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domenica 24 gennaio 2021
 
 

Dal calcio Lega Pro alle Nazionali di ginnastica, lo sport alla prova del Covid

04/11/2020  Il presidente della Lega Pro spiega: "Vorremmo sempre giocare, ma il virus ci costringe a prevedere anche il piano B" e intanto il presidente della Federginnastica tiene a casa azzurri e azzurre dagli Europei: "In quei viaggi troppi rischi, siamo responsabili di minorenni".

Dalla Lega Pro alle Nazionali di ginnastica, passando per i nuotatori in quarantena, lo sport si divide tra voglia di andare avanti e la necessità di fare i conti con il virus che avanza. Se è vero infatti che lo sport è un lavoro, spesso ma non sempre, privilegiato, è vero che ha come tutti gli altri settori – e pure con qualche fattore di rischio maggiorato dal contatto e dalla promiscuità inevitabile in certe competizioni – la difficoltà di fare i conti con la pandemia, gestita a livello internazionale con regole disomogenee oppure con regole che non tengono conto delle differenze sensibili tra vertici e serie minori. La responsabilità di guida lo sport è grande perché a competere ci sono anche ragazzi, magari maturi atleticamente, ma minorenni, mentre attorno lavorano molte persone non tutte certo con gli stipendi “paperonici” di poche discipline professionistiche.

Nell’ultimo consiglio direttivo la Lega Pro del calcio, dove si lavora a cavallo tra dilettantismo e professionismo, ha analizzato i possibili scenari “alternativi” nel caso in cui l’avanzata del virus rendesse impossibile la prosecuzione del campionato secondo il calendario regolare del Campionato di serie C: «Vogliamo giocare», giocare ha spiegato il presidente Francesco Ghirelli, «ma siamo realisti: la pandemia ci obbliga a giocare d'anticipo, in questa situazione così complessa dobbiamo essere ancora più pronti e reattivi nel pianificare e gestire tutte le eventuali emergenze che dovessero sopraggiungere. Stiamo lavorando su varie ipotesi da sottoporre all'Assemblea di Lega e quindi al Consiglio Federale» ha dichiarato ponendo anche il problema delle difficoltà di un settore in cui lavorano tante persone: «Siamo in contatto con il Governo e con i decisori pubblici ai quali rappresentiamo non gli interessi, bensì i bisogni di un comparto come il nostro che sul territorio ha un ruolo chiave, sociale prima ancora che economico. La situazione è davvero difficile, confidiamo in misure concrete e strutturali».

Che lo sport di contatto sia un problema anche ai livelli più alti lo provano agli estremi opposti, da una parte, la coraggiosa lettera di Ettore Messina che chiede dall’alto della sua esperienza e dei suoi risultati una presa di responsabilità ai vertici della pallacanestro internazionale per una riflessione sui protocolli; dall’altra l’inchiesta della procura federale sul caso della Lazio per cui si sospetta che qualcosa sia saltato nel rispetto delle norme anticovid tra campionato e Uefa: la società ha infatti schierato in campionato nella partita intermedia alcuni giocatori costretti a saltare due turni di Coppa causa virus. Situazioni entrambe che spingono a chiedersi quale sia il costo perché lo spettacolo/sport debba e possa continuare. Chi ha deciso che non possa essere a tutti i costi è Gherardo Tecchi, presidente della Federginnastica, che «considerato il parere del medico federale Giovanna Berlutti sui rischi, ha scelto di non far partecipare le Nazionali italiane ai Campionati europei di ginnastica ritmica, in programma a Kiev, in Ucraina, dal 26 al 29 novembre, e di non mandare le squadre italiane, a Mersin, in Turchia, per gli Europei di Artistica maschile e femminile».

Il numero uno della ginnastica azzurra ha preso questa «sofferta decisione - pur nel massimo rispetto dell'European Gymnastics e delle due Federazioni ospitanti che, tra grandi difficoltà logistiche e sanitarie, hanno confermato i due eventi - nell'esclusivo interesse delle ginnaste e dei ginnasti, taluni minorenni, dei loro tecnici e accompagnatori».

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