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Daniza, storia di un’orsa “problematica”

15/10/2014  Da quando è stata introdotta in Trentino dalla Slovenia, l’orsa morta a inizio settembre è stata tra gli esemplari più dannosi per allevamenti e popolazioni locali e ha costretto le squadre d’emergenza a intervenire 26 volte. Prima dell’episodio fatale, era già stata sedata tre volte negli anni scorsi.

Il rilascio di Daniza, nel 2000 (Foto di copertina di C. Frapporti).
Il rilascio di Daniza, nel 2000 (Foto di copertina di C. Frapporti).

Affibbiare a un animale selvatico intenti criminali è ovviamente fuori luogo. Solo l’istinto e l’indole lo guidano. Ma a leggere i dati che riguardano l’orsa Daniza si capisce meglio perché, in base ai protocolli internazionali, è stata inserita tra gli esemplari cosiddetti “problematici”: nella classifica degli orsi più dannosi dell’arco alpino, Daniza, introdotta in Trentino dalla Slovenia quando aveva 5 anni, si colloca al 4° posto nel 2009 e 2010 e al primo posto in assoluto due anni più tardi (aveva causato il 29% dei danni in cui è stato possibile identificato il plantigrado responsabile).

Danni prodotti soprattutto vicino alle abitazioni di numerosi centri abitati (il primo, in ordine di tempo, il 20 settembre 2000, quando Daniza si era spinta all’interno del paese di Riva del Garda, notata dai clienti di un ristorante). «Al di là del discorso quantitativo vi è stato un aspetto qualitativo, connesso alla potenziale pericolosità del soggetto, che ha determinato la necessità di un monitoraggio intensivo e di ripetuti interventi di dissuasione», spiega Claudio Groff, del servizio Foreste e fauna della Provincia di Trento.

Attività che si è tradotta nella cattura in tre occasioni (2007, 2011 e 2013) durante le quali all’orsa sono stati installati, dopo averla sedata, radiocollari e strumenti di controllo. Su Daniza si sono contate 26 uscite della squadra di emergenza, cinque delle quali con intervento diretto sull’orso, utilizzando proiettili di gomma, cani, luci e rumore. «Quell’orsa era dunque monitorata dal 2007 in modo intensivo», prosegue Groff, «in ragione del suo carattere maggiormente confidente nei confronti dell’uomo, che l’ha portata in vari casi a compiere dei danni vicino ad abitazioni, nonché in relazione all’elevato livello di problematicità manifestato nel tempo”.

Daniza nel 2013 (Foto di M. Vettorazzi).
Daniza nel 2013 (Foto di M. Vettorazzi).

Doveva essere trasferita in un'area protetta

Numeri e dati che permettono di contestualizzare meglio l’ordinanza seguita all’aggressione di un cercatore di funghi il giorno di Ferragosto: l’uomo, avvistando l’animale a pochi metri, mentre dormiva con i suoi cuccioli, ha tentato di avvicinarsi. Mossa incauta che gli è costata una profonda ferita sotto il ginocchio destro, oltre a ferite meno gravi sui glutei e sulla mano destra.

L'ordinanza prevedeva la cattura e il successivo trasferimento nella riserva protetta del Casteller a pochi chilometri da Trento. Un’area faunistica istituita 8 anni fa proprio per contenere gli orsi di provenienza selvatica che però creavano eccessivi problemi alle popolazioni locali. «Ha un’ampiezza di 10 mila metri quadri ed è forestata», spiega Groff. «L’orso può quindi vivere in un territorio che non sarà mai pari a quello che occupava quando era libero ma che gli garantisce condizioni abbastanza buone».

Emanuele Isonio e Martina Valentini

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