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sabato 27 novembre 2021
 
Da Gaetano Costa a Cesare Terranova
 

Le storie vere dei protagonisti citati nel film Rocco Chinnici

24/01/2018  Il film E' così lieve il tuo bacio sulla fronte, dedicato a Rocco Chinnici proiettato al Parlamento europeo. Per l'occasione vi raccontiamo gli altri personaggi storici accennati nella fiction

(nella foto: il giudice Cesare Terranova)

 

 

È il settembre 1979 Cesare Terranova è rientrato da pochi mesi in servizio come consigliere di Corte d’Appello a Palermo, dopo un mandato parlamentare e un significativo impegno in Commissione parlamentare antimafia, in un momento in cui la consapevolezza del fenomeno nelle istituzioni è tutta da costruire.

Cesare Terranova porta lì l’esperienza accumulata come magistrato, prima al Tribunale di Palermo e poi a Marsala come Procuratore della Repubblica, quindi a Palermo come giudice istruttore, ruoli in cui si era messo sulla rotta di collisione dei boss più agguerriti del momento e sulle tracce di Luciano Liggio, di cui aveva avviato i processi.

Durante il suo mandato parlamentare, però, alcune significative condanne vengono annullate e Cosa nostra alza il livello di scontro con lo Stato. Terranova è nel mirino dei Corleonesi in ascesa fin dalla metà degli anni Settanta, lo diventa ancora di più quando si fa con insistenza il suo nome per il posto di capo dell’ufficio istruzione di Palermo: ha intuito le trame tra economia, politica e criminalità organizzata e la guida dell’ufficio istruzione è il luogo adatto a cercare di reciderle. All’ufficio istruzione lavora già Rocco Chinnici che la pensa come lui e a capo della Procura c’è Gaetanto Costa, altro magistrato della stessa pasta.

Insieme sono un pericolo e i Corleonesi decisi a non correre il rischio fermano Terranova “preventivamente”: alle 8,30 del mattino del 25 settembre, sta andando in auto verso l’ufficio con accanto il maresciallo di pubblica sicurezza Lenin Mancuso che lo scorta, l’auto rallenta ostacolata da una segnalazione di lavori in corso e i killer hanno buon gioco: una trentina di colpi esplosi uccidono all’istante Terranova e poco dopo Mancuso.  

Leonardo Sciascia dirà che Cesare Terranova fu ucciso perché "stava occupandosi di qualcosa per cui qualcuno ha sentito incombente o immediato il pericolo". Da giudice istruttore aveva intuito la metamorfosi della mafia, la sua vocazione imprenditoriale che stava cambiando il volto urbanistico di Palermo: ripeteva che l’unico contrasto possibile sarebbe passato per "leggi adeguate, polizia efficiente, giudici sereni" . Da capo dell’ufficio la sua azione sarebbe stata anche più incisiva ed è arrivata la vendetta.

A confermare a Giovanni Falcone i sospetti saranno nel 1984 le prime dichiarazioni di Tommaso Buscetta, il primo collaboratore di giustizia: Luciano Liggio,  secondo Buscetta, è il mandante di quella morte. Dichiarazioni che altri collaboratori confermeranno successivamente.

Il 1° marzo 1978, Terranova scriva alla moglie una lettera che sa di testamento, dentro c'è un'idea dell'uomo e del magistrato: «Ad onore dei miei genitori voglio ricordare che i principi che mi hanno guidato in tutta la vita sono frutto della educazione da loro ricevuta e che, se in qualche misura sono riuscito ad operare bene da uomo e da cittadino, ciò lo devo soprattutto agli insegnamenti e agli esempi costanti di mio padre e di mia madre, ai quali va la mia infinita gratitudine».

Gaetano Costa, nato a Caltanissetta nel 1916, studia Giurisprudenza a Palermo. Vince il concorso e comincia a Roma il suo percorso in Magistratura. Ufficiale nell’aviazione, onorato con due croci di guerra, dopo l’8 settembre del 1943 si unisce ai partigiani in Val Susa. Alla fine della guerra si fa trasferire da Roma a Caltanissetta, sua città d’origine, nell’ufficio di Procura, prima come sostituto poi come procuratore. Ma la sua strada si fa più impervia quando entra come procuratore della Repubblica nel Palazzo dei veleni di Palermo, alcune testimonianze e alcune citazioni di pensieri suoi lasciano intendere la consapevolezza delle resistenze incontrate.

