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martedì 30 novembre 2021
 
 

Da Amatrice la voce di chi sta dalla parte dei piccoli terremotati

19/11/2016  I bambini delle zone terremotate devono superare un grosso trauma e in questi mesi molti dei loro diritti fondamentali sembrano dimenticati. Lo psicologo Paolo Guiddi lavora ad Amatrice e aiuta a rielaborare quanto vissuto. Per fortuna i bambini sono per loro natura protesi verso il futuro.

Il team emergenza di Telefono Azzurro,  nato nel 1999 dalla collaborazione con il Traumatic center dell'Università di Yale, interviene nelle catastrofi naturali in collaborazione con protezione civile e istituzioni. Ne fa parte Paolo Guiddi, psicologo, referente centro studi e ricerca di Telefono Azzurro che in questo periodo è ad Amatrice a occuparsi del supporto psicologico  di bambini, adolescenti e famiglie colpite dal sisma del 24 agosto: «Sono ad Amatrice perché credo che i giovani siano il futuro e che investire su di loro, sul loro accompagnamento e sulla loro tutela sia l'investimento migliore che, come adulti, possiamo fare».

Telefono Azzurro è ad Amatrice dal giorno dopo la prima scossa
che ha sconvolto il centro Italia:«Ci turniamo con alcuni colleghi e volontari formati che ci affiancano nelle attività con bambini e ragazzi e trascorro qui circa 10-15 giorni al mese, questo per garantire continuità, efficacia e stabilità in un contesto comunque delicato e di emergenza». I membri del team trascorrono i pomeriggi circa con venti-trenta bambini e ragazzi, garantendo loro ascolto e presenza: «Essere con loro ogni giorno ci permette di supportarli nella rielaborazione di quanto successo e di favorire il ritorno ad una situazione di maggiore equilibrio, rispettando i loro tempi e le loro modalità di comunicazione. Concretamente, la presenza si traduce nell'aiuto a fare i compiti e nella creazione di momenti in cui possano stare insieme a giocare e divertirsi«. È il contributo di Telefono Azzurro al ritorno ad una quotidianità «in cui i bambini possano giocare», spiega lo psicologo «e gli adulti ritrovarsi e stare insieme. Abbiamo anche attività strutturate, ma davvero ciò che conta è " farsi presenza", soprattutto in questo momento in cui, passata la prima emergenza, i riflettori si stanno spegnendo».

Un punto di vista, accanto ai più piccoli, che permette di capire quali sono le loro paure e i loro bisogni: «Essere esposti ad eventi traumatici porta bambini e adolescenti a reazioni diverse a seconda dell'età. Ciò di cui hanno bisogno, in modo trasversale, è di essere rassicurati e aiutati a rielaborare quanto vissuto, nel rispetto della propria persona e del modo di ciascuno di reagire a queste situazioni». Ruolo fondamentale, in questo processo, lo hanno le figure adulte di cui i bambini si fidano.«Nella quotidianità i genitori sono generalmente adeguati«, aggiunge Guiddi, «ma in contesti come questi la fatica di affrontare quanto successo è generale e spesso i genitori hanno bisogni materiali stringenti di riorganizzazione della vita familiare. Per questo è fondamentale dare supporto e aiuto alle famiglie». Contesti di emergenza come questo rendono difficile garantire a bambini e adolescenti molti diritti per loro fondamentali: «Come il diritto all'ascolto, il diritto al gioco e alla spensieratezza e il diritto al sentirsi protetti, solo per citarne alcuni. I diritti non sono però negati di proposito come può accadere nelle richieste di aiuto che arrivano ogni giorno al numero 19696 e 114 di Telefono Azzurro, ma sono piuttosto messi in secondo piano dal garantire loro le prime necessità».

 

Lo psicologo Paolo Guiddi ad Amatrice. Fa parte del team emergenza di Telefono Azzurro.
Lo psicologo Paolo Guiddi ad Amatrice. Fa parte del team emergenza di Telefono Azzurro.

Una vita tra la paura e l'emergenza.  Il timore è che questa esperienza possa avere delle ripercussioni sulla loro crescita dei più piccoli. Guiddi ci spiega che «Non sono le esperienze negative di per sé ad esporci a ripercussioni a lungo termine, ma la modalità di gestirle, che dipende dall'incastro di una molteplicità di fattori di rischio e di protezione. Avere accanto adulti che ascoltano e aiutano a dare un senso a quanto accaduto e garantiscono quanto più possibile un ritorno alla quotidianità nonostante il contesto di emergenza è sicuramente uno dei fattori di protezione più importanti.

Fortunatamente, i bambini sono per loro natura protesi verso il futuro: «Credo sia questa la risorsa più bella che hanno e che permette loro di regalare a noi adulti un sorriso anche In momenti di difficoltà. Se rassicurati, ad esempio che anche domani troveranno in piedi la casa fatta di lego o quella delle bambole fatta con le scatole di cartone,  interiorizzano la dimensione del possibile. E' possibile costruire case antisimiche e, nel gioco simbolico, lo avvertono. Questo basta loro per guardare al futuro con ottimismo e spesso finiscono per regalare speranza e la forza di ripartire. Le assicuro: anche a noi basta una risata di una bambina sull'altalena per non sentire la stanchezza fisica».


 
 
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