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venerdì 24 settembre 2021
 
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Cronaca di un massacro

12/04/2015  Il libro della giornalista Franca Giansoldati ripercorre la vicenda dello sterminio. Quando Wojtyla parlò di genocidio, senza tante preoccupazioni diplomatiche.

Fu Giovanni Paolo II a usare le parole “genocidio” e “sterminio” in relazione alla tragedia degli armeni. Lo ricorda Franca Giansoldati, vaticanista del Messaggero, nel suo libro sul dramma della nazione armena uscito in questi giorni: La marcia senza ritorno – Salerno Editrice. Le pressioni turche non hanno mai risparmiato neppure il Vaticano e i diplomatici della Santa Sede hanno dato prova di grande abilità per evitare di compromettere i rapporti con la Turchia. Ma nel 2001 alla vigilia del suo viaggio in Armenia in occasione delle celebrazioni del 1700esimo anniversario della proclamazione del cristianesimo in Armenia, che fu il primo Stato al mondo ad adottare nel 301 dopo Cristo il cristianesimo come religione di Stato, Wojtyla e il patriarca Karekin II firmarono una dichiarazione comune nella quale di parlava dello “sterminio di un milione e mezzo di cristiani armeni,che generalmente viene definito il primo genocidio del XX secolo”.

L’autrice spiega nel libro che si poterono usare quelle parole «solo a seguito di una lunga contrattazione con l’entourage papale»; «la questione fu oggetto di un serrato dibattito tra l’allora Segretario di Stato il cardinale Angelo Sodano contrario ad ogni forma lessicale che potesse creare frizioni con i turchi e il segretario del Papa, il cardinale Stalislao Dziwisz, che invece alla fione fece passare la volontà del pontefice, all’epoca già molto malato. Si doveva a tutti i costi tendere omaggio alle vittime del genocidio ». Franca Giansoldati ricostruisce le tappe del genocidio e le sue motivazioni politiche più che religiose. E dà conto della difficile battaglia contro il negazionismo.

Il libro riporta testimonianze atroci dei massacri, storie di laici e di religiosi torturati e uccisi. Per chi non ha tempo di leggere i numerosi volumi apparsi in questi anni, il libro della giornalista del Messaggero, in tutto 128 pagine, è un vademecum prezioso e semplice per fare memoria di una delle tragedie più dimenticate nella loro declinazione pubblica e politica. Papa Francesco con una lettera all’autrice riportata nel volume definisce il recupero delle memoria di questi fatti «una forma di giustizia e via alla pacificazione »

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