatico”. Non si dimette “per non darla vinta ai golpisti”, che vogliono affossare “il primo governo antimafia della Sicilia”. In effetti Crocetta con i mammasantissima ha un conto aperto.

Certo non si può fare politica solo con l'antimafia. Forse ne avrà fatto un pennacchio che rischia di finire nel grottesco, ma Crocetta la mafia la combatte davvero.  Da sindaco di Gela,  aveva licenziato parecchi impiegati in odore legami con l' "'onorata società"
e inaugurato lo svolgimento delle gare d’appalto alla presenza fisica dei carabinieri. Gli hanno bruciato l’auto più di una volta e mandato minacce di ogni tipo. La Stidda, la mafia gelese, gliel’ha giurata e aveva già ingaggiato un killer dalla Lituania prima che gli investigatori facessero saltare il piano.

Classe 1951, gelese,  figlio di un ex vigile impiegato all’acquedotto e di una sarta, fratello minore dell’ex senatore Pci Salvatore, perito chimico all’Eni della città (l’esperienza lavorativa lo ha portato a conoscere quattro lingue, tra cui l’arabo, imparato nei tre anni di permanenza in Barhein), poi giornalista dell’Unità e del Manifesto, Rosario Crocetta era arrivato a Palazzo dei Normanni sull’onda del successo come sindaco di Gela, cittadina per nulla facile “abbandonata” dal colosso della chimica, affacciata sulla sponda meridionale dell’Isola, dopo una breve esperienza di assessore all’Istruzione. Chi scrive venne paracadutato all’indomani di una notte del novembre del 1990 in cui la Stidda abbandonò otto cadaveri e svariati feriti per le strade del centro della città. Una città in ginocchio, dove alcuni quartieri non avevano nemmeno le fogne.  Fu in questa città che Crocetta fondò un’associazione per bambini a rischio e che concorse per la poltrona di sindaco. 

Il primo mandato avviene con un margine esiguo di 307 voti (dovette anche fare ricorso al Tar contro il suo avversario). E’ bravo, sa farsi valere con una politica che taglia gli sprechi. Lotta contro le infiltrazioni mafiose. Al termine di cinque anni di mandato si ricarica e viene riconfermato, stavolta con un voto plebiscitario: il 64,8 per cento dei consensi. Nel 2009 era viene pure eletto deputato europeo nelle file del Pd. Poi il salto a Palazzo dei Normanni, sede della regione siciliana. La sua storia approda perfino sul New York Times, che gli dedica un'esaltante biografia. Anche da governatore siciliano ha disposto la rotazione di molti dirigenti e impiegati pubblici, ottenendo la costituzione di parte civile della Regione Siciliana nel processo sulla trattativa Stato-mafia.  Nel 2010 la Direzione distrettuale antimafia ha sventato un piano di Cosa Nostra per ucciderlo. La procura di Caltanissetta ha appurato che ce n’era uno successivo che portava anch’esso all’eliminazione del governatore.

Crocetta nel suo curriculum vanta anche un libro di poesie. Un libro il cui titolo potrebbe essere preso a presto per raccontare la sua esperienza politica a Palermo: “Diario di una giostra”. La giostra è quella degli assessori della sua giunta regionale: dal novembre 2012, data di insediamento del suo governo, ne ha cambiati ben 37, un vero e proprio record, a cominciare dal cantautore Franco Battiato  e dal grande fisico Antonino Zichichi (“era troppo assorbito dalla ricerca” aveva motivato Crocetta, spiegando le dimissioni). Questo andirivieni di assessori, come dalle porte girevoli di un hotel, è frutto del suo carattere per nulla facile, ma anche di una  debolezza politica  della sua giunta (la coalizione che lo appoggia ottiene il 30 per cento dei voti, ma alle regionali hanno votato il 47 per cento degli aventi diritto). Anche a causa di questa instabilità Crocetta non è riuscito a portare in dirittura d’arrivo riforme importanti come quella sui rifiuti, sull’acqua, sull’energia, sul lavoro. “Ringrazio Dio per ogni giorno che mi è dato, la mia vita, da quando ho cominciato a fare il sindaco di Gela, è sempre in pericolo, ma vado avanti”, aveva commentato in un’intervista. Ma oggi, asserragliato nel suo fortino con vista mare, sta vivendo la sua partita più difficile. resta appeso a una intercettazione "fantasma", smentita dalla Procura ma ribadita dal settimanale che l'ha pubblicata.

Dipingerlo come un professionista dell'antimafia, in senso sciasciano, è profondamente ingeneroso. Perchè non è vero che in Sicilia ci sono due tipi di mafia: la mafia e la mafia dell'antimafia. C'è pure un terzo tipo di mafia, a galleggiare nell'aria mefitica di Palermo: la mafia che bolla come "mafia dell'antimafia" chi combatte veramente la mafia. Come fanno i suoi non pochi nemici politici in questi giorni, infilzando il toro ferito politicamente, come toreri armati di banderillas. 

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