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lunedì 18 ottobre 2021
 
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Da Pio XII a Francesco, settant'anni di Papi in televisione

16/12/2019  Un lungo feeling. Che comincia addirittura nel 1896, con Leone XIII che si fa riprendere nei Giardini Vaticani e passa dalla "carezza ai bambini" di Giovanni XXIII all'allunaggio dell'Apollo 11 seguito in diretta da Paolo VI. "I Papi di fronte alla telecamera": un libro di Martina Luise, con la prefazione del cardinale Pietro Parolin

C'è sempre stato feeling tra i Papi e la televisione. Stando – ovviamente – ai pontefici degli ultimi 70 anni, da Pio XII a papa Francesco, passando per tutti gli altri successori di Pietro che si sono avvicendanti al Sacro Soglio – Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Jorge Mario Bergoglio – dopo il pontificato pacelliano. Tutti, chi più chi meno, attenti a svolgere la propria missione pastorale facendo buon “uso” del mezzo televisivo. E' quanto emerge da una attenta ricostruzione storica sul rapporto tra papato e tv nel libro I Papi di fronte alla telecamera. Da Pio XII a papa Francesco (Aracne Editrice) di Martina Luise, presentato oggi nella Sala Marconi della Radio Vaticana, con i cardinali Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, Francesco Coccopalmerio, presidente emerito del Pontificio consiglio per i Testi legislativi, il Prefetto del dicastero per la Comunicazione pontificia Paolo Ruffini e Valentina Alazraki, decana dei vaticanisti. Un parterre d'eccezione a cui va aggiunto simbolicamente un terzo cardinale, Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, che firma la prefazione del libro, nella quale, oltre a sposare in pieno la tesi di Martina Luise, fa risalire l'attenzione dei papi ai nuovi sistemi di comunicazione a Leone XIII, quasi mezzo secolo prima della nascita della tv.

“Primo -scrive infatti il cardinale Parolin - è stato Leone XIII. Il Papa autore dell’innovativa Lettera enciclica Rerum Novarum si è confrontato con le immagini in movimento già nel lontano 1896, lasciandosi riprendere dal cinematografo nei Giardini vaticani; nell’indirizzare un saluto nell’obiettivo della macchina da presa il Pontefice ha composto un gesto di benedizione, quasi un placet al nuovo mezzo e alla nascente era dei media audiovisivi. Il rapporto tra Chiesa e immagini in movimento ha preso poi formalmente avvio negli anni ’50, con il pontificato di Pio XII, incamminandosi lungo un tracciato fatto, come sempre, di slanci di fiducia e frenate di precauzione, con una particolare attenzione agli aspetti educativi”. “Si tratta di un racconto di grandi eventi e di straordinari gesti compiuti dai pontefici intessuto da passaggi di cronaca a testimonianze di esperti e di professionisti della comunicazione”.

Per il Segretario di Stato si deve, dunque, alla lungimiranza di un Papa forse troppo frettolosamente visto come conservatore e tradizionalista come Pacelli la prima importante spinta propulsiva della Chiesa e dei pontefici verso la tv. Una scelta di campo – in materia di comunicazione – che Pio XII essendo stato il pontefice a pronunziare “il primo discorso televisivo nell’aprile del 1949 alla televisione francese in occasione della Pasqua”.

Giovanni XXIII non fu da meno. E il cardinal Parolin nella prefazione al libro di Martina Luise ne ricorda uno degli episodi più popolari e commoventi del pontificato, consegnato alla storia proprio grazie alla diretta televisiva. Fu la sera dell’11 ottobre del 1962 quando Giovanni XXIII “ha pronunciato dal palazzo Apostolico il celebre 'discorso della Luna', irradiato poi nel mondo dalla televisione: «Questa sera lo spettacolo offertomi è tale da restare ancora nella mia memoria, come resterà nella vostra. [...] Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza». “Con quelle parole – commenta Parolin -, il Pontefice che per primo è uscito dal Vaticano per visitare ammalati e carcerati, proprio grazie alla televisione che ha irradiato nel mondo la semplicità e il calore di quel momento, è entrato in punta di piedi, nelle case dei fedeli e nei cuori della gente”. “Paolo VI, poi, è stato il primo ad essere raccontato dalla Tv in maniera speciale, non solo per il Concilio – che ha proseguito e concluso in linea con Giovanni XXIII – ma anche per i suoi viaggi apostolici nel mondo, inaugurati con la storica visita in Terra Santa nel gennaio del 1964”, ampiamente documentato ed irradiato nel mondo dai servizi televisivi.

 “Deciso cambio di passo nel rapporto con il mezzo televisivo è giunto di fatto – riconosce il porporato - con san Giovanni Paolo II, nel suo pontificato, dall’ottobre 1978 all’aprile 2005, una stagione in cui muta profondamente anche lo scenario mediale con l’evoluzione dei media di massa e l’esplosione di quelli digitali e della Rete. Sono anni nei quali lo stesso pontefice, consapevole della forza delle immagini, promuove la nascita e lo sviluppo del Centro Televisivo Vaticano nell’ottobre 1983, per documentare le attività del Santo Padre e della Sede apostolica, diffondendo le immagini alle televisioni di tutto il mondo, dai grandi network alle piccole stazioni. Di Giovanni Paolo II – oltre ad aver ridefinito i canoni del rapporto tra Chiesa e dispositivo televisivo – si ricorda anche l’atto di non nascondere la propria sofferenza fisica, decisione questa che marca in maniera indelebile la storia dell’audiovisivo...”.

Negli anni Duemila, infine, si registra un’ulteriore evoluzione nel rapporto tra papato e logiche del racconto Tv. Basta richiamare – ricoda ancora Parolin - gli avvenimenti tra i mesi di febbraio e marzo 2013, con l’addio di papa Benedetto XVI e l’arrivo di papa Francesco. Se il volo in aereo di papa Ratzinger alla volta di Castel Gandolfo, raccontato dal Centro Televisivo Vaticano con una suggestiva regia attraverso due elicotteri, è stato definito dal Corriere della Sera e da altre testate giornalistiche come «una grande pagina di cinema», l’elezione al soglio di Pietro di papa Francesco ha rappresentato un evento (mediaticamente) sorprendente. Papa Bergoglio ha impresso da subito un cambio di passo nel modo di essere Chiesa. Non solo nella scelta del nome, Francesco, emblema di una “Chiesa ospedale da campo” o di “Chiesa in uscita”, ma anche nel suo primo saluto. Il suo discorso dinanzi alla folla di Piazza San Pietro ha infranto codici e rigidità proprie dei rituali tradizionali, Dopo l’annuncio del card. Jean-Louis Tauran in latino, papa Bergoglio si è presentato sulla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro con la semplicità di un sorriso: «Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui …Vi ringrazio dell’accoglienza...pregate per me».

Stile che papa Francesco  non abbandonerà nel suo pontificato. “Il Centro Televisivo Vaticano – conclude il cardinale segretario di Stato - ha raccontato tutto questo con scelte registiche precise, ad esempio quella di un campo-controcampo cinematografico come dicono gli esperti, con movimenti della macchina da presa che hanno permesso di fondere i due sguardi sulla scena, quello dei fedeli in piazza verso il pontefice e quello del Papa (con un’inquadratura quasi in soggettiva, con la telecamera posizionata ad altezza spalla di papa Francesco). Così le distanze si sono annullate e soprattutto è stato instaurato, nella forma del racconto quello che è divenuto lo stile del pontefice: l’incrocio di sguardi, preludio dell’abbraccio suo personale e della Chiesa per ogni uomo e ogni donna”.

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