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giovedì 21 novembre 2019
 
I risultati del test
 

Dall'Invalsi un'Italia divisa in due: ma il gap degli studenti del Sud va colmato con investimenti sulla scuola

12/07/2019  Dalla seconda primaria ai maturandi, grandi differenze di preparazione in italiano e in matematica. Ma diverso è anche il contesto in cui gli studenti vivono. Le carenze strutturali del Meridione dovrebbero essere compensate con una migliore professionalità degli insegnanti

Si grida al disastro, all’allarme nelle scuole del Sud. E a guardare i numeri dell’ultimo rapporto sui risultati delle prove Invalsi non si può non essere preoccupati. Per molti degli oltre due milioni e mezzo di alunni passati in rassegna nei diversi ordini (dalla seconda elementare fino, quest’anno, alla quinta superiore) la sufficienza in Italiano resta un miraggio: alle medie non la raggiunge il 28% degli allievi del Nord Est (nel Nord Ovest il 30%), ma si sale al 32% nel Centro, fino a punte del 40% nel Sud e del 46% nell’area Sud e Isole, dove quasi un ragazzo su due non arriva al sei. Peggio va in Matematica, con insufficienze meridionali e insulari pari al 56%, quasi sei ragazzi su dieci. Preoccupanti anche i dati dei maturati che hanno fatto i test nel mese di marzo: uno su due è insufficiente in Italiano nell’area Sud e Isole e, sempre lì, 6 su 10 lo sono in Matematica.
    Ma ci si chiede se i dati possano mai considerarsi una sorpresa, se non fossero facilmente prevedibili, quasi ovvi, almeno quanto lampante appare il gap tra Nord e Sud in termini di opportunità lavorative, opere infrastrutturali di cui servirsi, contesti sociali da vivere. Per forza di cose, sono inevitabilmente diversi anche i mondi scolastici, linguistici, matematici. E non è un’emergenza, ahimè, bensì uno stato di cose che richiede interventi di sistema. Anche scolastici. Basterebbe poco, in fondo. Magari incentivare economicamente chi è disposto per qualche anno a lavorare nelle realtà più difficili dalle quali tutti fuggono; e poi monitorare costantemente i progressi effettivi che lì vengono realizzati. 
  Perché - ed è qui il vero dramma- il Sud non è un’uniforme distesa di ignoranti. Ci sono realtà dalle quali si va via, si chiede trasferimento, ma altre molto ambite che si fa a gara per raggiungere. Ed è sempre l’Invalsi a dirlo: «Il sistema scolastico nell’Italia meridionale e insulare […] appare anche meno equo: la variabilità dei risultati tra scuole e tra classi nel primo ciclo d’istruzione è consistente e in ogni caso più alta che al nord e al centro, così come sono più alte le percentuali di alunni con status socio-economico basso che non raggiungono livelli adeguati nelle prove», si legge nel rapporto. Quindi soltanto chi può permetterselo approda nei contesti migliori. Per citare un esempio, in seconda primaria, nel Sud, la somma della variabilità tra scuole e tra classi è in Italiano del 27% e in Matematica del 39%, nel Sud e Isole del 26% e del 34% rispettivamente, percentuali sempre molto al di sopra di quelle che si registrano nell’Italia centrale e settentrionale.  
   «La qualità di un sistema d’istruzione si giudica, oltre che dalla sua efficacia, cioè dai risultati raggiunti dai suoi studenti, anche dalla sua maggiore o minore equità, intesa in generale come la capacità di ridurre le disuguaglianze di fronte all’istruzione», si scrive nel rapporto. Ed è soprattutto su questo che la scuola di oggi è chiamata a riflettere e ad agire. Ogni insegnante sa bene che le classi vivono in un ambiente, lo plasmano ma ne sono anche profondamente plasmate. L’Invalsi non è una valutazione ma una rilevazione, mettere i voti ai ragazzi è un’altra cosa: conta l’impegno, lo sforzo e il punto di partenza, non soltanto il traguardo raggiunto. Ecco perché a volte i numeri in pagella dicono cose diverse rispetto ai dati statistici. In ogni corsa il via si dà facendo disporre tutti i partecipanti sulla stessa linea. Se qualcuno comincia dal fondo è giusto che se ne tenga conto. 
   Ed è bene che si lavori dall’alto perché venga ripristinata l’equità, perché la scuola al Sud sia la migliore possibile, perché possa compensare con la professionalità riconosciuta e il maggior numero possibile di docenti altamente qualificati le gravi carenze strutturali. Altrimenti poi gareggiare, di fatto, diventa profondamente ingiusto.

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