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mercoledì 27 gennaio 2021
 
 

Bagnasco: c'è da salvare l'Italia

23/01/2012  Nella prolusione ai lavori del Consiglio episcopale permanente riflessioni sulla crisi, sull'Anno della fede e sull'impegno dei cattolici. Rassicurazioni anche sul pagamento dell'Imu.

Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo e presidente della Cei, saluta i partecipanti alla marcia della Pace organizzata dalla comunità di S.Egidio (foto Ansa).
Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo e presidente della Cei, saluta i partecipanti alla marcia della Pace organizzata dalla comunità di S.Egidio (foto Ansa).

Lo sforzo «di scorgere tutto il positivo che potenzialmente può annidarsi anche all’interno di una situazione ingrata» è stato chiesto agli italiani dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione che come di consueto ha dato avvio ai lavori del Consiglio episcopale permanente.
  Riflettendo sulla difficile situazione in cui si trova il nostro Paese, il cardinale ha affermato che «oggi c’è da salvare l’Italia e c’è da far sì, cosa non scontata, che i sacrifici che si vanno compiendo non abbiano a rivelarsi inutili. Per questo urge superare il risentimento che qua e là affiora.

Risanare e crescere: sono le due parole che guidano e impegnano ogni energia che abbia cuore e responsabilità per il nostro Paese». Ma, con lo sguardo della fede, Bagnasco ha anche sottolineato che «quando tutto vacilla, lo sguardo va a ciò che persiste e che, permanendo, diventa provocazione positiva». Di qui la sollecitazione a tutti i vescovi affinché si impegnino per preparare i fedeli all’Anno della fede, che verrà aperto da Benedetto XVI il prossimo 11 ottobre.

La questione della crisi economica ha avuto ampio spazio nella relazione, con giudizi severi. «Il capitalismo sfrenato sembra ormai dare il meglio di sé non nel risolvere i problemi, ma nel crearli», ha detto il cardinale, aggiungendo che «il dubbio è che si voglia proprio dimostrare ormai l’incompetenza dell’autorità politica rispetto ai processi economici, come se una tecnocrazia transnazionale anonima dovesse prevalere sulle forme della democrazia fino a qui conosciuta, e dove la sovranità dei cittadini è ormai usurpata dall’imperiosità del mercato».

Perciò un ruolo di responsabilità compete ai partiti politici, che «non devono fare gli spettatori, ma devono attivarsi con l’obiettivo anche di riscattarsi, preoccupati veramente solo del bene comune, quasi nell’intento di rifondarsi su pensieri lunghi e alti, lasciando per strada la lotta guerreggiata sotto mentite spoglie, la denigrazione sistematica, le polemiche esasperanti e inconcludenti». I cattolici, ha ribadito il cardinale non si sottraggono all’impegno che compete loro: «Nell’agorà odierna, il nostro laicato vuole esserci, consapevole di essere portatore di un pensiero forte e originale, cioè non conformista. Consapevole di un dovere preciso che scaturisce anche dalla propria fede e da una storia lunga e feconda nota a tutti».

Il presidente della Cei non ha poi schivato le polemiche riguardanti il pagamento dell’Imu e ha dato indicazioni precise: la Chiesa «non può e non deve coprire auto-esenzioni improprie. Evadere le tasse è peccato. Per un soggetto religioso questo è addirittura motivo di scandalo». Ed ha inoltre auspicato «un piano carceri che sia degno di un Paese della nostra tradizione giuridica e umanistica». Non è mancato un pensiero e una preghiera per le vittime della tragedia della Costa Concordia, insieme con la considerazione che «come sempre in circostanze di grave difficoltà, si sprigiona nei più un mare di dedizione, coraggio, altruismo».

Fino a giovedì i vescovi del Consiglio permanente rifletteranno, fra l’altro, anche sul tema dell’impegno educativo, sulle Linee guida per i casi di abusi sessuali compiuti da sacerdoti nei confronti di minori, sulla data e sulla sede del Convegno ecclesiale di metà decennio e sulla nuova configurazione della fondazione Migrantes.

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