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SPECIALE MESE MARIANO
 
MariaConTe

Da Fatima a Roma, due vecchie statue dal messaggio sempre nuovo

13/05/2021  Una, al Collegio Portoghese, risale al 1929; l’altra in Sant’Antonio a Campo Marzio, al 1931. Entrambe sono opere di Thedim, lo scultore, innamorato di Maria, che seguì fedelmente la descrizione della veggente Lucia Dos Santos.

Lo scultore José Ferreira Thedim.
Lo scultore José Ferreira Thedim.

Prima che iniziasse il processo canonico sulle apparizioni di Fatima, il popolo aveva già  “decretato” il riconoscimento della propria fede alla autenticità delle vissute dai tre pastorelli, Giacinta e Francesco Marto, e Lúcia dos Santos, dal 13 maggio al 13 ottobre 1917. Dal primo prodigioso evento, la storia dei tre bambini fu sulla bocca di tutti. Un uomo acceso d’amore per Maria e il suo Cuore Immacolato, Gilberto Fernandes dos Santos decise di commissionare una scultura della Vergine di Fatima a “Casa Fânzeres”, il laboratorio artistico dove lavorava Josè Thedim. lo scultore cui si deve la prima effigie della Vergine di Fatima, l’artista che riuscì nel difficile compito di dare un volto a Maria, donna, madre, sorella, figlia, così come traspariva dagli intensi messaggi affidati ai pastorelli.

José Ferreira Thedim nasce, nel 1892, a São Mamede do Coronado, una piccola località del comune di Trofa, in Portogallo, dove  morirà nel 1971. Il più importante simbolo della fede portoghese del Novecento, una delle più belle sculture della Vergine per i quali tutti i pontefici hanno mostrato un trasporto particolare (da Pio XI fino a Papa Francesco), è opera di questo artista portoghese che è rimasto - nella storia - come lo scultore di Fatima. Un uomo dal cuore grande, immenso anzi. Così come il suo talento.

La prima immagine della Vergine di Fatima, benedetta il 13 maggio 1920, verrà  collocata nel tempietto di Cova da Iria, sorto nel punto preciso delle apparizioni. Anni dopo, in occasione della consacrazione del Portogallo a Nostra Signora di Fatima da parte dell’episcopato portoghese arrivarono a Roma due fedeli riproduzioni di quell'immagine, scolpite dallo stesso Thedim. Maria con te è andata a scovare - in esclusiva - queste due importanti e uniche statue testimoni silenziose della devozione senza confini alla Madonna di Fatima. Soltanto nel 1947, infatti, si penserà a un'altra statua della Vergine - sempre ad opera di Thedim - come pellegrina per la pace nel mondo. Quindi, le due statue che la nostra rivista vi presenta sono le prime che hanno oltrepassato il mare e sono uscite dal territorio portoghese.

 

La prima, risalente al 1929, è custodita a pochi passi dal Vaticano, nel Collegio portoghese, il cui vicerettore, padre António Estêvão Fernandes, 38 anni ci apre le porte della cappellina in cui si trova e ce ne racconta l’affascinante storia.

Padre Fernandes, davvero emoziona essere alla presenza di una statua così bella e così storicamente importante. Perché arrivò qui a Roma?

«Non sappiamo precisamente come sia arrivata qui. Quello che sappiamo è che prima di questa collocazione era nell’antico collegio portoghese che si trovava in Palazzo Alberini, in via del Banco di Santo Spirito. Sappiamo che fu benedetta da Pio XI nel 1934. È la prima immagine della Madonna di Fatima a Roma, ma anche la prima che oltrepassa il confine del Portogallo. Fu  realizzata grazie alle parole di Lucia dos Santos. Lo scultore si è basato sulle sue memorie per essere più fedele possibile alla descrizione della pastorella che volle anche incontrare prima di realizzare la statua».

Attrasse subito la devozione dei fedeli? E i 13 maggio le si rendeva omaggio in modo particolare?

«Del collegio antico non abbiamo, purtroppo,  notizie. Ma è certo che dagli anni ‘70 (quando il collegio si è trasferito in via Aurelia)  i vari ordini religiosi che sono presenti nel quartiere hanno cominciato a rendere omaggio alla statua, portando dei lumini da porre ai piedi della Vergine. Ogni 13 maggio si ripeteva questo gesto di devozione.. Purtroppo l’anno scorso non si è potuto realizzare, a causa della pandemia». Guardando quest’effigie, rimaniamo colpiti dallo sguardo di Maria, dalla sua tenerezza. Sembra davvero essere viva».

