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mercoledì 29 maggio 2024
 
 

Damiani, il bello di vivere

10/12/2010  Tra i maggiori poeti viventi, è da poco uscito con la raccolta "Poesie", dove usa la lingua di tutti i giorni per svelare il meraviglioso nascosto nelle cose vicine e quotidiane.

Claudio Damiani è tra i maggiori poeti italiani viventi. Usa la lingua di tutti i giorni per restituire a ognuno il piacere di capire. Come l’invito che conclude il suo volume Poesie (Fazi): «Guardiamo quello che ci sta vicino, / lasciamoci ferire dalla sua bellezza / e nella sua sapienza riposiamo il cuore».

– Damiani, la poesia interessa la gente?
«Ermetismo e avanguardia hanno allontanato il pubblico, e nel secondo ’900 si sono inariditi i pozzi, avvelenati anche dall’ideologia. Ma se la parola dice solo quello che vede e non inventa niente, se la parola è necessaria e “destinata”, allora emoziona, incanta e insegna. Allora è qualcosa di essenziale all’uomo e il pubblico si riforma».

– Al centro dei suoi componimenti ci sono la famiglia, la scuola, i lavori più comuni...
«Il meraviglioso è ovunque, ma è nelle cose vicine – in quelle che crediamo di conoscere perché sono sempre davanti a noi – che si manifesta in tutta la sua potenza. Il “vicino” è poi l’area della nostra massima responsabilità, dove ci relazioniamo. Per questo Confucio diceva ai politici: prima governa la famiglia, e poi lo Stato».

– Nei suoi versi c’è una natura sobria e serena. Forse troppo distante da noi? «Distanziarci dalla natura ci mette in guerra, in ansia. La natura sempre ci pacifica, non perché lei sia pacifica, ma perché noi siamo in lei come il feto nella madre».

 
 
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