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Un cammmino che parte da Medellin, l'ex capitale narcos

23/10/2014  Il quarto Congresso della Fondazione Ratzinger mette a tema "Il rispetto per la vita, cammino di pace", in una città, in una nazione, che si confronta con la riconciliazione dopo 50 anni di guerra civile.

Medellin, Colombia
Dal nostro inviato speciale



«La pace!... ripetiamo il nostro augurio per la pace; la pace vera, che nasce dai cuori credenti e fraterni; la
pace fra le classi sociali nella giustizia e nella collaborazione; la pace fra i popoli nella celebrazione d’un umanesimo illuminato dal Vangelo; la pace dell’America Latina; la vostra pace». Monsignor Giuseppe Scotti, presidente della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, fa risuonare in aula le parole che Paolo VI pronunciò a Bogotà, nel 1968 inaugurando l’assemblea dei vescovi latinoamericani che poi si svolse a Medellín. Ed è da Medellín, 46 anni dopo, che riparte la riflessione sulla pace. Grazie al IV Convegno che la fondazione Ratzinger ha pensato e organizzato insieme con l’Università pontificia bolivariana (Upb) e con l’arcidiocesi della città colombiana, oltre mille iscritti al convegno sul tema “Il rispetto per la vita, cammino per la pace”, discutono dei modi possibili per tutelare la dignità della vita partendo dall’esperienza di una nazione dove, come ha spiegato il nunzio in Colombia monsignor Ettore Balestrero, «l’esistenza umana sembra valere meno che in altre parti del mondo». L’esperienza della guerriglia - e del faticoso processo di riconciliazione -, il narcotraffico, la criminalità, la violenza diffusa , ma insieme anche la speranza di pace che è nel cuore dei colombiani fanno di questa terra il luogo giusto dove affrontare senza paure un tema così delicato.

«Bisogna lavorare molto per la pace», ha detto aprendo i lavori monsignor Scotti, «occorrono decisioni coraggiose e lungimiranti». Un lavoro e una costruzione che è, largamente, nelle mani delle giovani generazioni. Non a caso, dunque, questo quarto convegno, dopo quelli di Bydgoszcz (Polonia), nel 2011, di Rio de Janeiro (Brasile) nel 2012 e di Roma dello scorso anno, è stato voluto in una università. Una università particolare, fondata nel 1936 con un orientamento chiaramente conservatore e confessionale e che poi si è via via aperta anche ai non cattolici gareggiando per numero di iscritti e qualità della formazione con la prima università della città. Una università attenta, con i suoi 25 mila iscritti, il suo polo sportivo, la sua immensa biblioteca con il fondo di 22 mila volumi donati dall’ex presidente Betancourt, il suo policlinico e le sue facoltà che ormai coprono ogni campo.

E Betancourt, che è stato uno dei primi laureati in questa università è voluto essere presente ieri alla prima giornata di lavori che hanno visto intervenire, oltre a monsignor Scotti e al nunzio Balestrero, anche arcivescovo di Medellin, Ricardo Tobòn Restrepo, il rettore dell’università, Julio Jairo Ceballos Sepùlveda, monsignor Jean Louis Bruguès, archivista bibliotecario di Santa romana Chiesa e monsignor Luis Romera Onate, rettore dell’università pontificia di Santa Croce. Interventi che hanno lanciato anche proposte concrete, come il patto sociale proposto dall’arcivescovo di Medellín che ha sottolineato come, per arrivare a una vera riconciliazione «non basta un tavolo di trattative tra due parti, ma c’è bisogno di coinvolgere tutta la società». Il riferimento è al tavolo di trattative tra governo guerriglia aperto due anni fa e al quale la Chiesa partecipa come super partes. Intanto, sempre ieri, è arrivato anche il saluto di papa Francesco che, attraverso il segretario di Stato monsignor Pietro Parolin, ha fatto sapere di accompagnare i partecipanti al convegn con la preghiera «affinché, alla luce del Magistero della Chiesa, riflettano sopra il nesso inscindibile che unisce la pace al rispetto per la vita umana, di modo che l’anelito per la pace, condiviso da tutti gli uomini di buona volontà, sia ogni giorno più radicato nei loro cuori. «In un mondo globalizzato che ci avvicina sempre di più, ma che non ci rende più fratelli, ma anzi favorisce spesso la rivalità e lo scontro», è l’invito di papa Francesco, va promossa «la cultura dell’incontro e dell’impegno per il bene comune, che inizia con il rispetto per la dignità della persona, base della convivenza umana e dello sviluppo solidale di tutti i popoli».

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