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Da Redipuglia ad Assisi, contro tutte le guerre

13/09/2014  Alla vigilia della visita di Papa Francesco a Redipuglia, il movimento per la pace si è incontrato ad Assisi. Il momento più intenso del meeting è stato la fiaccolata in memoria dei caduti di tutte le guerre. Un altro passo verso la Marcia per la pace del prossimo 19 ottobre.

«Nei giorni scorsi Papa Francesco ci ha invitato tutti a reagire contro la Terza guerra mondiale in corso e sabato 13 settembre, a cento anni dalla prima guerra mondiale, ha ricordato le vittime di tutte i conflitti. Con questo stesso spirito ci siamo riuniti ad Assisi per riflettere sulla gravità della situazione internazionale e rinnovare il nostro impegno concreto per la pace».

Sono le parole di Flavio Lotti, coordinatore del comitato promotore della PerugiAssisi, per spiegare il significato del seminario “Costruttori di pace” (12 e 13 settembre), al quale hanno partecipato giovani, scuole, gruppi, associazioni ed enti locali.

Il momento più intenso è stato la partecipazione alla fiaccolata in memoria delle vittime di tutte le guerre che si è svolta per le strade di Assisi, la sera del 12 settembre. La fiaccolata è stata promossa dalla Diocesi di Assisi, dalle famiglie francescane e dal Comune di Assisi con l’adesione della Tavola della pace, del Coordinamento Nazionale degli Enti locali per la pace e i diritti umani e del Comitato promotore della Marcia PerugiAssisi.

«Al centro dell’incontro», aggiunge Lotti, «ci sono le ragioni, le proposte, gli obiettivi, lo svolgimento della Marcia del 19 ottobre prossimo. Ma si è cominciato discutendo su cosa sta succedendo nel mondo e si è provato a scrivere l’agenda politica della pace. Il seminario si è concluso con la definizione del programma di attività per unire la marcia di un giorno alla marcia di tutti i giorni».

La sera della fiaccolata, Flavio Lotti ha chiuso l’evento con un intervento. Eccolo:

“Cento anni fa scoppiava la prima guerra mondiale, lasciando sul campo più di 20 milioni di morti e 21 milioni di feriti, mutilati, invalidi. Le centinaia di guerre che sono venute dopo hanno causato più di duecento milioni di morti, senza contare i cosiddetti “danni collaterali” (altri milioni e milioni di donne, uomini e bambini uccisi o dilaniati dalla fame e dalle malattie conseguenza delle stesse guerre) e l’immensa quantità di beni e risorse che sono stati distrutti e sottratti allo sviluppo dell’intera umanità.

Sono numeri spaventosi e totalmente imprecisi. Nessuno sa quante sono le vittime delle guerre. Né di ieri né di oggi. Nessuno le ha contate o le ha potute contare. La guerra è un mostro spaventoso che continua a divorare vite umane anche quando le armi hanno smesso di sparare.

I morti non sono tutti uguali. Quasi sempre noi contiamo i soldati (occidentali) ma non contiamo le altre vittime, e in particolare, ieri come oggi, non i contiamo i civili che nel frattempo sono diventati il 90% di morti di guerra.

Ma le vittime della guerra non sono numeri. Sono persone, bambini, giovani, donne e uomini di tutte le età. Ecco, la prima cosa che possiamo fare noi questa sera è cercare di dare un volto umano a ciascuna di queste persone: ai 100.000 che sono stati sepolti a Redipuglia, ai 20 milioni della prima guerra mondiale, ai 50 della seconda, ai 6 milioni della guerra in Ruanda e in Congo di 20 anni fa,ai 2200 uccisi nell’ultima guerra di Gaza.

A quelli che ci dicono che la guerra è brutta ma inevitabile, necessaria, noi rispondiamo che la guerra è un omicidio in grande e come tale va trattato. Quando pensiamo alla guerra dobbiamo pensare a questa drammatica realtà. Quando pensiamo a una delle tante spaventose guerre in corso e non capiamo da che parte stare o ci viene detto di schierarci con gli uni contro gli altri, c’è una prima cosa importante che possiamo fare: stare dalla parte delle vittime, sederci al loro fianco, metterci nei loro panni. Ovunque esse siano.

La commemorazione delle vittime di questa immensa tragedia ci deve aiutare a riscoprire il valore autentico di un bene superiore come la pace e a guardare alla realtà del mondo in cui viviamo con occhi nuovi e un nuovo atteggiamento di responsabilità. “La pace è un dono troppo prezioso che deve essere promosso e tutelato”, ha ripetuto molte volte Papa Francesco. “C’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire!”.

Cento anni fa, due soli colpi di pistola bastarono a dare inizio al secolo più violento della storia. Gli storici ci dicono che a quel tempo i governanti erano ciechi e la gente inconsapevole. Oggi la pace è nuovamente in grande pericolo anche da noi che, per 70 anni, abbiamo avuto la fortuna di non essere toccati direttamente dalla guerra. È la Terza Guerra Mondiale, ha detto nei giorni scorsi Papa Francesco. Ma noi preferiamo non vedere e rinunciamo a fare i conti con le nostre responsabilità. Questi 100 anni di guerre sono stati anche 100 anni di occasioni sprecate per dare alla pace un volto concreto.

La pace affidata a generici appelli, a un interesse occasionale, a qualche intenzione di preghiera senza assumere un fattivo impegno è vuota e inconcludente, ha sottolineato il vescovo di Gorizia preparando la sua comunità ad accogliere il Papa a Redipuglia. La pace è diritto e un bene comune che richiede di essere riconosciuto, promosso, applicato e tutelato da tutti, ciascuno secondo le proprie possibilità e responsabilità, dalle nostre città fino all’Onu.

Non è facile scrollarci di dosso l’indifferenza, l’egoismo, l’individualismo, la rassegnazione che ci hanno trascinato in questa situazione. Per questo ci dobbiamo aiutare l’un l’altro. La pace è un cammino e noi dobbiamo tornare a camminare insieme all’insegna della fraternità. Come faremo il prossimo 19 ottobre con la ventesima Marcia PerugiAssisi e un obiettivo ambizioso: chiudere l’era della Grande Guerra e dare inizio all’era della Grande Pace”.

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