Siamo negli anni Settanta, la parola”mafia” si pronuncia ancora con fatica anche nei Palazzi di Giustizia. Nel periodo della sua gestione, si comincia a intuire che un contrasto vero non può prescindere dall’accendere un riflettore sui patrimoni sospetti. Quando, al termine di un'indagine contro trafficanti di stupefacenti, si scrivono provvedimenti cautelari a carico di alcuni boss mafiosi, Gaetano Costa rimane solo: nessuno dei colleghi assegnatari delle indagini è disposto a firmarli insieme a lui. Firma da solo gli atti di richiesta di convalida degli arresti e con essi la propria condanna a morte.

Muore il 6 agosto 1980, a 54 anni, colpito alle spalle da un sicario mentre guarda i libri di una bancarella. Il giorno successivo l’Ora di Palermo lo ricorda così: "Era l'antisimbolo per cultura, per educazione, per naturale disposizione. Si considerava ed era soltanto un caparbio amministratore della giustizia, un uomo apparentemente comune, disadorno, dalla vita semplice, essenziale nelle parole, nei gesti, nel lavoro e perciò era un magistrato di audace modernità, razionale e puntiglioso, di raro rigore morale e intellettuale".

Il suo caso rimane non risolto, non ci sono consanne per il suo omicidio. Il suo lavoro resta nelle mani dell’amico Rocco Chinnici, uno dei pochi a condividerne la filosofia di indagine e dopo qualche anno la sorte.

Sposata con un ingegnere, madre di due figli, Caterina è la prima dei tre figli di Rocco Chinnici. Dal suo libro E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte è tratto il film omonimo con Sergio Castellitto protagonista, trasmesso il 23 gennaio 2018 su RaiUno e il 24 gennaio proiettato al Parlamento europeo. Un racconto filtrato dallo sguardo di figlia, ma anche dallo sguardo di giovane magistrato.

Laureata in Giurisprudenza prima del tempo, entrata giovanissima in magistratura nel 1979, Caterina vive da dentro, con lo sguardo duplice della figlia e della collega, la stagione “di guerra” dell’ufficio istruzione di Palermo dove ha svolto il tirocinio, uditorato si diceva allora, affidata agli insegnamenti di Paolo Borsellino.

Assegnata come prima nomina alla Pretura di Asti, chiede presto il trasferimento a Caltanissetta, disobbedendo al padre che le aveva suggerito di starsene lontana dalla Sicilia. Lo fa avendo visto morire Cesare Terranova, Gaetano Costa e, poco dopo, suo padre. Li seguiranno, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che Rocco Chinnici, da capo dell’ufficio istruzione, aveva voluto accanto a sé nel primo “pool” antimafia: una squadra di magistrati che lavorava coordinata, con le indagini assegnate a più persone contemporaneamente, secondo un modello che si sperimentava anche al Nord contro il terrorismo quando le Procure di Milano e di Torino si scambiarono informazioni, per combattere meglio un nemico comune e strutturato, ma anche pericoloso.

Si era intuito che la morte del magistrato assegnatario avrebbe significato la morte della memoria storica dell’indegine e si cercò di ostacolare questo effetto, e la solitudine del singolo, facendo squadra e mettendo in comune le conoscenze. Dopo alcuni anni al Ministero della Giustizia, Caterina Chinnici nel 1991 è sostituto presso la Procura della Repubblica di Caltanissetta e nel 1993 è sostituto presso la Procura Generale della Corte DʼAppello della stessa sede. Nel 1995 diventa Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minori di Caltanissetta e vi resta fino al 2008. Nel 2002 è vice presidente della “Commissione per le adozioni internazionali” presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel 2008 è Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo. Nel giugno 2009 entra nel Governo della Regione Siciliana come Assessore regionale alla Famiglia e Autonomie locali, e poi alla Funzione pubblica, fino al 2012. Nel luglio 2012, il Ministro della Giustizia Paola Severino la nomina Capo del Dipartimento per la giustizia minorile, confermata nel luglio 2013 dal Ministro Annamaria Cancellieri. Dal 2014 è parlamentare europea.

 
 
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