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venerdì 30 ottobre 2020
 
riflessione
 

Dal Coronavirus ci salverà la fede, non le mascherine

03/03/2020  Eravamo emancipati e razionali, solidali e ambientalisti. Credevamo che il progresso potesse regalarci, se non l’immortalità, almeno una vita senza pericoli. Poi il Covid-19 ci ha fatto scoprire che siamo finiti e mortali e che la morte non è questione che si risolva con un’app

In finanza si chiamano stress test e riguardano le banche che vengono sottoposte a scenari economici sfavorevoli per capire quanto il loro capitale sarà in grado di resistere all’impatto di eventi economici negativi. Ecco, il Coronavirus, oltre a tutti i pericoli e le rogne che si porta dietro, è un’enorme, interessantissimo stress test sull’umanità. No, non quella in astratto, lieve e disincarnata. Ma noi, bipedi che ci crediamo evoluti e al minimo allarme cediamo alla paura più nera.

Sciarpe indossate a mo’ di mascherina, guanti anche quando siamo in casa, improperi all’anziano che tossisce al supermercato e subito bollato come “untore”, Amuchina venduta a 35 euro a flacone neanche fosse una bottiglia di Moet & Chandon, duelli rusticani al supermercato per accaparrarci l’ultimo pacco di pasta come se stesse scoppiando l’atomica, scene di isteria sull’aereo o sul treno perché il vicino non indossa guanti e mascherina, gente che starnutisce nei gomiti infestando di batteri la povera giacca (che chissà quando sarà portata in tintoria) anziché usare, come facevano i nostri nonni, i più igienici ed eleganti fazzoletti di stoffa, persone che tirano un sospiro di sollievo perché se il Covid-19 fa vittime, si tratta solo di anziani già malati. Ma scusate: non eravamo tutti solidali, emancipati, razionali, ambientalisti, irriducibili laudatores della scienza, magnificata come una dea in grado, se non di regalarci l’immortalità, almeno di farci vivere il più lungo possibile sani, forti e belli e al riparo da ogni pericolo e imprevisto?

Il tribunale di Milano chiuso (Ansa)

Sono bastate due goccioline di un virus dal nome bizzarro a farci regredire (anzi, forse non ci siamo mai spostati in realtà) all’homo homini lupus, a cavernicoli irragionevoli e irrazionali, guidati unicamente dall’adagio mors tua, vita mea. Ma come? Ogni estate andiamo al Festival della Scienza o della Filosofia per ascoltare il virologo di grido e chiedergli l’autografo sul suo ultimo pamphlet e poi quando quello stesso luminare ci dice che non servono le mascherine di stoffa ma solo quelle a tecnologia FFP (Facciale Filtrante), e servono solo per chi è già contagiato, ecco che ringhiamo furiosi su Facebook: «Zitto tu, servo dei poteri forti e della Cina! Ci state nascondendo qualcosa! Vogliamo la verità». Segue petizione su change.org e messaggini a raffica su WhatsApp per allertare il genere umano a non bersela così, tanto facilmente.

Noi che fino a ieri l’altro eravamo impegnatissimi nelle campagne sullo spreco alimentare, pronti ad azzannare il congiunto, l’amico o il vicino di casa che buttava il cibo nella spazzatura perché avanzato o scaduto, eccoci in pole position al supermercato armati di carrello per fare incetta di pasta, tonno, acqua, frutta e verdura e carne sapendo che di tutta quella roba non ne mangeremo neppure un terzo e il resto finirà dritto dritto nel cassonetto dell’immondizia. Con buona pace di Greta Thunberg e dei bimbi africani che muoiono di fame e per i quali a Natale abbiamo venduto i panettoncini arrabbiandoci con chi non li comprava bollato come egoista e indifferente alla lotta contro la fame e la malnutrizione.

Studenti israeliani con la mascherina (Ansa)

Noi che fino a ieri l’altro eravamo in piazza a gridare “onestà, onestà” eccoci a guidare senza patente e passare con il rosso e poi, beccati dalla polizia, pur di evitare la multa diciamo di avere il Coronavirus. È accaduto davvero, a Genova, domenica scorsa, con una donna di 59 anni che ha iniziato a fingere di avere la febbre e mal di testa. I poliziotti hanno indossato le mascherine e hanno avvisato il 118 facendo scattare la procedura sanitaria. Alla fine è stata denunciata per procurato allarme, sostituzione di persona e guida senza patente. Olé.

Noi che fino a ieri l’altro combattevamo la battaglia per l’inclusione degli anziani nel quartiere o nel condominio maledicendo i politici corrotti che «non fanno nulla per la povera gente», ecco che alla lettura del bollettino delle vittime del Coronavirus la cui età media è 83,5 anni dal profondo delle nostre quarantene tiriamo un sospirone di sollievo e più che Albert Camus citiamo Checco Zalone: «L’ottimismo lo sai dov’è? Menomale che non è a me».

Noi, sempre sensibili alla solidarietà tra colleghi, allarghiamo le braccia di fronte alla notizia che ai tre infermieri del reparto di Medicina dell’ospedale di Codogno, Fabio, Giovanna e Dana, nessuno dà il cambio dal 20 febbraio scorso e i colleghi, per timore del contagio, si sono messi in malattia pur di non sostituirli.

Noi che fino a ieri l’altro eravamo impegnati nella raccolta fondi della nostra Ong preferita per mandare medicinali e disinfettanti ai bimbi di Haiti o del Corno d’Africa, ecco che abbiamo saccheggiato gli armadietti degli ospedali racimolando più disinfettanti possibile perché dall’Esselunga erano finiti tutti.

La vita dentro la zona rossa: Gino Verani, 87 anni e sua moglie Ines Prandini, 85, nella loro casa di a San Fiorano (Lodi) nella foto scattata dal nipote, l'insegnante Marzio Toniolo (Reuters)

Siamo governati dalla paura, questa è la verità. Una paura che s’è trasformata in consapevolezza che, guarda un po’, possiamo morire e pure da un momento all’altro e che la morte, al pari degli affetti e della vita, non è questione che si risolva con una app o un touch.

Forse, abbiamo liquidato un po’ troppo frettolosamente come beghe da nonnine che non ci riguardano quell’enorme serbatoio di sapienza e razionalità che si chiama fede e che, da secoli, con la sua Weltanschauung, ha accompagnato il vivere e il morire della civiltà occidentale plasmando anche il senso di comunità. Quella fede che ci ricorda che siamo qualcosa a metà tra gli angeli e le bestie («nessuno è buono», dice Gesù nel Vangelo al tale che gli chiedeva cosa fare per avere la vita eterna) e, come ricorda la Quaresima, nient’altro che polvere. Ma polvere «amata da Dio», come ha detto papa Francesco.

Insomma, e se fosse proprio la fede, con la preghiera e il suo universo simbolico a cui per secoli hanno attinto anche i non credenti, più che le mascherine, a servirci in questa emergenza da Coronavirus?

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