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Parla Ilaria Cucchi: «La nostra battaglia è per il rispetto dei diritti umani di tutti»

18/01/2017  La sorella di Stefano commenta la notizia della svolta giudiziaria. «Questo è solo l’inizio», dice, «ma per noi ha un significato enorme. Quando abbiamo appreso la notizia il primo pensiero è stato Stefano e il suo corpo martoriato».

«È stata una giornata storica perché per la prima volta, in questa terribile vicenda che è toccata in sorte alla mia famiglia dopo la morte di Stefano, è entrata la verità. Ed è entrata in una parola: omicidio». Ilaria Cucchi commenta la chiusura dell’inchiesta bis con l’accusa di omicidio, calunnia e falso per i tre carabinieri che arrestarono suo fratello e di calunnia e falso per altre due commilitoni.

 

«Questo è solo l’inizio, ma per noi ha un significato enorme. Quando abbiamo appreso la notizia il primo pensiero è stato Stefano e il suo corpo martoriato, visto per l’ultima volta sul tavolo dell’obitorio, Stefano che avevamo visto sei giorni prima vivo con il suo sorriso contagioso, con la battuta sempre pronta, Stefano che per oltre sette anni è stato processato al posto di coloro che lo avevano portato alla morte».

 

«In questi anni», continua Ilaria, «si è discusso di tutto e del contrario di tutto, ma sul banco degli imputati c’era sempre Stefano. Io lo definisco il processo al morto: si è parlato dei suoi difetti, del suo passato, della sua magrezza, dei nostri rapporti personali, persino della sua cagnolina. Oggi siamo a una svolta. Si apre un nuovo capitolo e si fa un processo per omicidio in corte di Assise. E anche per calunnia». Quello che è accaduto a suo fratello «da vivo, ma poi anche da morto è stato inaccettabile, intollerabile». Lo dice con determinazione, ma anche con serenità: «Stimo l’Arma dei carabinieri e quell’Arma verso la quale ho un profondo rispetto la ritrovo nelle parole del generale Del Sette. Sono convinta che chi ha una divisa ha una responsabilità in più rispetto agli altri. Queste persone accusate di omicidio, calunnia e falso non dovrebbero indossare una divisa. Hanno taciuto la verità per sette anni e hanno consentito che, al posto dei responsabili, venisse processato qualcun altro. Ma adesso comincia una nuova storia».

 

Chiede giustizia per Stefano, ma anche per tutti «gli altri Stefano che non hanno voce, perché cose del genere capitano a chi è l’ultima ruota del carro, a chi è più debole. Per questo ricordo sempre un sogno che un mio caro amico fece pochi giorni dopo la morte di Stefano. Mio fratello gli disse di farmi sapere che, anche se non avessi mai saputo la verità sulla sua fine, avrei dovuto andare avanti per far luce sulla vicenda. Allora quelle parole non le capii fino in fondo, ma poi mi sono resa conto che quella della mia famiglia è una battaglia perché vengano riconosciuti e rispettati i diritti umani di tutti. È una battaglia di civiltà per Stefano e al di là di Stefano. Da credente mi sono interrogata su quale potesse essere il senso di una tragedia come quella che è toccata alla mia famiglia quel maledetto 22 ottobre del 2009. E forse il senso è in quelle parole dette in sogno da mio fratello».

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