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venerdì 19 agosto 2022
 
 

Imparare dalle ceneri di Haiti

10/01/2013  Sono passati 3 anni dal terremoto catastrofico che mise in ginocchio lo Stato caraibico provocando la morte di circa 300mila persone e costringendo a condizioni estreme altri 3 milioni

È tutto cambiato ad Haiti dalle 16:53 del 12 gennaio 2010 quando a 25 chilometri a sud della capitale Port-au-Prince la terra iniziò a tremare violentemente. I danni, materiali e non, ad oggi sono ancora incalcolabili ma intanto l'onda emotiva che aveva portato migliaia di persone a donazioni volontarie a favore della popolazione caraibica colpita dal sisma si è lentamente affievolita. Ma chi ha preso seriamente l'emergenza è rimasto, consapevole che in caso di catastrofi "il difficile", per certi versi, paradossalmente, arriva sempre "poi", quando i riflettori dei media si rivolgono altrove. ActionAid, organizzazione internazionale che si occupa di diritti umani e HIV, educazione e diritto al cibo, governo e minoranze, sempre attiva in prima linea in situazioni di emergenza, ad Haiti non ha mai voltato le spalle. E oggi, in un panorama che rimane critico, lancia qualche piccolo ma significativo segnale di speranza. Il caso che meglio descrive l'impegno di ActionAid è raccontato da Claudine Andre, del team Haiti, e interessa la piccola comunità di Philippeaux, situata nel cuore del benestante sobborgo di Pétion-Ville eppure tra le più povere di Haiti. Con piccole abitazioni di fortuna sui ripidi pendii di una collina e senza alcuna forma di drenaggio, rappresenta il tipico esempio di area soggetta a inondazioni e frane. Anche prima che il terremoto scatenasse la sua forza distruttiva, Philippeaux viveva in perenne stato di emergenza. Bastavano le torrenziali piogge stagionali a seminare morte e danni: e ogni volta, le famiglie del posto, dovevano ricominciare tutto da capo pur non avendo niente. Thelson Daniel ha 33 anni, vive da sempre su questa collina, ha due figlie e a causa di un'alluvione, qualche anno fa', ha rischiato di morire. Nell'emergenza del sisma, ActionAid sistemò la comunità locale in tende provvisorie: oltre 100 case erano letteralmente scomparse nel giro di pochi istanti. Ancora prima che delle case in muratura, la ricostruzione doveva necessariamente passare dalla messa in sicurezza della gente di Philippeaux: interventi mirati per garantire innanzitutto la sopravvivenza in caso di uragani. E così è stato fatto, attraverso la costruzione di un "burrone" artificiale verso cui far defluire le acque delle eventuali inondazioni. Costo totale dell'operazione: 90mila dollari. Durata dei lavori, due anni e mezzo, durante i quali va segnalata la collaborazione costante tra esperti di ActionAid e residenti che hanno faticato fianco a fianco per mettere a punto un funzionale sistema di canali capace di tenere sotto controllo i flussi di acqua in eccesso. Gruppi di lavoro composti da 50 elementi si sono alternati di settimana in settimana: con uno stipendio giornaliero di quasi 6 euro, si è anche innescato un circuito virtuoso che ha consentito alle famiglie, per la prima volta con un reddito fisso, di guardare al futuro con un certo ottimismo. Un ottimismo confermato dal fatto che il temuto passaggio dell'uragano Sandy non ha provocato né morti né danni. La strada è quella giusta, perché aiutare le persone a essere attrezzate di fronte alle calamità naturali è il miglior investimento che il Governo haitiano può fare per la propria gente.

 
 
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