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lunedì 27 giugno 2022
 
 

Dal mondo pacifista si alza il grido "no alla guerra"

14/02/2022  Dalla Comunità di Sant'Egidio arriva la richiesta di tornare a manifestare per la pace. Varie organizzazioni chiedono una de-escalation immediata della tensione alle frontiere dell'Ucraina.

La galassia dei movimenti per la pace e il disarmo fa sentire la sua voce sulla situazione in Ucraina. “Non sarebbe oggi importante tornare a manifestare per la pace, come si fece vent’anni contro la guerra in Iraq? Non sarebbe certo un’ingenuità, ma un atto di realismo da parte delle popolazioni europee”, dice Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio. L’intenzione è quella di arrivare a una mobilitazione nazionale, intanto martedì 15 febbraio alle 18,30 i giovani della Comunità organizzeranno un flashmob #nowar davanti al Pantheon, nel centro di Roma.

Dal seminario “La cura del mondo”, in corso il 14 e il 15 febbraio a Padova, organizzato dal Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” e dal Comitato Promotore della Marcia PerugiaAssisi, viene ribadito il “no alla guerra in Ucraina” e Beppe Giulietti annuncia l’adesione alla manifestazione contro la guerra proposta da Sant’Egidio.

“E’ una inaccettabile follia. La sola idea che si debba tornare ad affrontare una guerra in Europa è una autentica follia.Tutti i responsabili dell’Unione Europea e della politica internazionale sono chiamati ad agire con determinazione per impedire che la crisi dell’Ucraina sfoci in una nuova guerra che avrebbe conseguenze devastanti per tutto il mondo. Sarebbe una pericolosissima regressione storica. L’Europa dica subito una parola chiara: Mai più guerra in Europa! E agisca di conseguenza. Non c’è alcuna possibilità di difendere i diritti umani o di risolvere le crisi muovendo carri armati, soldati, navi e aerei di guerra. Questo è il tempo di dichiarare la pace e non la guerra!”, chiedono Flavio Lotti (Tavola della pace) e Marco Mascia (Centro Diritti Umani “Antonio Papisca).

“Più nello specifico”, aggiungono, “l’Unione Europea è un progetto di pace. Nessun processo di allargamento politico o militare può avvenire a spese della vita e della pace. L’Unione Europea deve affrontare alla radice tutti i problemi che da lungo tempo attraversano e colpiscono l’Ucraina e i confini orientali. L’obiettivo principale deve essere la paziente e tenace costruzione della pace e della sicurezza dall’Atlantico agli Urali anche attraverso un reale processo di disarmo”.

“Al nostro Paese innanzi tutto, a cominciare dal Ministro degli Esteri, e all’Europa tutta chiediamo di prendere iniziative urgenti e significative da una posizione di neutralità attiva, per ottenere una de-escalation immediata della tensione e avviare la ricerca di un accordo politico negoziato nel rispetto della sicurezza e dei diritti di tutte le popolazioni coinvolte, chiarendo la propria indisponibilità a sostenere avventure militari. A tutti i Paesi coinvolti diciamo: fermatevi. Deponete le armi e le minacce e trattate”, chiede la Rete Italiana Pace e Disarmo. “Non dobbiamo esagerare nel militarizzare le informazioni. Purtroppo la nostra grande stampa ha messo l’elmetto, quasi contenta di vedere i muscoli flettersi e la possibilità di intervenire. Noi non dobbiamo alimentare questo stato di confronto”, aggiunge il portavoce della Rete, Francesco Vignarca.

“Chiediamo al nostro Governo e all’Europa tutta di prendere iniziative urgenti e significative con una posizione di neutralità attiva, per ottenere una de-escalation immediata della tensione e avviare la ricerca di un accordo politico negoziato nel rispetto della sicurezza e dei diritti di tutte le popolazioni coinvolte, chiarendo la propria indisponibilità a sostenere avventure militari”, scrive in una nota Pax Christi Italia.  

Resta da vedere se questo fermento potrà sfociare in grandi iniziative come quelle organizzate a livello non solo italiano, ma mondiale, all’epoca della guerra in Iraq del 2003. “La pandemia non aiuta la mobilitazione, oggi vediamo in piazza soltanto gli studenti e i no vax”, osserva Roberto Vicaretti, giornalista di Rainews, autore insieme a Romina Perni del libro “Non c’è pace. Crisi ed evoluzione del movimento pacifista”. “In un’altra stagione”, aggiunge Vicaretti, avremmo già visto le piazze piene e una grande mobilitazione, ma oggi mancano le parole chiave di venti anni fa. Il vento di pace dell’inizio del nuovo millennio portava com sé  una visione alta del mondo che non era solo il no alla guerra, c’era una proposta per la pace che passava per una giustizia ambientale, per i  diritti civili e sociali, per tante questioni aperte che la parola pace teneva insieme come se fosse un grande ombrello. Queste mobilitazioni mancano oggi, ma sono già mancate nella fase più acuta del disastro siriano. L’unico momento per la pace e contro il conflitto in Siria che ricordiamo è stata la veglia di Papa Francesco”.

 
 
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