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venerdì 01 luglio 2022
 
TORINO
 

Il cardinale Parolin: «Ancora tanti indietro, il Cottolengo ci indica la strada»

01/05/2022  Il 30 aprile il Segretario di Stato s'è recato nella Piccola Casa della Divina Provvidenza, a 180 anni dalla morte del fondatore, san Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842).  Lì ha presieduto una solenne concelebrazione eucaristica. Ricordando la scelta di servire gli ultimi (dai disabili di cui nessuno si occupa ai migranti) e lo stile, che richiama e attualizza «lo sguardo di Dio sull'uomo»

Sabato 30 aprile 2022, a Torino, il Segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin, inaugura una nuova Rsa. Con lui i responabili dei rami maschili e femminili della famiglia religiosa fondata da Giuseppe Benedetgto Cottolengo. Foto per gentile concessione del Cottolengo. In alto e in copertina: altri momenti della giornata. Foto dell'agenzia di stampa Ansa.
Sabato 30 aprile 2022, a Torino, il Segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin, inaugura una nuova Rsa. Con lui i responabili dei rami maschili e femminili della famiglia religiosa fondata da Giuseppe Benedetgto Cottolengo. Foto per gentile concessione del Cottolengo. In alto e in copertina: altri momenti della giornata. Foto dell'agenzia di stampa Ansa.

«Qui portate avanti un’opera evangelica: vedete Gesù nei poveri, ma allo stesso tempo i poveri vedono Gesù in voi». Con queste parole, il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha salutato i responsabili del Cottolengo, la cittadella dell’accoglienza nel cuore di Torino, che da sempre si prende cura dei malati e degli ultimi, riconoscendo la presenza di Gesù in chi si sente scartato e messo ai margini. Sabato 30 aprile, a 180 anni dalla morte del Fondatore (appunto San Giuseppe Benedetto Cottolengo, che a inizio Ottocento, in una città stravolta dalle diseguaglianze, intraprese l’opera caritativa), la comunità nata dal suo carisma ha voluto regalarsi un giorno di festa. Un momento di gioia semplice e austero, vissuto nella preghiera e nello spirito di servizio che da sempre caratterizzano la famiglia cottolenghina. A questo appuntamento il cardinale Parolin ha voluto essere presente di persona. «Sono profondamente emozionato. Vi accompagno con la mia preghiera» ha scritto, poco dopo il suo arrivo, nel libro d’oro, dopo aver sostato in preghiera davanti all’urna con le spoglie mortali del Santo.

La Piccola Casa della Divina Provvidenza (questo il nome che il Fondatore volle dare alla struttura) è oggi un organismo incredibilmente articolato, costituito da tante anime, che il segretario di Stato ha voluto conoscere e incontrare. Accompagnato dal Padre generale della Piccola Casa, don Carmine Arice, dalla Superiora generale delle Suore del Cottolengo, madre Elda Pezzutom e dal Superiore dei fratelli cottolenghini Giuseppe Visconti, il cardinale Parolin ha iniziato la sua visita dal monastero “San Giuseppe”, dove vivono le religiose dedite alla vista contemplativa: lo ha definito «il cuore» dell’opera cottolenghina. Successivamente si è spostato negli spazi dell’ospedale, una struttura di eccellenza, riconosciuta a livello internazionale per la qualità dei propri servizi, ma anche per uno stile inconfondibile, che mette al centro la persona (cominciando da chi è più fragile, più solo, più provato dalla povertà). Il cardinale Parolin ha attraversato i reparti, incontrando i dirigenti, il personale, ma anche i pazienti.

Alle 10.30, nella chiesa della Piccola Casa, il segretario di Stato ha presieduto la Messa solenne. Ha concelebrato l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia (in uno degli ultimi appuntamenti pubblici del suo mandato: infatti il prossimo 7 maggio si insedia il successore, monsignor Roberto Repole). Era presente anche un vescovo della Tanzania (in rappresentanza di un continente, quello africano, dove la famiglia cottolenghina opera da mezzo secolo). «Alla scuola del Vangelo» ha detto il cardinale Parolin durante l’omelia «il santo Cottolengo ha appreso lo sguardo di Dio sull'uomo, quello che riconosce l'incondizionata dignità di ogni persona dal suo concepimento fino al suo termine naturale; è lo sguardo di chi vede nei piccoli, negli adolescenti e nei giovani un tesoro prezioso per l'umanità e per questo ha a cuore la loro formazione umana e cristiana; è lo sguardo di chi non si gira dall'altra parte quando bussano alla porta uomini e donne che fuggono dal loro Paese a causa della violenza e della guerra; è lo sguardo di chi scorge negli anziani estremamente fragili e bisognosi di cure complesse un'esistenza sempre preziosa e per questo riserva loro l'assistenza più appropriata fino ad accoglierli nelle diverse strutture a loro dedicate per tutto il tempo necessario; è lo sguardo di chi si fa compagno di viaggio delle persone con disabilità riconoscendo la loro connaturale appartenenza al consorzio umano e si adopera per la loro inclusione nella vita sociale».

A colorare la festa erano presenti delegazioni di bambini e ragazzi provenienti da tutte le scuole del Cottolengo d’Italia. Durante la giornata, il cardinale Parolin ha anche inaugurato una nuova Rsa, grazie alla quale il numero di posti per anziani disponibili nella cittadella torinese sale a 420. Poi ha voluto incontrare personalmente i 13 profughi ucraini con disabilità che il Cottolengo accoglie dal 22 marzo: grazie alla collaborazione di un’interprete, ha dialogato con ognuno di loro.

«Memori degli insegnamenti del fondatore» ha detto il padre generale don Carmine Arice, salutando e ringraziando il Segretario di Stato per la visita, «ciò che ha sorretto il nostro cammino in questo tempo è stata la certezza dell’amore di Dio padre buono e provvidente, la Sua vicinanza e il suo giungere a noi attraverso l’impegno generoso di coloro che si sono adoperati instancabilmente a servire la Vita. E in questo tempo segnato dalla tragedia della guerra siamo anche contenti di avere con noi alcune persone con disabilità, profughi dell’Ucraina, che qui hanno trovato una casa e amici che desiderano alleviare, almeno un poco, la loro sofferenza».

 

 

 
 
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