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giovedì 01 ottobre 2020
 
 

Da mamma, ho rivissuto l'emozione della maturità

17/06/2015  Notte prima degli esami pure per i genitori. Difficile dormire, stanotte, per mamme e papà che hanno in questi giorni i loro ragazzi impegnati nelle prove scritte. Giorni speciali, che fanno rivivere emozioni dimenticate e che riportano alla mente tanti ricordi bellissimi.

Notte prima degli esami… vissuti da mamma. E anche da papà. Inutile far finta di niente, cercare di nascondere l’emozione. La sera prima dell’esame di maturità dei nostri figli è una prova dura anche per noi. Fisicamente ci sentiamo come se qualcuno ci stesse trascinando a forza ancora su quei banchi. E riuscire a chiudere gli occhi prima del grande giorno è difficile.

Dopo avere riletto per la decima volta la tesina dei nostri figli
(dopo quella dei professori, una revisione anche “da genitore” ci è stata richiesta) ci siamo eclissati, lasciandoli tranquilli a studiare. Ma la tentazione di  dare una sbirciatina su quello studio “matto e disperatissimo” è troppo forte. Come una sentinella di ronda, vegliamo e ci affacciamo di continuo alla porta della loro stanza.

Se li vediamo chini sui libri, concentratissimi, tiriamo un sospiro di sollievo: se studiano vuol dire che sono rilassati e che in quel momento non provano spavento. Se ci scappa di dire qualche parola, veniamo subito zittiti e cacciati via, anche un po’ in malo modo. “Mamma mi mancano cinquanta pagine di ripasso di fisica, non posso darti retta. Va’ di là”. Come bambini in punizione ci ritiriamo in buon ordine. Ma resistiamo poco. E se tornando di là, li vediamo con lo sguardo perso, la penna tra i denti e il viso sconcertato ci spaventiamo anche noi. Certo un po’ di spavento è normale, lo sappiamo. Basta che non sia una forma patologica. Non ci sembra. E di nuovo ci ritiriamo in disparte.  

Sappiamo fin troppo bene quello che provano. Lo abbiamo provato anche noi tanti anni fa e sono emozioni che non dimenticheremo mai. C’è qualcuno di noi che, l’esame di maturità, lo sogna ancora di notte, tra i peggiori incubi. Eppure sono bei ricordi. I pomeriggi a studiare con l’amica del cuore. Ogni tanto un gelato preso per strada, tanto per sgranchirsi le gambe e prendere una boccata d’aria. Le feste e gli incontri tra compagni l’ultimo anno, prima di disperdersi nei meandri della vita… Quanta nostalgia… 

Ed è la malinconia degli anni che passano, del nostro ragazzo o della nostra ragazza che ha appena chiuso il ciclo di scuola. Lo ricordiamo piccolino, con il grembiule e lo zainetto delle elementari… Una macchina del tempo: ecco ciò che vorremmo avere. Non per tornare alla nostra maturità, certo, e neppure, come vorrebbero i nostri figli, per proiettarli tra qualche settimana, quando tutto sarà finito e per loro sarà finalmente estate, su una spiaggia a godersi il meritato riposo. Ma solo per ritornare a quando erano piccolini, degli scolaretti.

E allora potevi studiare con loro, aiutarli nei compiti, controllare se il risultato del calcolo era esatto. Noi siamo genitori che per scelta abbiamo deciso fin dai suoi primi passi di lasciarli fare da soli, di seguirli solo per il minimo indispensabile. E loro si sono sempre arrangiati.

E così, ora, ci sentiamo più che mai impotenti. Stamattina siamo stati fra i primi a sentire alla radio i temi dell’esame di italiano. Noi avremmo saputo farli? Quale avremmo scelto? Inutili domande. Noi siamo qui. Loro sono là, sigillati in una classe, neppure il cellulare a portata di mano. Lo abbiamo fatto tutti e due, stamattina. Io, mamma, appena la nostra “scolaretta” è uscita di casa, per darle l’ultimo segnale di incoraggiamento prima che entrasse a scuola. Papà dal lavoro: un messaggino: “Ti penso, sono lì con te!”. Il suo IPhone suonava a vuoto nella sua camera da letto. Ah già: alla maturità i cellulari sono vietati! Lei l’ha lasciato, diligente, a casa. La “scolaretta” ha preso il volo. Oggi lo chiamano esame di Stato, ma per noi è ancora e sarà per sempre la maturità. Nostra figlia è entrata finalmente  nel mondo degli adulti e, almeno per oggi, non passiamo neppure parlarle al cellulare.

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