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Credere

Da un pasto può rinascere una nuova vita

20/09/2018  È la scommessa dell’associazione Papa Giovanni XXIII con la campagna “Un pasto al giorno”: rispondere alla fame di cibo e dignità. Il 22 e 23 settembre in 800 piazze d’Italia

«Ogni minuto noi tentiamo di cancellare dalla nostra coscienza che siamo fratelli, perché ciò significherebbe sentirci responsabili per gli altri. Invece bisogna riconoscere che l’altro è me: è questo modo di vedere che sconvolge la società». La frase è di don Oreste Benzi, che 50 anni fa fondò la Comunità Papa Giovanni XXIII. Il sacerdote, morto nel 2007, viveva questa fratellanza anche a partire da quella che riteneva «una delle ingiustizie più grandi al mondo»: la fame.

La riminese Tina Bartolini, 63 anni di cui la metà passati in Africa, ricorda bene quando don Oreste avviò questa battaglia: «Era il 1985, ci venne a trovare nel centro nutrizionale che avevamo appena aperto in Zambia. Vide un’umanità senza cibo, i bambini denutriti e la fila di nonne che camminavano chilometri per far mangiare i nipoti».

Don Benzi si rese conto che per assicurare almeno un pasto quotidiano a chi soffre la fame bastavano 10 mila lire al mese. Disse che non era accettabile. «Noi», continua Tina, «eravamo increduli, ma lui ripeteva che in Italia qualcuno ci avrebbe aiutato». Nacque così “Un pasto al giorno”, che anche quest’anno, il 22 e il 23 settembre, porta in 800 piazze oltre cinquemila volontari in tutta Italia (ma anche Cile, Germania, Olanda, Spagna, Bolivia e Argentina). In cambio di un’offerta, si potrà ricevere la seconda edizione di “#iosprecozero”, un libro (stampato su carta 100% riciclata) in cui viene esplorata la sostenibilità: da ricette per il recupero del cibo a idee per il giusto utilizzo degli oggetti e delle risorse naturali; dallo spreco del tempo fino al valore che viene dato alla vita nel suo complesso.

Pier Giuseppe Bertaccini, settantatreenne di Forlì, è da un decennio che partecipa ai banchetti di “Un pasto al giorno”. «Noi saremo all’uscita del Duomo e chiederemo a tutti di porsi il problema della fame nel mondo», spiega. «Il Vangelo di Matteo al capitolo 25 è molto chiaro: non saremo giudicati sulle macchine, il successo o i comportamenti sessuali, ma sulla carità». Lui è un simpatizzante della Papa Giovanni: «Oggi sono in pensione e ho più tempo», racconta questo ex direttore di banca, «ma, anche mentre lavoravo, partecipavo alle loro iniziative. La mia specialità? Raccontare sciocchezze, faccio il comico dialettale alle feste che la Comunità organizza in parrocchia». Tra una battuta e l’altra, don Oreste gli ha anche cambiato la vita: un giorno di tanti anni fa, disse a Pier Giuseppe e alla moglie: «C’è un bambino che ha bisogno di una famiglia. Vive in un istituto». Aveva 17 mesi. Oggi, a 27 anni, è loro figlio adottivo. Nella sua vicenda c’è la grande capacità di unire spiritualità e operatività che caratterizza la Comunità Papa Giovanni. Spiega lo slogan di “Un pasto al giorno”: «Un uomo non è solo ciò che mangia. Ma un uomo che non mangia non è più neanche un uomo».

Marco Panzetti, originario di Crema ma trasferitosi in Romagna dopo il servizio civile, ha 59 anni ed è il responsabile della raccolta fondi. Spiega: «Stare all’uscita delle chiese non è una scelta strategica, ma è la volontà di essere Chiesa, cioè una famiglia spirituale, e di rendere vivo Cristo. È una chiamata ai cristiani, un prendersi insieme per mano per lottare contro la povertà». Per questo, durante la Messa, ai parroci viene chiesto di leggere un documento che accompagna l’iniziativa: 1,3 miliardi di tonnellate è la quantità di cibo smaltito come rifiuto, ne basterebbe un quarto per sfamare gli 815 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo. «Occorre  restituire al cibo il suo giusto valore», continua Panzetti, «trattandolo come un dono di cui noi abbiamo il privilegio di godere». La Papa Giovanni promuove questa consapevolezza a tutti i livelli, dalla strada all’Onu: dal 2006 siede nel Consiglio economico e sociale delle Nazioni unite come membro consultivo, facendosi portavoce dei poveri.

RESTITUIRE DIGNITÀ

Nel 2016 la Comunità ha assicurato sette milioni e mezzo di pasti in 40 Paesi del mondo. Attraverso le unità di strada, che offrono generi di prima necessità e soprattutto conforto e amicizia, fino alle Capanne di Betlemme, cioè case di accoglienza notturna in cui si vive con i senza dimora, attive a Bologna, Milano, Chieti e in altre città. E ancora: le mense di strada di Torino, Genova e Roma e le oltre 300 realtà di accoglienza sparse nello Stivale. Due i tratti comuni: la gioia di essere cristiani, cioè di non tenere solo per sé la fede e le proprietà, e l’unire l’aiuto materiale a quello spirituale.

Giulio è uno dei poveri che mangiano grazie a “Un pasto al giorno”. Ha incontrato i volontari, divenuti ora amici e familiari, della Papa Giovanni nella stazione di Bologna: «Un panino al salame, avvolto per metà in un tovagliolo di carta: la mano che me lo stava porgendo rimaneva ferma, quasi volesse convincermi non solo ad accettarlo, ma anche ad alzare gli occhi che tenevo fissi a terra». Lui era proprietario di un’azienda tessile, sposato e con figli. «Poi», racconta, «la fabbrica era fallita, avevo dovuto licenziare i dipendenti, trasferirmi con la famiglia in un appartamento minuscolo: il senso di colpa nei confronti di tutti loro mi ha fatto sprofondare in una depressione. Mi sono trovato a vivere per strada, spostandomi sempre più lontano per paura di incontrare gente conosciuta. Ho smesso di vivere e ho cominciato a trascinarmi». Giulio è stato accolto alla Capanna di Betlemme: «Posso fare la doccia, sedere a un tavolo, dormire in un letto. Col tempo ho trovato lavoro come magazziniere». Soprattutto «ho ricominciato a guardarmi allo specchio senza disprezzo, a vedere l’uomo e non più il relitto».

COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII: PERSONE CHE AIUTANO PERSONE

  

7.500.000 pasti garantiti ogni anno,
40 Paesi nel mondo,
500 realtà di accoglienza,
30 mense e centri nutrizionali,
10 Capanne di Betlemme

I DATI
3 miliardi di tonnellate
smaltite come rifiuto di cui un quarto basterebbe a sfamare chi non ha da mangiare
5 milioni in Italia si trovano in condizione di povertà assoluta
2,7 milioni in Italia hanno dovuto chiedere aiuti alimentari
54% degli sprechi alimentari in Italia si registra a livello domestico.

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