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domenica 23 gennaio 2022
 
 

Dall'Etiopia ad Harvard grazie a un SOS

22/07/2013  Mekidem è un ragazzo di 20 anni, 12 dei quali trascorsi tra le mura amiche del Villaggio dei bambini di Awassa: la laurea sarà uno strumento per aiutare il prossimo.

Siamo nella metà degli anni Ottanta. L'Etiopia, già vittima di una tragica instabilità politica, viene colpita da quella che verrà ricordata come una delle più gravi carestie dell'intero continente. Più di un milione di persone, stando alle stime, persero la vita a cavallo tra il 1984 e il 1985: nei mesi seguenti, con le piaghe ulteriori della siccità e delle locuste del deserto che distrussero quel poco di coltivazioni fino a quel momento risparmiate, il Paese africano arrivò sull'orlo del baratro, aggrappandosi per quanto possibile agli aiuti che alcune organizzazioni umanitarie portarono nell'area accendendo il riflettori dei media internazionali. Tra gli altri, SOS Villaggi dei bambini che proprio all'inizio degli anni Ottanta costruì ad Awassa una struttura temporanea destinata a tamponare l'emergenza e, invece, divenuta col passare del tempo un programma stabile.

Stabile al punto che oggi rappresenta uno dei fiori all'occhiello della onlus che da 50 anni è schierata dalla parte dei più vulnerabili, nella maggior parte dei casi donne e bambini: con 15 case famiglia che accolgono 152 bambini, 2 case del giovane per un totale di 24 adolescenti, 1 asilo a cui hanno accesso 40 bambini, 3 scuole (1 primaria e 2 secondarie) freqeuntate da 984 bambini e ragazzi, 1 centro di formazione professionale, 3 programmi di rafforzamento familiare, 2 centri di sviluppo sociale e 1 centro medico, ecco come una realtà etiope dimenticata può letteralmente cambiare volto. È qui, nel villaggio di Awassa, che Mekidem Tamirat ha vissuto per dodici anni. Un tempo lungo per un ragazzino che alterna la passione per lo sport a quella per la matematica in cui, peraltro, eccelle: «Sono profondamente grato a SOS Villaggi dei bambini per avermi dato l'opportunità di realizzare i miei sogni».

Già, quali sogni? L'ammissione ad Harvard per esempio, una delle più esclusive università del mondo per la quale proprio nei giorni scorsi ha ottenuto una borsa di studio permanente che gli consentirà di laurearsi entro il 2017, quando avrà 24 anni. «Credo fermamente nel motto "il successo è un viaggio, non una meta. E così, quando ho ricevuto la lettera di ammissione ad Harvard ho festeggiato con immensa gioia. Allo stesso tempo, però, mi improvvisamente reso conto di avere ora più che mai sulle spalle una grande responsabilità. L'esperienza vissuta nel Villaggio SOS, infatti, mi ha insegnato che la vita non dipende solo dal talento, ma che ci vuole tanta passione per raggiungere gli obiettivi. Mi impegnerò per cambiare la viat dei bambini delle comunità più povere e, dopo gli studi universitari, vorrei utilizzare le mie competenze e il mio tempo per migliorare la vita della mia comunità. ora tra i miei interessi ci sono i programmi sull'educazione, i bambini e i servizi rivolti alla famiglia. Per questo, sto pensando di studiare Educazione e Psicologia all'università di Harvard».

Diplomato con il massimo dei voti presso il College internazionale Hermann Gmeiner in Ghana, Mekidem ha sempre avuto ben chiaro il "quadro" della situazione che stava vivendo: la "saudade", nel suo percorso formativo, lo ha reso triste ma alla fine ce l'ha fatta. «Ho avuto la fortuna di fare anche da insegnante ai miei fratellini e sorelline più piccole. Un’esperienza meravigliosa. Questi bambini sono diventati indipendenti molto giovani e, nonostante le difficoltà, hanno saputo cogliere il frutto del loro lavoro. Quando li vedevo studiare in classe con passione, ne ero molto orgoglioso. Devo ammettere che mi mancano. Spero di ritornare al Villaggio SOS dove ho avuto l’opportunità di sviluppare il mio carattere, le emozioni, l’empatia verso gli altri e le competenze scolastiche che renderanno molti dei bambini accolti, cittadini attivi e produttivi in futuro».

 
 
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