Lei cosa prova quando prega davanti a questa immagine?

«Rimango sempre colpito dalla bellezza. La bellezza è una porta per arrivare a Dio. Maria è bellezza e ci conduce a Dio. Sono rimasto, poi, colpito soprattutto da una cosa: le migliaia e migliaia di confessioni che l’immagine di Fatima induce nei cuori delle persone»..

Qui entriamo nel vivo del messaggio della Madonna di Fatima, che riguarda proprio la conversione dei cuori…

«Precisamente. C’è un legame profondo con la conversione, ma anche con l’Eucaristia. Non è un caso che abbiamo collocato questa statua proprio accanto all’altare della cappella. Qui si svolge il sacrificio di Cristo, ogni giorno, per mezzo dell'Eucaristia. La Madonna di Fatima, in fondo, ci parla di tre pilastri della nostra fede: preghiera, confessione ed Eucarestia. Maria ci porta a tutto questo. È magnifico. Rimango quasi stordito felicemente davanti a tutta questa grazia che la Madonna ci dona».

 

Ma eccoci ora davanti alla seconda statua, arrivata a Roma nel 1931 non distante da piazza Navona, nella chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi, collocata nella cappella di Santa Isabella. Ci accoglie il rettore, padre Agostino Borges, 62 anni, che ci spiega subito: «Quest’anno - a causa della pandemia - il tradizionale “pellegrinaggio” (all’interno della chiesa) dei fedeli verso l’effigie non si farà. A celebrazione conclusa, intoneremo il famoso inno alla Vergine di Fatima, ognuno dal proprio posto ma con il cuore vicino alla Vergine: “ll 13 maggio apparve Maria a tre pastorelli in Cova d’Iria. Ave, Ave, Ave, Maria, Ave, Ave, Ave Maria!. Il nostro organo è uno dei più belli qui a Roma. Ha un suono che entra dritto nel cuore del fedele. Ogni nota è una perla del Rosario».

Padre Borges, nel delicato momento che stiamo vivendo, che cosa potrebbe dirci il messaggio di Fatima?

«Quel messaggio fu dato in un momento di guerra, nel 1917. La sua lettura era stata assai chiara fin da subito: la conversione dei cuori. La conversione alla preghiera. La pandemia si deve curare - ovviamente - con l’apporto della scienza che sta facendo il suo percorso.. Ma non c’è solo la pandemia sanitaria. Una, ancora più profonda, è quella dello spirito. Si sono moltiplicati i casi di smarrimento in quest’epoca così travagliata che stiamo vivendo».

E come, allora, porre rimedio a questi mali spirituali?

«È Maria che ce lo ricorda. Maria ce lo rammentò in quel frangente della prima guerra mondiale, e ora - in piena pandemia – richiama di nuovo ogni fedele all’importanza della preghiera. Maria è porta del cielo, che ci apre alla speranza. In questo momento abbiamo bisogno di questo».

Quanto è presente nel mondo la devozione alla Vergine di Fatima?

«Beh, devo andare ai miei ricordi che mi hanno visto impegnato in molti paesi stranieri, fin da quando avevo 26 anni. Dovunque ci sia una chiesa portoghese, c’è un’effigie della Vergine di Fatima. Il binomio è più che naturale. Il Portogallo - fin dall’inizio - è andato in giro per il mondo per aumentare la fede e l’impero. Sono partiti molti gesuiti, ad esempio. C’è un ricordo nella mia mente che è sempre vivo: quando i portoghesi partivano per mete lontane, dal molo del porto venivano salutati con i fazzoletti bianchi. E chi andava via contraccambiava quel gesto con un altrettanto saluto, sventolando i fazzoletti. Bianchi pur essi. Ecco, quando la statua della Vergine a Fatima viene portata in processione, avviene la stessa cosa: i fedeli salutano la mamma e lei, sorridendo, ricambia con il “suo” fazzoletto bianco”».

Certo, ora con il Covid sarà tutto diverso…

«Purtroppo sì. Ma in noi rimane sempre il bisogno dell’altro. E quell’altro vuol dire soprattutto l’Alto, Dio. E Maria è un segno forte per poterci ricordare ciò. Sono sicuro che ne usciremo con l’aiuto della preghiera e della Vergine Maria».

 

 
 
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