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mercoledì 02 dicembre 2020
 
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Il Premio Cuore Amico: il "Nobel dei missionari" nelle periferie del mondo

18/10/2020  Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato a padre Rinaldo Do, suor Caterina Gasparotto, Gabriele Lonardi, che si sono distinti per la propria opera di evangelizzazione e di servizio a favore dei più poveri rispettivamente in Repubblica democratica del Congo, Papua Nuova Guinea e Brasile.

(Foto sopra, i tre missionari premiati quest'anno. Da sinistra: padre Rinaldo Do, suor Caterina Gasparotto, il dottor Gabriele Lonardi)

Sentieri di condivisione e fratellanza, in cui si fa un passo indietro per mettersi a servizio del prossimo. Sentieri illuminati dalla speranza e dall’amore di Dio. Sentieri che dall’Africa, dall’America latina, dall’Oceania giungono fino a Brescia. Qui, il 17 ottobre 2020, alla vigilia della Giornata missionaria mondiale, è stato, infatti, assegnato a padre Rinaldo Do, a suor Caterina Gasparotto e a Gabriele Lonardi il Premio Cuore Amico, noto come il Nobel dei missionari, istituito dall’omonima associazione nel 1991 e giunto quest’anno alla trentesima edizione. «L’orizzonte del premio, che valorizza la santità nella quotidianità, è il mondo intero», ha sottolineato il presidente dell’associazione don Flavio Dalla Vecchia durante la cerimonia di consegna del riconoscimento, mentre monsignor Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia, ha aggiunto: «Questo premio è il segno della potenza del bene che continua a operare, tramite chi agisce in prima linea e chi garantisce il proprio sostegno a distanza». Ecco allora il ritratto dei tre premiati, che hanno ricevuto 50mila euro ciascuno.

 

In Repubblica Democratica del Congo

Dalle periferie di Kinshasa alla savana di Doruma, fino alle foreste di Neisu. In oltre trent’anni, il missionario della Consolata padre Rinaldo Do ha percorso la Repubblica Democratica del Congo in lungo e in largo, occupandosi dei poveri. Originario di Darfo, un piccolo paese della Val Camonica, da bambino ascoltava i racconti dei missionari provenienti da terre remote, che facevano una sosta in parrocchia prima di riprendere il loro cammino. «Erano storie entusiasmanti», ricorda, «che ci invitavano ad avere un cuore grande e generoso». E così, affascinato da queste testimonianze, padre Rinaldo ha davvero aperto il proprio cuore agli altri. Ordinato prete nel 1984, è vissuto per sei anni in Spagna, per poi giungere nel 1991 nel Paese dell’Africa centrale in cui tuttora presta la propria opera. Le difficoltà, come malaria, Ebola, guerriglia, non sono mancate, ma la sua determinazione nell’infondere coraggio e fede a chi viveva nella miseria non è mai venuta meno. Ha distribuito Bibbie, ma ha anche consegnato biciclette, scavato pozzi, costruito case, scuole, dispensari, centri nutrizionali, testimoniando a tutti che il Signore è al nostro fianco, cammina con noi ogni giorno. «Il dono di essere missionario non è frutto delle mie qualità e capacità, ma viene da Dio», precisa padre Rinaldo, che utilizzerà il premio per la costruzione di impianti idraulici e fognari a Kinshasa.

 

In Papua Nuova Guinea

Partita dalla provincia di Vicenza, dove è nata nel 1966, suor Caterina Gasparotto è arrivata lontano, raggiungendo prima l’Asia e poi l’Oceania. Un percorso al servizio dei poveri e dei bambini cominciato nel 2000, che la conduce nel 2005 nelle Filippine, dove, insieme con una consorella, inizia la vita di missione. Dal 2013 presta la propria opera in Papua Nuova Guinea, un Paese caratterizzato da una notevole arretratezza e dalla mancanza di infrastrutture. La popolazione vive in condizioni primitive, in aree rurali spesso del tutto isolate, dove le percentuali di analfabetismo e mortalità infantile sono molto elevate e l’infezione da Hiv è diffusa a macchia d’olio. Di fronte a questa situazione suor Caterina non è rimasta a guardare. Si è rimboccata le maniche e, a partire da una casa in legno di proprietà della diocesi, ha avviato a Bereina Station una missione, che include due scuole, una tipografia per stampare i libri, una panetteria, un pozzo, un orto. All’interno della comunità, la religiosa è stata testimone di tante storie. Alcune positive, come quella di Christine, una bambina strappata ai maltrattamenti in famiglia. Altre negative, come quella di Richard, un ragazzo ucciso con un fendente alla milza da un balordo della zona. «Per arginare queste violenze servono educazione e formazione», ha spiegato la suora, che vorrebbe utilizzare il premio proprio per proseguire l’impegno a favore dei più bisognosi. 

 

In Brasile

Il battello, vecchio e un po’ sgangherato, scorre lungo i fiumi. Per quindici, venti, a volte trenta giorni, il tempo necessario per raggiungere i pazienti, gli indios che abitano nel cuore dell’intricata foresta. Dal 1980 Gabriele Lonardi, medico veronese con laurea a Padova e specializzazione in malattie tropicali a Lisbona, esercita la sua professione in Brasile. Comincia con un progetto di cooperazione nelle zone a Nord-Est del Paese, l’Espírito Santo e il Piauí, poi si reca a Lábrea, una terra inaccessibile dell’Amazzonia, dove le malattie, trasmesse dagli insetti e aggravate dal clima caldo-umido, dalla scarsa igiene, dalla mancanza di medicine e di ospedali, si moltiplicano, ammorbando interi villaggi. «Ho seguito il grido dei poveri e mi sono messo a disposizione», afferma Lonardi a proposito della propria esperienza. «La vita quasi casualmente mi ha condotto dagli indios e, in quanto medico, ho il dovere di occuparmi di loro. Solo così mi sento davvero utile, agli altri e a me stesso». Fedele a queste parole, il dottor Lonardi ogni giorno cura, con i pochi mezzi a disposizione, la malaria, la tubercolosi, le anemie, e soprattutto la lebbra, a proposito della quale, in una recente lettera, scrive: «Si tratta di una tragedia umana che non fa attentati, che non spara, ma che è di una violenza sconcertante e inaudita. I lebbrosi sono emarginati, rifiutati dalla comunità, relegati nello spazio angusto di una misera baracca e in un tempo silenzioso che scorre senza futuro». Per questo, lo specialista impiegherà l’ammontare del riconoscimento per offrire assistenza ai lebbrosi della zona di Rio Yavarì.

 

Anche il Premio Carlo Marchini

Contestualmente al Premio Cuore Amico, è stato assegnato anche il Premio Carlo Marchini, ideato dall’omonima associazione, da anni impegnata ad aiutare i bambini del Brasile. Quest’anno, nel corso della seconda edizione, è stata premiata la suora salesiana Celuta da Cunha Teles, che, dal 1998 al 2017, ha compiuto un’importante opera di evangelizzazione e di promozione sociale nei centri di Nova Contagem, nello Stato del Minas Gerais, e di Aparecida de Goiania, nello Stato del Goiàs. La religiosa ha ricevuto 10mila euro da impiegare per proseguire il proprio impegno. 

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