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mercoledì 26 gennaio 2022
 
 

Dal referendum una lezione per tutti. Greci compresi

06/07/2015  Il rispetto delle regole finanziarie non può diventare una galera economica per 11 milioni di persone. Ma per stare in gruppo bisogna rispettare le regole. Ue e Grecia lo capiranno?

L'ex ministro dell'Economia greco Varoufakis (Reuters).
L'ex ministro dell'Economia greco Varoufakis (Reuters).

E adesso? Al di là dei nuovi entusiasmi (una lezione alla Merkel) e dei vecchi pessimismi (è la fine della Ue, dell’euro e di chissà che altro), il voto dei greci nel referendum fortissimamente voluto da Tsipras cambia poco i termini del problema. Che non è mai stato solo finanziario ma anche, forse soprattutto, politico: che cosa deve fare l’Unione dei Paesi europei con una nazione che ha sperperato i fondi strutturali, ha falsificato i bilanci, ma è pur sempre dentro l’Unione? Metterla in castigo, costringerla a "compiti a casa" così duri da trasformarsi in una specie di galera economica per 11 milioni di greci, o aiutarla a cambiar strada, a modernizzarsi, investendo anche a fondo perduto sul suo sviluppo?

Dopo mesi di passione, dopo la netta vittoria del premier Tsipras e del suo “no” (61,3% dei voti) alle proposte della Ue, questo gioco dell’oca ci riporta al via: Europa della solidarietà o dei regolamenti? Dopo aver buttato mesi in retorica e dilazioni, Tsipras deve dimostrare ai greci (ma erano poi davvero interessati al referendum? L’affluenza è stata solo del 65%) di aver ottenuto qualcosa. E a questo non basterà aver scaricato il ministro Varoufakis, in un gioco fin troppo evidente di poliziotto cattivo (Varoufakis, appunto, ormai non più presentabile) e poliziotto buono (lo stesso Tsipras).

L’Europa dei banchieri e dei bilanci in ordine, a sua volta, deve scegliere: abbandonare i greci al loro destino e la Grecia alla condizione di Paese fallito o aprire le porte a una diversa filosofia dell’europeismo. Nessuno sta in gruppo facendosi beffe dell’interesse collettivo. Ma nessun gruppo scarica il più debole al primo accenno di crisi. Lo capiranno, gli uni e gli altri?

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